TOTTA e DYLAN
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Dana Lone Hill e razzismo...


Dana Lone Hill è un membro iscritto della tribù dei Lakota Oglala Sioux, nata e cresciuta nella riserva di Pine Ridge. Lavora part-time come operaia, è una scrittrice freelance, infatti sarà di prossima pubblicazione il suo primo romanzo, e collabora con il quotidiano britannico “theguardian”. Attualmente vive nella città di Sioux Falls, con la figlia.



”Faccio male a voler bene alla mia gente?
È colpa mia se la mia pelle è rossa?
Perché sono un Lakota?
Perché sono nato dove mio padre viveva?
Perché morirei per la mia gente e il mio paese?”.

Ta-Tanka I-Yotank (1831-1890)
(Toro Seduto)
Hunkpapa Lakota

L'universo degli Indiani d'America

Il CeSMAP - Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica, Museo Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo ha organizzato dal 3 dicembre 2011 al 30 settembre 2012 una importante mostra dal titolo:

L’UNIVERSO DEGLI INDIANI D’AMERICA
COSMOLOGIA, VITA QUOTIDIANA E SOPRAVVIVENZA
 DEI POPOLI DELLE GRANDI PIANURE


Le sedi espositive in Pinerolo:

CeSMAP - Chiesa di S. Agostino
Il mondo spirituale e materiale, la cultura tradizionale degli Indiani delle Grandi Pianure nordamericane.

Museo Storico nazionale dell'Arma di Cavalleria
Le “Guerre Indiane” - Lo scontro della Cavalleria degli Stati Uniti con i Nativi d'America - Le armi tradizionali indiane e l'armamento militare.

Biblioteca Civica “Alliaudi”
Gli Indiani del Nord America visti attraverso la letteratura, Emilio Salgari, Buffalo Bill in Italia, i fumetti, le figurine, i soldatini, le monete, i francobolli ed i film.

Genocidio dei Nativi Americani

Volentieri pubblico il comunicato inoltrato dagli anziani di varie nazioni indigene del Canada, contribuendo così ad una maggiore diffusione di questo importante argomento.
Argomento questo, e lo penso profondamente, che non avrà conclusioni colme di sincerità e verità.
Pertanto, ringrazio Alessandro Profeti - Nativi Americani.it - per la sua attenta e minuziosa informazione, permettendomi di pubblicare a riguardo anche le sue note di redazione, specifiche e persuasive.

25 aprile 2009, territorio della Nazione dei Squamish, costa ovest del Canada.

Al popolo italiano, da parte degli anziani rappresentanti di varie nazioni indigene del Canada.

Cari amici, Vi salutiamo molto calorosamente e vi chiediamo di prestare attenzione a questo messaggio e di prenderlo a cuore, perché tramite esso comunichiamo a nome di decine di migliaia di nostri parenti e bambini piccoli morti, uccisi nelle scuole residenziali gestite dalla Chiesa Cattolica Romana in Canada.
Tra il 1890 e il 1996, più di 50.000 bambini indigeni sono morti nelle scuole residenziali per nativi americani in tutto il Canada, principalmente dalla Chiesa cattolica Romana, che fondarono e gestirono più dei due terzi di queste scuole.
Molti bambini sono morti perché bastonati o torturati, deliberatamente esposti a malattie gravi e non curati, oppure trascurati quando stavano male e altri maltrattamenti con premeditazione.

Nessuno è mai stato processato per la morte di questi bambini, e la Chiesa cattolica si rifiuta di rivelare dove questi bambini siano stati sepolti e come sono morti. Questa settimana, il 29 aprile Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, farà le sue "scuse" per il grave danno che è stato causato nelle scuole residenziali per nativi americani.
Noi non accettiamo queste scuse, perché non si può chiedere scusa per il genocidio e gli omicidi di massa, così come non si può risolvere tutto solo con le parole. Chiediamo invece al Papa di prendersi tutta la responsabilità per gli atti criminali compiuti dalla sua Chiesa per secoli nei confronti del nostro popolo, e chiediamo che accetti le nostre seguenti richieste, per dimostrare che il suo rimorso per le azioni della sua Chiesa nelle scuole residenziali indiane in Canada è reale:

Identificare il posto dove sono sepolti i bambini morti in queste scuole cattoliche, e ordinare che i loro resti vengano restituiti ai loro familiari per una degna sepoltura.

