TOTTA e DYLAN
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Hasta siempre, Comandante

Addio al Comandante Fidel Alejandro Castro Ruz, ex presidente del Consiglio di Stato e del governo della Repubblica di Cuba.
Quando a Cuba è da poco passata la mezzanotte, Raul Castro, fratello di Fidel, trattenendo a stento le lacrime, annuncia in TV:
"Caro popolo di Cuba, é con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, é deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz. Hasta la victoria siempre". 


Fidel Castro, eroe per la sinistra nel mondo e dittatore sanguinario per i nemici, e' stato protagonista di una piccola isola caraibica per quasi sessant'anni, sulla scia della sua tenace battaglia contro la maggior potenza del mondo, gli Stati Uniti. Per i cubani, Castro è stato il “Comandante”, oppure semplicemente Fidel. Ha sempre avuto una salute di ferro fino all'improvvisa e grave emorragia all'intestino avuta al rientro di un viaggio dall'Argentina poco prima di compiere 80 anni. Malato, dopo aver delegato il potere al fratello Raul - prima in modo provvisorio il 31 luglio 2006, poi definitivamente nel febbraio 2008 - ha così cominciato il conto alla rovescia verso la fine di una vita leggendaria.
L'era di Fidel si scioglie lentamente, in mezzo a una nuova Cuba ogni volta più “raulista”, tra una serie di riforme economiche e la mano ferma del potere sul fronte politico: di sicuro una transizione, la cui portata è però difficile da capire. Fidel assiste da lontano al “disgelo”, ogni tanto scrive qualcosa ribadendo concetti quali la “sovranità nazionale” e il “no all'impero”.
Ma in sostanza a dettare il ritmo dei cambiamenti ormai è Raul. “Ucciso” più volte dalle reti sociali, e con lunghi periodi di assenza dal pubblico, i limiti al suo mandato Fidel li aveva fissati nel 2003, dirigendosi ai cubani: "Rimarrò con voi, se lo volete, finché avrò la consapevolezza di potere essere utile, se prima non lo decide la stessa natura. Né un minuto prima né un secondo dopo". 

Se i media a L'Avana si impegnano a difendere la rivoluzione che Fidel Castro ha costruito insieme ai poveri della sua terra, per le strade di Little Havana a Miami si registrano invece scene di gioia e molti sono gli slogan che si levano contro "il dittatore".
Il corpo di Fidel, l'uomo che ha segnato la storia di Cuba per quasi sessant'anni diventando un'icona della politica della sinistra radicale nel mondo intero, viene cremato.

Cuba proclama 9 giorni di lutto nazionale.

Intervista a Walter Siti

«Resistere non serve a niente», titolo del suo ultimo romanzo è un affermazione o un interrogativo o cosa?
«Il mio titolo è (come spesso accade per i titoli) il riassunto e il nocciolo del mondo che viene raccontato nel romanzo: un mondo in cui la finanza appare come un Potere astratto e sovranazionale indiscutibile, un gigantesco gioco d'azzardo la cui unica legge è il massimo profitto; una legge che si pretende scientifica e risulta inattaccabile sia dai singoli che dalle istituzioni governative. Come riflesso di questa legge nella psicologia dei personaggi, anche il desiderio sessuale assume la forma di un'ossessione del possesso, contro la quale non ci sono buoni sentimenti che tengano».
Perché scrive?
«Scrivo perché solo scrivendo ho l'illusione di comprendere il senso della mia vita; qualche rara e fortunata volta, anche un po' del senso della vita collettiva».
Scrivere è ?
«Scrivere è faticoso e benedetto da Dio».
La scrittura è?
«La scrittura è un modo per far salire in superficie ciò che è rimosso o represso, sia dal singolo che dalla società. Per ottenere questo è necessario che la scrittura sia (anche) divertente, perché solo così si abbassa il livello delle nostre censure. La scrittura funziona quando sorprende chi la scrive».
Scrivere può salvare il mondo?
«Niente può salvare il mondo, né d'altra parte il mondo chiede di essere salvato. Da che cosa, poi? Il mondo ha il suo destino cosmico e se ne frega degli uomini. La scrittura può migliorare (un poco, nel senso di renderli più consapevoli della loro miseria) gli uomini».



