TOTTA e DYLAN

Geronimo, onorato a 100 anni dalla morte

La camera dei Rappresentanti USA ha reso omaggio alla memoria di Geronimo, il leggendario capo degli Apache, in occasione dei 100 anni dalla morte.

In una risoluzione si afferma che il centesimo anniversario “deve offrire un'opportunità di riflessione e l'avvio di una riconciliazione con il popolo Apache”.
Il più famoso capo indiano del XIX secolo trascorse gli ultimi 20 anni della sua vita in carcere a Fort Sill, Oklahoma, dove morì nel 1909 all'età di 90 anni. Fu nel periodo della reclusione che il grande capo indiano raccontò le memorie personali e quelle del popolo Apache, che permettono di ricostruire e ricordare un importante pezzo di storia.
Per la pubblicazione dell'autobiografia fu necessaria l'autorizzazione personale dell'allora presidente in carica Theodore Roosevelt.

Geronimo nacque con il nome di Goyathlay nel 1829, vicino alle sorgenti del fiume Gila, Arizona. Furono i messicani a conferirgli il soprannome di Hieronymus (Geronimo), ma i soldati statunitensi lo conoscevano anche con il nome di Victorio Old Vic e Old Jerome. Trascorse una gioventù spensierata con i fratelli, lavorando le fertili terre che abitavano gli Apache Bedonkohe che all'epoca avevano pochi contatti con i bianchi.

Si sposò all'età di 17 anni ed ebbe 3 figli. Divenne membro del consiglio dei guerrieri.

Nel 1858 avvenne però il fatto che cambiò la vita di Geronimo: mentre prese parte ad una spedizione per affari sul confine con il Messico, il campo fu duramente attaccato da 400 soldati messicani, guidati da Josè Maria Carrasco, che uccisero donne e bambini senza pietà.
La moglie Alope, i loro 3 figli e la madre di Geronimo morirono nel massacro.

Geronimo, condottiero nativo americano

L'evento trasformò radicalmente il pacifico uomo che, assetato di vendetta, coinvolse la sua tribù in una sanguinosa guerra contro gli assassini della sua famiglia. La forza che sostenne Geronimo durante l'aspra battaglia nella città di Arispe, gli valse la nomina di capo e il suo nome cominciò a divenire molto noto. Durante la guerra di secessione gli indiani furono vittime di razzie e gli Apache continuarono la loro lotta contro americani e messicani. Catturato con l'inganno poiché gli americani gli fecero credere di voler trattare con lui, fu catturato nel 1877 e rimase in prigione per 4 mesi. Dopo un periodo di esilio volontario in Messico, il popolo Apache ritornò nel 1882 negli Stati Uniti dove ricominciarono le aspre battaglie contro l'esercito americano e contro i messicani.

Stanchi di combattere e fiduciosi nelle capacità diplomatiche di Geronimo, gli Apache accettarono di vivere in varie riserve tra la Florida e l'Oklahoma, formalmente come prigionieri di guerra.
Le famiglie furono divise dai guerrieri, nonostante fu promesso il contrario, con grande nostalgia delle loro terre originarie nel sud-ovest, Geronimo rivolse quindi una petizione al presidente Theodore Roosevelt dichiarandosi disposto ad: “imparare a condurre una vita simile a quella dei bianchi e rispettando le leggi degli Stati Uniti, paese che ci appartiene per diritto divino” vivendo e coltivando la terra natale “che l'Onnipotente ha creato per gli Apache”.

A Fort Sill Geronimo diventò un pacifico contadino e grande attrazione per i visitatori incantati dai racconti delle imprese eroiche del capo indiano.

Il 17 febbraio 1909 morì in una piccola capanna vicino all'ospedale di Fort Sill per una forte polmonite che prese poco prima durante una cavalcata.
Poco prima di morire, fece mettere il basto e imbrigliare il suo cavallo. Alla sua morte il cavallo fu ucciso.
Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero apache a Cache Creek e la sua tomba è sormontata da un'aquila.

Notizie tratte da: peacereporter / Giacomo Corticelli

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