Identificare consegnare le persone responsabili per queste morti.

Divulgare tutte le prove riguardanti questi decessi e i crimini connessi nelle scuole residenziali, consentendo il pubblico accesso agli archivi del Vaticano ed altri registri delle altre Chiese coinvolte.

Revocare le bolle pontificie "ROMANUS PONTIFEX" (1455) e "INTER CATERA" (1493), e tutte le altre leggi che sanzionarono la conquista e la distruzione dei popoli indigeni non-cristiani del nuovo Mondo.

Revocare la politica del Vaticano, in parte formulata dall’attuale Papa, che richiede che vescovi e preti tengano segrete le prove degli abusi subiti dai bambini indigeni nelle loro chiese invitando le vittime al silenzio.

Venire in Canada di persona per visitare i quartieri più poveri, dove abitano i sopravissuti delle scuole residenziali, e chiedere perdono a queste persone per il genocidio e per la politica messa in atto dalla sua Chiesa nei loro confronti, e giurare pubblicamente che tali azioni e politiche non si ripeteranno mai più.

E infine, presentarsi davanti al Tribunale Internazionale sui Crimini di Guerra e sul Genocidio in Canada per rispondere alle accuse che lui e la sua Chiesa sono responsabili per la distruzione e la morte di milioni di Nativi Americani.

Noi crediamo che queste richieste nei confronti del Papa, Joseph Ratzinger, sono giuste ed eque, e sono quelle che devono essere fatte se vogliamo che la giustizia venga fatta e che Dio sia onorato. Nel fare queste richieste, ci dissociamo pubblicamente dal cosiddetto leader dei nativi americani canadesi, "Capo" Phil Fontaine, che apparirà insieme al Papa come destinatario delle sue "scuse." Il Signor Fontaine non rappresenta i Nativi Americani in Canada, ma lavora invece per il governo canadese. Non ha mai consultato i nostri anziani, o altri rappresentanti indigeni, prima di partire per Roma.
Chiediamo al popolo italiano di fare pressione sul Papa e sulla Chiesa Cattolica per far si che accettino le nostre richieste.

Vi chiediamo anche di informarvi sul genocidio canadese tramite il sito web menzionato qui sotto, e di contattare la nostra associazione, "The Friends and Relatives of the Disappeared" - "Amici e parenti degli scomparsi".
I nostri rappresentanti verranno in Italia a settembre-ottobre 2009.

Vi salutiamo nello spirito di verità e fratellanza.

Dodici anziani del Consiglio che rappresentano le nazioni Cree, Squamish, Haida, Metis ed Anishinabe.

Elder Jeremiah Jourdain
Chief Louis Daniels (Whispers Wind)
Portavoci del Consiglio
Contact: Friends and Relatives of the Disappeared
c/o Eagle Strong Voice (Kevin Annett)
260 Kennedy St.
Nanaimo, B.C. Canada V9R 2H8
ph: 250-753-3345
e-mail:
hiddenfromhistory@yahoo.ca