Al Premio Strega per vincere o partecipare?
«Per vincere, sennò perché partecipare?»
La letteratura è territorio di libertà.
«No, quando si scrive si dipende da un sacco di cose: dal proprio inconscio, dall'inconscio dei tempi, dal contesto socio-politico, dall'eventuale talento su cui non abbiamo giurisdizione. Spesso si è al servizio di qualcuno o qualcosa che scrive in noi, come già sapeva Dante e sapevano i classici».
La scrittura un mestiere o una passione?
«È una passione, anzi una mania che ha bisogno di diventare mestiere per comunicarsi ai lettori».
Da sempre e per sempre?
«La mania della scrittura può avere delle fasi temporali, o stagionali. Guai agli scrittori che non sanno prenderne atto».
Pensare è un lusso?
«In parte sì. Chi è troppo occupato a risolvere gli elementari problemi della vita pratica, alimentari o di difesa, è costretto a pensare più in particolare che in generale. Il pensiero generale qualche volta si rende ridicolo, ma più spesso illumina il pensiero particolare».
L’Italia è un paese di scrittori?
«L'Italia è un Paese estroverso, dalla metafora esuberante. È più un Paese di gesticolatori che di scrittori».
La buona televisione è?
«La buona televisione è quella che non annoia, che sa alternare informazione e divertimento e che non ha paura di essere un elettrodomestico. Quella che ogni tanto riesce a non preoccuparsi dell'auditel».
Scrivere serve a capire più se stessi o più gli altri?
«Non lo so. Più se stessi, suppongo, perché in genere (e finora) è un mestiere solitario».
Un suo difetto.
«Sono troppo sensibile alle lusinghe, e questo spesso mi rende vile nei rapporti pubblici».
Un suo pregio.
«Non mi stanco mai di analizzare le cose».
Cosa non sopporta?
«Non sopporto i libri che trattano la lingua come se fosse uno straccio inanimato: mi sento come di fronte a degli energumeni che torturano un cane, vorrei fermarli e non posso, devo chiudere il libro perché sto troppo male».
È un solitario?
«Fondamentalmente sì, non mi piace uscire la sera e non ho molti amici; ma trovo terribile sapere (qualche volta mi è capitato) che non c'è nessuno che mi vuol bene; o meglio: che per nessuna persona al mondo io sono la persona più importante».
È un altruista?
«Direi proprio di no, l'altruismo è una soglia che faccio fatica ad attraversare».
Un rimpianto e un rimorso.
«Rimpiango di non aver studiato le lingue quand'ero ragazzo, di non essermi fidato prima della mia voglia di scrivere "in proprio". Ho il rimorso di essere stato stronzo con qualcuno che non lo meritava».
Il potere logora o affascina?
«Se logora non lo so, non l'ho mai avuto. Però affascina, certo».
Se tornasse indietro rifarebbe tutto quello che ha fatto.
«Assolutamente no, cambierei un sacco di cose. Ma forse salverei gran parte di quelle che a chi guarda dall'esterno possono sembrare le mie debolezze».

Gigi Marzullo - IL TEMPO / Omnibus - 04.08.2013


«Resistere non serve a niente» di Walter Siti, Rizzoli Editore, ha vinto il Premio Strega 2013.

Ciao Lucio

Giovedì 1° marzo a Montraux, in Svizzera, è terminato “il primo tempo” di Lucio Dalla, uno dei più grandi e popolari cantautori del nostro tempo. Ha sempre cantato ciò che gli pareva con una poesia sincera, indipendente e colta che ormai fa parte della memoria collettiva.


