TOTTA e DYLAN

Kimiko Yoshida

The Green Tea Bride. Self-portrait, 2006

Kimiko Yoshida è nata a Tokyo nel 1963 e risiede a Parigi.

Volti con contorni che sconfinano nello sfondo, dissolvendosi. Sfumature diverse e fortemente simboliche, ottenute tutte sul set senza uso di filtri né di computer. Inoltre il formato quadrato, ottenuto scattando con Hasselblad 6x6, è poi voluto perché simbolo, secondo il pensiero zen, di stabilità.

Insieme ad un approccio minimalista, la monocromaticità è uno degli aspetti tipici del suo stile.
Per ottenere questo effetto, c’è grande attenzione alla scelta del trucco, dell’accessorio o abito, e del colore dello sfondo. Kimiko Yoshida ha appreso questa abilità lavorando per la moda, ma in parte essa risale ad un istinto atavico, proprio della cultura giapponese ed in particolare delle donne giapponesi. Il trucco delle gheishe è certo una forma di abbellimento ma è molto diverso da come lo concepiamo noi oggi: esso non viene utilizzato per esaltare la bellezza particolare di un volto ma per uniformarlo all’idea della bellezza femminile.

L’illuminazione è uniforme, priva di contrasti ed ombre. Su questo set quasi asettico l’artista mette in scena un sottile ma percettibile gioco psicologico, che diviene più evidente guardando l’insieme delle sue opere. Il tema della maschera viene reinterpretato senza narcisismo e quello della ricerca dell’io senza dramma.
“Non c’è ricerca di identità nel mio lavoro. Io so che l’identità non esiste, ci sono solo infiniti livelli di me. Se io li tiro via, come la buccia di una cipolla, non ci sarà niente sotto”.
Con queste affermazioni Kimiko Yoshida dissimula ogni dubbio che sorga riguardo al narcisismo, che spesso accompagna la pratica artistica dell’autoritratto.

The Amaterasu Bride. Self-portrait, 2005

The Yemeni Bride, Sanaa, early XX th Century. Self-portrait, 2005

The Kamba Bride, Kenya. Self-portrait, 2003

Absence (detail), Tribute to Yves Klein. Self-portrait, 2007 (detail of a series of 4 photographs “BSNC”)

Certo è che le sue immagini piacciono, interessano la critica, recuperano un passato lontano, temi iscritti nell’essere umano come il desiderio e la morte, e li propongono con un linguaggio innovativo molto personale e intimo, quasi lirico.

Immagini e notizie tratte da: Newsletter - fotografia.it / Rosanna Checchi

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