TOTTA e DYLAN

Cocktail-tower

Nel 1973 leggevo su il corriere dei costruttori (n. 21 del 28 maggio) un articolo dal titolo “Si progettano città galleggianti e appartamenti mobili” riguardante l’inchiesta di come saranno le città del XXI secolo.
Tengo a precisare che l’argomento mi destò allora un tale interesse tanto che lo trattai nella mia recensione della mostra personale unità spaziali tenuta nel 1988 (vedi produzione artistica 1984/1994).
Artisticamente ricercavo nella cultura architettonica le nuove ed impreviste necessità, le nuove spinte e le nuove dimensioni che conducevano gli architetti a concepire differenti strutture da realizzare in differenti ambienti, per andare incontro alle accresciute e diverse esigenze dell’uomo che progrediva.

L’articolo evidenziava l’opera di un architetto giapponese Kisho Kurokawa con la sua “cocktail-tower” che nell’intervista affermava:

“Si dovrà affrontare il problema della mobilità perché col rapido progresso tecnologico, l’uomo è troppo spesso costretto a condurre una vita diversa da quella cui aspirerebbe. Bisogna perciò che l’uomo riacquisti il controllo della tecnologia e se ne serva per arricchire la propria esistenza. L’edificio che ho battezzato “cocktail-tower” è interamente costruito con unità prefabbricate come anche gli elementi che ne compongono l’arredamento.
Finora venivano prefabbricate soltanto delle case intere, dei modelli standard, senza tenere in considerazione le particolari esigenze di ciascuna famiglia; cosicché chi vi andava ad abitare doveva adattarsi a quanto stabilito dal costruttore o dall’architetto. Con questo nuovo sistema, visto che vengono prefabbricate le singole stanze, i differenti ambienti, ogni famiglia può organizzarsi un appartamento che sia rispondente alle sue necessità. E’ importante rammentare che bisogna adattare l’ambiente ai mutamenti della vita dell’uomo e non viceversa”.

“Non va dimenticato poi il fatto – dice ancora Kurokawa – che è ormai tramontata l’epoca in cui un uomo viveva relegato nella stessa comunità. Oggi si abita in una zona, si va a studiare in un’altra, si lavora in un terzo luogo, si frequentano amici che vivono in un ambiente estraneo agli altri tre. Questo è un fenomeno nuovo e un giorno ciascuno di noi dovrà poter disporre di case diverse, situate in luoghi diversi.
Ecco il concetto delle mie “towers”; quando ve ne sarà la necessità, ciascuno di questi cubi potrà essere smontato dalla intelaiatura cui è stato avvitato e rimontato su un’altra intelaiatura o palazzo, là dove il suo proprietario andrà ad abitare. Sarà una vita molto più movimentata e ricca di esperienze. D’altra parte, questo concetto di mobilità di ciascuno, negli anni a venire, sarà un elemento comune della vita di allora a cui pochi si potranno sottrarre.
L’homo movens, questo sarà l’individuo del XXI secolo”.

Questo ieri.

Oggi leggo su SPECCHIO+ (n. 574 di settembre) una cover story, a firma di Joseph Grima e di seguito riportata, dal titolo “Capitali d’oriente”, un viaggio nelle contraddizioni urbanistiche dell’Asia, fra orrori e capolavori, dove si parla anche di Tokyo.

Home Delivery, una mostra sull'architettura prefabbricata di recente inaugurata al MoMa di New York, ha risvegliato nostalgici ricordi di anni in cui sembrava non tanto possibile quanto inevitabile che la tecnologia e l'industrializzazione avrebbero trasformato in meglio l'architettura, le città e di conseguenza la vita quotidiana.

Nel Giappone dei primi anni Settanta il sogno sembra essere a portata di mano: l'Expo 1970 a Osaka offrì a una nuova generazione di giovani architetti giapponesi l'opportunità di realizzare una serie di opere altamente sperimentali, molte basate sulle nuovissime tecniche di prefabbricazione.

Un paio di anni dopo, nel 1972, l'architetto Kisho Kurokawa (1934-2007) progetta a Tokyo un edificio prefabbricato che avrebbe cambiato la storia dell'architettura nipponica: la Nakagin Capsule Tower è il primo “capsule hotel”, una tipologia d'albergo di microstanze ormai onnipresente nei densissimi centri urbani giapponesi. Non solo offre un nuovo modo - effimero e transitorio - di abitare a basso costo la città: dimostra che la prefabbricazione non equivale necessariamente a monotona ripetizione, ma può essere utilizzata in maniera ingegnosa per introdurre una rivoluzione industriale nella costruzione degli edifici senza sacrificarne il valore architettonico. Sembrava l’alba di una nuova era.

Trentacinque anni dopo, la Nakagin Tower rischia la demolizione. Al momento della sua costruzione era una delle torri più alte del quartiere Ginza, ma oggi è sovrastata su tre lati da altri grattacieli, e il valore del terreno su cui poggia è cresciuto a livello quasi inestimabile. Da agente di densificazione, la Nakagin Tower si è trasformata, paragonata ai lotti che la circondano, in un “buco nero” a bassa densità: nonostante gli appelli della comunità architettonica internazionale, sembra che il suo valore storico non basterà a salvarlo. Neanche la recente morte di Kurokawa, il suo autore, è servita a smuovere gli immobiliaristi che vorrebbero vederla rimpiazzata da un grattacielo.

E del segno dell'architettura industralizzata che ne è? Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, oggi in Giappone la prefabbricazione è più diffusa che mai, ma sotto una veste inaspettata. Grandi “produttori edilizi” - l'equivalente in ambito residenziale delle case automobilistiche - producono oggi in fabbrica e vendono da cataloghi una percentuale assai consistente delle case monofamiliari di nuova generazione. Sono edifici anonimi, indistinguibili dagli altri che li circondano, ma effettivamente più economici. Soddisfano l'esigenza giapponese di abitazioni usa e getta (la vita media di una casa è di soli vent'anni, dopodichè viene demolita e ricostruita). Hanno nomi che ricordano le sigle delle automobili giapponesi: Espacio GX, Sincè Cada, Raison-G II. Per quanto il sogno dell'Expo 1970 sia rimasto irrealizzato, l'urbanistica e l'architettura giapponesi rimangono epicentri di innovazione, e non solo per le opere dei progettisti di fama internazionale.

Non è da demolire.

La Nakagin Tower è un caposaldo dell’architettura contemporanea e pertanto è da salvaguardare.

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