Quando nel 1986 rimase, a causa di un'avaria, con la sua barca a Sorrento fu ospitato nel Grand Hotel Excelsior Vittoria, che si trova al centro della cittadina costiera, e proprio nella stanza dove dimorò il leggendario tenore Enrico Caruso. Qui i proprietari dell'albergo gli raccontarono gli ultimi giorni della vita del tenore e della sua passione per una giovane a cui dava lezioni di canto. In seguito a quei racconti Lucio Dalla ebbe l'ispirazione per scrivere la canzone “Caruso”.

È lui stesso in un'intervista del 1986, che riportiamo di seguito, a dire com'è nato tutto.

"Questa estate, a Sorrento, mi capitò di abitare nel bellissimo appartamento che per tanto tempo ospitò il più grande tenore di tutti i tempi: Caruso. L'albergo aveva conservato le camere intatte, c'era il suo pianoforte che ho usato per scrivere la canzone, i suoi libri, le foto di lui con un bambino in braccio e alcune signore. Angelo che ha un bel bar sul porto mi raccontò la storia degli ultimi giorni della sua vita. Caruso era malato di cancro alla gola e sapeva di avere i giorni contati ma questo non gli impediva di dare lezioni di canto ad una giovane cantante della quale forse era innamorato. Una delle ultime sere della sua vita, una notte caldissima, non volle rinunciare a cantare davanti a lei che lo guardava ammirata e, pur stando male, si fece trasportare il piano sulla terrazza che dava sul porto. Caruso cantò più che una romanza, un'appassionata confessione d'amore e di sofferenza, due cose che spesso viaggiano insieme. La sua voce era così ancora potente che fu sentita anche fuori dal porto cosicché tutti i pescatori rientrarono per ascoltarlo e si misero con le barche sotto la sua terrazza. Le loro lampare erano tante da sembrare stelle nel cielo, forse Caruso rivedendole ripensò ai grattacieli di New York, e trovò la forza di continuare a cantare per perdersi commosso negli occhi della ragazza che, appoggiata al pianoforte, lo guardava. La notte Caruso stette molto male. Dopo poco morì. Ho scritto la canzone come un piccolo omaggio alla tradizione musicale napoletana. Del resto qualcuno ricorderà che avevo già dichiarato il mio amore per questa grande musica all'epoca di Banana Republic, cantando "Addio mia bella Napoli" con Francesco De Gregori. (positanonews)

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.

Te voglio bene assaje
ma tanto, tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai.

Vide le luci in mezzo al mare
pensò alle notti là in America
ma erano solo le lampare e la bianca scia di un'elica

sentì il dolore nella musica, si alzò dal pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte

guardò negli occhi la ragazza, quegli occhi verdi come il mare
poi all'improvviso uscì una lacrima e lui credette di affogare.

Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai.

Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso
che con un po' di trucco e con la mimica puoi diventare un altro
ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri
ti fan scordare le parole, confondono i pensieri

così diventa tutto piccolo, anche le notti là in America
ti volti e vedi la tua vita come la scia di un'elica

ma sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto.

Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai.


“Caruso”
Dall’album live DallAmeriCaruso
Registrato negli Stati Uniti il 23 marzo 1986

Piero Falcone e la sua pittura

Un tarantino trapiantato a Roma, un autodidatta che con la sua "non facile" spatola riesce a stabilire uno “stile intermedio tra impressionismo e realismo” tanto da riconoscerlo fermamente nell’area ambientalistica, quella in cui avviene la mia costante ricerca artistica, tecnicamente diversa e più sperimentale.


Se pur datato, mi affascina l’olio su tela 40x50 dal titolo “Campagna romana”. La semplice geometria pittorica, pulita nella forma ed essenziale nel colore, mi convince sempre più di ciò che raramente fermiamo nell’ottica delle sensazioni, le quali si trasformano in inquadrature che ci coinvolgono in quel modo conforme alla teoria del naturalismo.