website:
www.hiddenfromhistory.org


Questo comunicato ufficiale, inviato da Kevin Annett e inoltrato a noi da Vittorio Delle Fratte, tradotto da C. Boyle, ci impone il massimo impegno nella sua diffusione.
Al momento non è ancora visibile sul sito www.hiddenfromhistory.org, e probabilmente lo sarà solo al momento delle "scuse" papali previste per domani. Noi lo pubblichiamo oggi, e ci impegneremo in tal senso, come sapete collaboriamo e supportiamo il lavoro di Kevin Annett, diffondiamo le verità storiche sulle scuole residenziali canadesi e le boarding school da molto tempo, e siamo in prima fila nel chiedere al Papa di ammettere pubblicamente le colpe della chiesa cattolica romana nei crimini commessi in queste scuole, ma certamente di farlo in modo sincero; non possiamo, al momento, conoscere le reali intenzioni delle scuse che saranno fatte domani dal Papa alla presenza di Phil Fontaine, né se quest’ultimo sia davvero mosso da sinceri intenti o lavori davvero per il governo, certo ci chiediamo come mai non sia il Papa ad andare dai Nativi Americani per porgere scusa ma sia un loro (unico?) "rappresentante" a muoversi per venire in Italia.
Ci permettiamo di avere dei dubbi sulla sincerità delle scuse che saranno presentate domani, perché anche noi pensiamo, come gli anziani Nativi canadesi, che ad esse debbano seguire altre azioni ben più concrete, a cominciare dal dire TUTTA la verità. E a far sì che i funzionari cattolici responsabili di questi crimini paghino il loro debito con la giustizia. Siamo convinti che questo non avverrà, quindi, per favore, unitevi a noi nel far pressione affinché tutto non finisca con delle scuse di facciata, diffondete questo comunicato e gli altri che potranno venire!
(Alessandro Profeti - 28 aprile 2009)

Link utili tratti da: nativiamericani.it
Ecco dov’era la Chiesa Cattolica…
Auschwitz in Canada e U.S.A.
Chief Louis Daniels chiede giustizia!
Assimilazione o annientamento?
“Unrepentant…”, versione sottotitoli in italiano
“Unrepentant…”, versione italiana su Arcoiris.tv
Stop al silenzio sui crimini della Chiesa cattolica nel Genocidio dei Nativi Americani - Campagna informativa

Geronimo, onorato a 100 anni dalla morte

La camera dei Rappresentanti USA ha reso omaggio alla memoria di Geronimo, il leggendario capo degli Apache, in occasione dei 100 anni dalla morte.

In una risoluzione si afferma che il centesimo anniversario “deve offrire un'opportunità di riflessione e l'avvio di una riconciliazione con il popolo Apache”.
Il più famoso capo indiano del XIX secolo trascorse gli ultimi 20 anni della sua vita in carcere a Fort Sill, Oklahoma, dove morì nel 1909 all'età di 90 anni. Fu nel periodo della reclusione che il grande capo indiano raccontò le memorie personali e quelle del popolo Apache, che permettono di ricostruire e ricordare un importante pezzo di storia.
Per la pubblicazione dell'autobiografia fu necessaria l'autorizzazione personale dell'allora presidente in carica Theodore Roosevelt.

Geronimo nacque con il nome di Goyathlay nel 1829, vicino alle sorgenti del fiume Gila, Arizona. Furono i messicani a conferirgli il soprannome di Hieronymus (Geronimo), ma i soldati statunitensi lo conoscevano anche con il nome di Victorio Old Vic e Old Jerome. Trascorse una gioventù spensierata con i fratelli, lavorando le fertili terre che abitavano gli Apache Bedonkohe che all'epoca avevano pochi contatti con i bianchi.

Si sposò all'età di 17 anni ed ebbe 3 figli. Divenne membro del consiglio dei guerrieri.

Nel 1858 avvenne però il fatto che cambiò la vita di Geronimo: mentre prese parte ad una spedizione per affari sul confine con il Messico, il campo fu duramente attaccato da 400 soldati messicani, guidati da Josè Maria Carrasco, che uccisero donne e bambini senza pietà.
La moglie Alope, i loro 3 figli e la madre di Geronimo morirono nel massacro.

Geronimo, condottiero nativo americano

L'evento trasformò radicalmente il pacifico uomo che, assetato di vendetta, coinvolse la sua tribù in una sanguinosa guerra contro gli assassini della sua famiglia. La forza che sostenne Geronimo durante l'aspra battaglia nella città di Arispe, gli valse la nomina di capo e il suo nome cominciò a divenire molto noto. Durante la guerra di secessione gli indiani furono vittime di razzie e gli Apache continuarono la loro lotta contro americani e messicani. Catturato con l'inganno poiché gli americani gli fecero credere di voler trattare con lui, fu catturato nel 1877 e rimase in prigione per 4 mesi. Dopo un periodo di esilio volontario in Messico, il popolo Apache ritornò nel 1882 negli Stati Uniti dove ricominciarono le aspre battaglie contro l'esercito americano e contro i messicani.

Stanchi di combattere e fiduciosi nelle capacità diplomatiche di Geronimo, gli Apache accettarono di vivere in varie riserve tra la Florida e l'Oklahoma, formalmente come prigionieri di guerra.
Le famiglie furono divise dai guerrieri, nonostante fu promesso il contrario, con grande nostalgia delle loro terre originarie nel sud-ovest, Geronimo rivolse quindi una petizione al presidente Theodore Roosevelt dichiarandosi disposto ad: “imparare a condurre una vita simile a quella dei bianchi e rispettando le leggi degli Stati Uniti, paese che ci appartiene per diritto divino” vivendo e coltivando la terra natale “che l'Onnipotente ha creato per gli Apache”.

A Fort Sill Geronimo diventò un pacifico contadino e grande attrazione per i visitatori incantati dai racconti delle imprese eroiche del capo indiano.

Il 17 febbraio 1909 morì in una piccola capanna vicino all'ospedale di Fort Sill per una forte polmonite che prese poco prima durante una cavalcata.
Poco prima di morire, fece mettere il basto e imbrigliare il suo cavallo. Alla sua morte il cavallo fu ucciso.
Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero apache a Cache Creek e la sua tomba è sormontata da un'aquila.

Notizie tratte da: peacereporter / Giacomo Corticelli

Quando l'albero della neve fiorì di stelle rosse

Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè.

Testimone di quella mentalità degli anni Sessanta e Settanta ha cantato, con una poesia ribelle, per lo più storie di emarginati… trasmettendoci grandi emozioni.

Fra queste è Fiume Sand Creek dedicata ai Nativi Americani.

Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anniocchi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio di un temporale


c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio e nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'eran solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si sono presi i nostri cuori sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio di un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek


Nell'estate del 1864 il governo degli Stati Uniti d’America ordinò che tutte le tribù si radunassero in uno stesso luogo, presso un forte dell'esercito, Fort Lyon, nel Colorado.
Gli Cheyenne non ubbidirono.
Perciò il colonnello John Milton Chivington organizzò il terzo Reggimento dei volontari del Colorado, uomini della peggior specie reclutati per cento giorni soltanto, col compito di massacrare quanti più Nativi possibile, rifacendosi ad un proclama del 1854 del governatore di quello Stato, John Evans, che esortava la popolazione a cacciare ed eliminare il numero maggiore di Nativi.
Il 29 novembre 1864 avvenne il massacro sulle sponde del fiume Sand Creek dov’erano appunto accampati gli Cheyenne.
Soltanto nell’anno 2000 il Congresso degli Stati Uniti chiese scusa ai Nativi per la strage avvenuta 136 anni prima.

La copertina dell'album, conosciuto come "L'indiano" e inciso nel 1981 con etichetta Ricordi, rappresenta un'opera dell'artista statunitense Frederic Sackrider Remington (1861-1909), The Outlier - 1909.

Grazie Fabrizio per averci raccontato una triste storia sui Nativi Americani e come tu ben dicevi:
“gli eventi memorabili vanno tramandati con canzoni, perché non se ne perda il ricordo”.

Gli indiani americani e l'arte pittorica

America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo

Mostra ideata e curata da Marco Goldin, direttore di Linea d’ombra, presso il Museo di Santa Giulia di Brescia dal 24 novembre 2007 al 4 maggio 2008.

Circa 250 opere di pittura, molte delle quali di grande formato com’è caratteristica della pittura ottocentesca in America, 60 capolavori originali della fotografia del diciannovesimo secolo, 10 sculture e 80 oggetti rituali e di vita quotidiana dei nativi americani, due sale multimediali di approfondimento storico ai temi della Frontiera e della Secessione.

Indian Hunting Buffalo - George Catlin - Riproduzione litografica dipinta a mano
(huntington.org)

Una mostra che unisce, dipinge, racconta tante vicende, insieme alla storia dell’arte americana del primo decennio dell’Ottocento al primo Novecento, attraverso opere spettacolari, emozionanti, realizzate da artisti di valore assoluto ma spesso ignoti, o quasi, in Italia.