Infatti, così giustamente ha recensito Maria Teresa Palitta: “la raffinatezza cromatica, i dosaggi tonali, il senso di etereo, volume senza peso, sono le sequenze che maggiormente incidono e lasciano nella memoria l’impronta magnetica, il verde è come una calamita, e il pittore sa comporre qualunque sfumatura adatta per rendere omaggio alla terra”.

Non si allontana il giudizio di Nicolina Bianchi nel definire l’attenta operatività di Piero Falcone: come “Il fascino della natura nella evocazione espressiva”, ed inoltre puntualizza che “l’immediata impressione che si ricava leggendo le opere è quella di un personale «alfabeto» dove ogni segno viene decifrato come evocazione elegiaca della natura”.

Piero Falcone ha esposto in numerose mostre personali, collettive e rassegne in Italia ed all’estero, ottenendo numerosi riconoscimenti.
Le sue opere sono in collezioni italiane e straniere.
Recentemente ha esposto la sua ultima produzione in una mostra personale a Roma, presso il Circolo Ufficiali M.M. “Caio Duilio”.
Il suo studio è in Via Licia, 18 - Roma.

Ninni Caricato

Paul Calle, un artista dello spazio

E’ scomparso il 30 dicembre 2010 all’età di 82 anni essendo nato a New York il 3 marzo 1928.
Aveva disegnato uno dei più significativi francobolli della storia del Novecento: il 10 centesimi di posta erea statunitense celebrante il primo uomo sulla Luna il 21 luglio 1969.


Paul Calle è stato sulla breccia per mezzo secolo, da quando, nel 1962, la Nasa lo selezionò tra i primi 8 artisti per il suo “NASA Art Program”: lui ed i colleghi erano incaricati di immortalare gli aspetti più significativi della storia che l'agenzia stava per registrare. Fu l'unico artista ammesso, la mattina dello storico lancio dell'Apollo-11, a riprendere i tre cosmonauti mentre facevano colazione e si preparavano per la partenza.


Il figlio Chris ha disegnato il 2,40 dollari del 20 luglio 1989 per celebrare il 20° anniversario dello storico allunaggio.


Paul e Chris insieme hanno disegnato il 29 centesimi e il 9,95 dollari esattamente cinque anni dopo per celebrare il 25° anniversario.
Mezzo milione di pezzi del taglio da 9,95 dollari ebbero il privilegio di volare ufficialmente nello spazio a bordo dello Space Shuttle Endeavour, della missione Sts-68, lanciato il 30.09.1994.

Vittorio Marchis e l’arte







CHIUSO
sembra una bobina di scarto di qualche ditta di pulizia

SROTOLATO
racconta in 125 metri la storia di 150 anni di scienza, tecnica e cultura non solo torinesi.






Questo è il ROTOLONE ideato e dipinto da Vittorio Marchis, docente di storia dell'industria al Politecnico di Torino, responsabile del MAP - MuseoArchivioPolitecnico, nonché sperimentatore di tecniche e materiali artistici.

“Ho usato - spiega Marchis - un materiale come il feltro poliestere (filtri industriali) che è difficilmente deperibile e assorbe bene il colore. L'idea del rotolo mi è venuta pensando ai papiri dell'antico Egitto e anche ai nomadi del deserto che arrotolano i loro tappeti per portare con sé brandelli di storia e di memoria”.
E in questo caso la storia e la memoria sono quelle di una Torino capitale della scienza e della tecnica dall'Unità ad oggi. “Credo che l'arte - aggiunge Marchis - sia una provocazione più efficace di molti manuali per far conoscere la storia”.

Così armato di acquarelli, colori acrilici, stencil e molta pazienza (“ho impiegato quasi un anno” confessa) ha realizzato una sorta di sterminato graffito alla Basquiat. Attraverso nomi, frasi, disegni, formule chimiche e matematiche (ma anche canzoni: “se pensi alle onde elettromagnetiche citare Onda su onda di Paolo Conte è quasi inevitabile”) riaffiorano così personaggi, luoghi e momenti più o meno famosi.