Delle sette ampie sezioni, la quinta è dedicata alla Pittura western - Paesaggi e scene di vita, interamente riservata all’immagine proprio dell’Ovest, sia con i paesaggi intrisi di senso del sublime, di Albert Bierstadt (1830-1902) e Thomas Moran (1837-1926), sia con le scene, più propriamente di vita western per come le intendiamo in Italia, realizzate, tra gli altri, dai tre maggiori pittori di questa epopea: George Catlin (1796-1872) all’inizio e poi Frederic Remington (1861-1909) e Charles Marion Russel (1864-1926), come ci anticipa nella presentazione Marco Goldin.

Autoritratto - George Catlin
(it.wikipedia.org)

La pittura di Gorge Catlin, dominata da un ampio interesse etnologico e documentario, è dedicata al tentativo di far conoscere gli usi e la cultura delle tribù indiane, soprattutto come risposta alle tensioni che si stavano creando. La marcata diversità delle popolazioni native, non così disposte all’integrazione, aveva fatto sì che fossero sentite sempre più come una minaccia, tanto che sotto il presidente Andrew Jackson (1828-1836) vennero condotte le prime deportazioni e si assistette a un principio di impoverimento di quella cultura.
In loro difesa, il 23 settembre 1837, George Catlin crea, a Buffalo, l’Indian Gallery, nella quale raccoglie non solo i suoi dipinti ma anche molti dei loro oggetti di uso domestico e religioso, che saranno inseriti anche in questa sezione espositiva.

Rivestono una notevole importanza come fonti storiche ed etnologiche i libri scritti e illustrati da Catlin sulla vita e i costumi degli indiani d'America:
Manners, Customs, and Conditions of the North American Indians - 1841;
Catlin's North American Indian Portfolio - 1844;
My Life Among the Indians - 1867.

Link utlile: www.lineadombra.it

Gli indiani americani: voci nel silenzio

(aaanativearts.com)

Chi non conosce, almeno per sentito dire, Toro Seduto, Geronimo, Cavallo Pazzo, Nuvola Rossa?

Grandi guerrieri della storia delle guerre Indiane, grandi uomini del passato dei Popoli Indiani Americani, le cui gesta sono fissate nelle pagine di molti libri, nelle immagini di vari documentari e film in modo più o meno coerenti con la vera storia di questi uomini, ma che ne è degli indiani oggi? Persi nell'ombra di un Genocidio fisico e culturale che nessuno mai ricorda dovutamente e doverosamente, sopravvivono per la maggioranza delle persone negli stereotipi che sia pubblicità che media distribuiscono profusamente.

Così, nell'immaginario collettivo di molti noi essi ancora sono quelli che vivono nei tepee, sono quelli del famoso saluto “augh” e dei segni di guerra sul volto.
Oppure, quelli dei Cheving-gum "Blaster" che fanno la danza della pioggia o quelli della ormai tristemente conosciuta pubblicità della De Longhi, quella del "pinguino De longhi".

Ma davvero sono questi gli eredi dei grandi capi Indiani del passato?

Certamente no, sono uomini e donne che vivono sia nelle riserve americane e canadesi, sia nei centri urbani o in comunità all'interno di essi, che mantengono, anche se faticosamente e in modo disomogeneo, i legami con le loro Tradizioni culturali e spirituali.
Secondo l'utimo censimento, fatto nel 2007, sono quasi 2.4 milioni gli Indiani d’America e i Nativi dell’Alaska, e se consideriamo gli Indiani d’America di sangue misto il numero balza a 4.2 milioni.

Ma come mai nessuno parla di questi Popoli?

Se da una parte vi è un qualche raro accenno alla loro storia, il vuoto si fa assoluto sulla loro attualità, anche quando, vedi l’evento recente del Columbus Day, essi sono lì a manifestare la propria presenza e il proprio dissenso, anche quando, come ogni anno in questa occasione, vengono puntualmente arrestati in massa rei soltanto di “turbare” questa giornata dedicata "all’ orgoglio italiano” e a Cristoforo Colombo.

Niente sui media televisivi, niente sui giornali, qualcosa di raro su Internet. Vi è una forte esigenza, constatata questa incomprensibile realtà, di richiamare l’attenzione sui Popoli Nativi Americani, i cui problemi e le cui rivendicazioni non trovano spazio sufficiente per far sì che essi possano essere conosciuti per quello che sono e rappresentano.

Occorre una presa di coscienza sul silenzio su questi Popoli, che non ha ragioni editoriali concepibili nella logica dell’informazione democratica e civile che ogni palinsesto televisivo dovrebbe avere come priorità assoluta, come pure nell'informazione di ogni testata giornalistica.

Apache Renegade - Foto di Edward Sheriff Curtis - 1903
(sancarlosapache.com)

Non vi è logica nel non parlare dei Lakota, dei Cheyenne, degli Apache, dei Blackfoot, dei Ponca, degli Zuni, dei Navajo, degli Innu e di tutte le altre tribù che in tutti gli Stati Uniti e nel Canada vivono tra non poche difficoltà, sia nelle riserve che nei centri urbani. Non vi è logica nel non parlare delle loro condizioni sociali ed economiche precarie, dell’alto tasso di suicidi in queste comunità (frutto anche del Genocidio del passato) e della scarsa assistenza medica, evidente nei quasi inesistenti programmi governativi per prevenire malattie come diabete e colesterolo il cui tasso tra questi popoli è molto più alto che nel resto del mondo, non vi è ragione per tacere sui rimorchi tossici che la FEMA vuole assegnare nel Sud Dakota agli abitanti delle riserve, per tacere sul problema impellente dell’inquinamento di alcune riserve in cui compagnie estraggono uranio causando decessi non solo tra gli stessi minatori Nativi Americani ma anche per contaminazione nelle loro famiglie.

Non vi è inoltre alcuna ragione per non vedere servizi o programmi che mandino in onda la storia, durata fino a pochi fa, delle scuole residenziali canadesi (gestite per il 90% dalla chiesa cattolica) e delle boarding school americane, veri e propri lager nelle quali sono stati commessi reati gravi quali sevizie, torture fisiche e psicologiche al solo fine di convertire forzatamente i bambini Nativi Americani alla cultura occidentale. In queste “scuole” morirono numerosi bambini a seguito di queste torture. Infine, non vi sono motivi per non diffondere le loro voci ed appelli sul problema del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici che mettono in molti casi questi popoli in situazioni di rischio di sopravvivenza (vedi gli Indiani Gwich’in).

Nonostante siano i cittadini americani più titolati in questo senso, sono voci perse nel silenzio. Questi popoli, dimenticati e lasciati nell’indifferenza totali, sono detentori di un immenso e variegato patrimonio culturale mai cancellato nonostante il genocidio fisico e culturale della loro storia, che è senza dubbio patrimonio dell’intera Umanità, che in quanto tale deve avere il massimo rispetto. Questo patrimonio culturale e linguistico è ogni giorno di più messo in difficoltà da questo stato di cose. Questi popoli oggi chiedono di venire ascoltati.

E' doveroso ed impellente dedicare spazi informativi in cui si possa ascoltare queste voci, questi uomini, donne e bambini. E' giunto il momento di cominciare a cercare un cammino di riconciliazione con questi Popoli che possa portare ad una comprensione reciproca e ad un proficuo rapporto di educazione civile e sociale in cui tutti noi abbiamo e avremo molte cose da guadagnare.

E' urgente iniziare a porre fine al silenzio, con sincera convinzione e fermezza. Il 13 settembre 2007 è stata approvata all'O.N.U. la Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni e Tribali, dopo 22 anni di discussioni e negoziazioni, con il solo voto contrario di quattro Nazioni, tra cui gli Stati Uniti e il Canada, Nazioni queste considerate democratiche e che dovrebbero avere molto a cuore i diritti dei loro cittadini. Questa, e altre vergogne devono essere denunciate, diffuse, sapute. Sono, nel solo continente americano, quattro milioni di persone a chiederlo. E', o dovrebbe essere, il senso morale di chi opera nel campo dell'informazione a dover rispondere a queste voci.



Notizie tratte da: PROMISELAND.IT / Alessandro Profeti
Link utile:
www.nativiamericani.it