“Lo sa - dice indicando una macchia di colore dove c'è scritto Lingotto - che questo nome è quello della famiglia di Moncalieri, proprietaria dei terreni dove fu costruito lo stabilimento Fiat”. Ci sono Ascanio Sobrero, che scoprì la nitroglicerina e Alessandro Cruto, che prima di Edison ebbe l'idea del filamento di grafite per le lampadine. Altrove galleggiano disegni che rimandano al finanziere Riccardo Gualino e l'architetto Carlo Mollino.

La lunga cavalcata è volutamente in ordine non cronologico. “Per due motivi - spiega ancora Marchis - perché in fondo tutte queste storie sono nostre contemporanee e poi perché puoi leggere il "rotolone" in qualsiasi punto, senza dovere sapere per forza quello che c'è prima e quello che viene dopo”.

Quale collocazione per un lavoro che si inserirebbe perfettamente nelle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia? “Credo che il luogo ideale per esporlo sarebbero le OGR - Officine Grandi Riparazioni, lì si farà una mostra sul Fare gli italiani e i personaggi, le scoperte e gli oggetti che racconta il mio rotolone di sicuro hanno contribuito a farli e poi quell'edificio è proprio una pezzo della storia del lavoro e dell'industria della nostra città”.

In attesa che gli organizzatori di Torino 150 lo scoprano, il Rotolone è in via Cavalli 22, tra i reperti di quel futuro museo del Politecnico che non si sa se e quando vedrà la luce. “A Torino - chiude con una nota polemica Marchis - è più facile convincere i politici a finanziare un museo se sei un collezionista privato che compra un computer a un'asta, piuttosto che se sei un'istituzione con storiche collezioni di tecnologia in attesa di essere valorizzate”.

Notizie e immagini tratte da:
LASTAMPA.it MULTIMEDIA / Rocco Moliterni

Mario Monicelli

Regista e sceneggiatore tra i più importanti esponenti della “commedia all’italiana”, ci ha lasciato il 29 novembre 2010 all’età di 95 anni.

In Piazza Madonna dei Monti, il quartiere dove ha vissuto per tanti anni, è stato accolto tra il rintocco delle campane della chiesa e le note dell'inno partigiano per eccellenza “Bella ciao” e del celebre brano della colonna sonora di “L'armata Brancaleone” suonate dalla banda della Mensa del Pigneto.
Poi per l’ultimo saluto alla Casa del Cinema, dove è stata allestita la camera ardente nella sala proiezioni. A rendergli omaggio fra tantissimi anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Se n’è andato con un’ultima manifestazione forte della sua personalità, un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare. E’ stato un grande del cinema non solo italiano e un uomo meraviglioso. Vivevamo nello stesso quartiere e lo incontravo spesso”.
Mario Monicelli è nato il 15 maggio del 1915 a Viareggio, figlio del critico teatrale e giornalista Tommaso, dopo la laurea in storia e filosofia a Pisa esordisce nel cinema nel 1934 con il cortometraggio girato in 16 mm “Cuore rivelatore”, firmato insieme a Cesare Civita ed Alberto Mondadori, tratto da un racconto di Edgar Allan Poe. Tratta la storia della lucida follia di un giovane che arriva ad uccidere con accortezza il vecchio con il quale convive. Ma il cuore... sembra ancora di sentirlo pulsare, e diviene per il giovane uno stillicidio incessante, un battito che gli rintrona nel cervello e che sarà rivelatore dei suoi crimini...

In questa occasione voglio ricordare Pino Settanni, fotografo di talento, che anche lui ci ha lasciato il 31 agosto 2010, nato a Grottaglie (Taranto) il 21 marzo 1949. Era molto legato al regista Mario Monicelli, che proprio a Taranto fu testimonial di una sua mostra tenuta al Castello Aragonese dal 21 al 30 dicembre 2007, dal titolo “Lo specchio dell’anima / Cento ritratti di Pino Settanni”, nella cornice della prima edizione “Nati a Taranto”. Per l'evento fu pubblicata una cartolina con una sua opera, il ritratto di Mario Monicelli.

Il rosso e il nero.

Il primo colore percepito nei primi giorni di vita e il colore limite assoluto oltre il quale non c’è più nulla.

Jordan Romero e l'Everest




Nato a Big Bear in California 13 anni fa è il più giovane alpinista che abbia mai raggiunto la vetta più alta del mondo: l’Everest con i suoi 8.850 m, nella catena dell’Himalaya, al confine tra la Cina e il Nepal.

Il record precedente era detenuto dal nepalese Tsheri Temba Sheri, che l’ha realizzato all’età di 16 anni.



Jordan Romero è giunto sul tetto del mondo questa mattina, 22 maggio, in compagnia del padre la compagna di suo padre e tre sherpa, salendo dal versante Nord passando dal Tibet.
Il suo primo grande successo è stato la scalata del Kilimanjaro (Tanzania) 5.800 m, ad appena 9 anni, seguito poi dal McKinley (Stati Uniti) 6.194 m e dall’Aconcagua (Argentina) 6.962 m, all’età di 11 anni.

La scalata dell’Everest è iniziata lo scorso 13 maggio e l’esito positivo dell’avventura è stato favorito dalle buone condizioni climatiche. Malgrado la soddisfazione del gruppo californiano, sull’argomento non mancano le polemiche sollevate da chi si interroga sull’etica di genitori che consentono ai figli avventure tanto pericolose.

L'Everest ha due percorsi principali di ascesa: la parete Sud, alla quale si accede dal Nepal e la parete Nord, alla quale si accede dal Tibet.
La via del versante tibetano è più tecnica rispetto a quello nepalese, oltre ad essere più esposta ai venti e a costringere gli alpinisti che la affrontano a stabilire un maggiore numero di campi nella zona della morte, ovvero sopra i 7.800-8.000 m. Fu questo il percorso scelto da Edmund Hillary e Tensing Norkay nel 1953 ed a quei tempi la scelta fu costretta in quanto la frontiera tibetana era chiusa dal 1949.
Esiste però un'altra via di salita all'Everest, estremamente tecnica e difficile, che nessuno ha ancora tentato: la cosiddetta "Fantasy Ridge".
Le ascese vengono effettuate nel periodo primaverile prima dell'inizio del monsone estivo. In questo periodo si verifica anche una modifica della corrente a getto che provoca una riduzione della velocità media del vento in alta montagna. A volte vengono fatti dei tentativi di scalata nel periodo successivo al monsone estivo ma la presenza di neve rappresenta un ostacolo notevole.

Francesco Trani, scultore/gelatiere

Nonostante questo caldo afoso, ricevo e pubblico ancora volentieri un "pezzo freddo" di Massimo Perrini, sempre attento a ciò che succede in questa nostra città... raramente sveglia...

Una nuova opera dello scultore/gelatiere Francesco Trani

IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI BARACK OBAMA A TARANTO

E per l'occasione in attesa dell'estate la presentazione di un nuovo gusto di gelato il “Cioccobama”

Un artista, un gelataio o semplicemente un serio commerciante, questo è in sintesi il profilo di Francesco Trani, che in tanti anni di attività ha saputo coniugare la professione di abile gelataio con quella di bravo scultore.

Un profilo e una sensibilità artistica eclettica, particolare, che si evince nelle sue opere, nelle quali la figura umana, essenzialmente femminile, viene plasmata e prende forma. Ma anche figure arcaiche e tradizionali, che adornano gli spazi interni ed esterni della sua gelateria, che è diventata nel corso degli anni una vera e propria galleria d'Arte.

Ma Francesco Trani ha sempre voluto sostenere e valorizzare anche la sua città, Taranto, per la quale ha realizzato opere scultoree sparse nel contesto urbano, a cominciare dalle Sirene, che adornano tratti di scogliera in Mar Grande, alla famosa Ninfa Tarantina realizzata sfruttando un tronco di pino presso la discesa del Vasto nel Borgo antico e alle sue ultime realizzazioni, quella di Don Bosco presso l'omonima Chiesa, l'Amazzone in via Alto Adige sede della sua famosa Gelateria e per ultima una scultura dedicata al 44° Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama.


Il Presidente Obama seduto su di una panchina è in pantaloncini corti e maglietta con un “44°” in mostra sul petto , con lo sguardo fiero e sorridente, scalzo a testimonianza delle sue origini, privo dell'impostazione classica delle opere scultoree dei grandi e potenti della terra che siamo abituati a vedere in giro per il mondo.

Un'opera voluta da Trani per rendere omaggio a un uomo semplice, preparato e democratico che con la sua elezione ha determinato non solo una svolta storica per il suo Paese ma sicuramente anche per il mondo intero.

Un cambiamento colmo di speranza che l'artista Trani ha inteso forgiare in questa scultura che nella sua semplicità disarmante, non lascia al fruitore, alcuna possibilità di dubbio e di interpretazione.

Trani con quest'opera ha voluto essere pertanto artefice e testimone del riscatto di un grande uomo dalle umili origini e del riscatto di un intero popolo strappato dalla sua terra e privato della libertà.

Un’opera che va al di là della semplice rappresentazione fisica dove la materia viene plasmata e prende la forma del presidente americano ma che diventa essa stessa testimone e simbolo di libertà e di speranza.

La scultura di Taranto del Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama è unica al mondo nel suo genere, almeno per ora e l'artista ha espresso il desiderio che l'interessato venga informato di questa realizzazione durante il prossimo G8 che si terrà a L'Aquila.

A tale proposito sono in corso contatti tra l'Artista e l'Ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

Ma Francesco Trani, lo scultore/gelataio come ama definirsi, non poteva non esprimersi anche con il gelato, ed ecco l'idea, creare un gusto in onore del Presidente americano: il “Cioccobama”.

Ecco quindi il gusto nuovo per l'Estate 2009 che molti hanno già assaggiato presso la sua gelateria, lo ricordiamo in Via Alto Adige, 139 - Tel. 099.7362042 a Taranto.

Massimo Perrini

Gianluca, Shira & Respets Walking

L’ultima avventura di Gianluca e Shira partirà il 16 maggio 2009 da Bellinzona - Canton Ticino, Svizzera.


Percorreranno 1000 chilometri, lungo l’arco alpino, fino alla Liguria, per poi approdare a Milano.
Questa porzione del loro viaggio, ribattezzata “Respets Walking” per accendere i riflettori sui valori del rispetto della natura e del corretto rapporto tra l'uomo e gli animali, sarà sponsorizzata da pets & the city, un portale dedicato al mondo degli animali, nato in questi giorni.

Sul sito Gianluca caricherà le foto, i video e le sue impressioni di viaggio. Il suo zaino è già pronto: un sacco a pelo, una tenda, una maglia, un PC e una borraccia per Shira.

Il resto verrà strada facendo e noi li auguriamo buon viaggio.

Immagini tratte da: corriere.it

Gianluca Ratta e Shira

Gira l'Europa a piedi, dopo 37 mila chilometri si ferma a Torino.

Oltre mille giorni di cammino:

ha percorso l’Italia due volte e mezzo ed è stato a San Marino, a Città del Vaticano, in Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria e Slovacchia.

È tornato a Torino dopo un viaggio di 37 mila km a piedi per l’Italia e l’Europa insieme a Shira, il suo husky di otto anni, e si fermerà nel capoluogo piemontese fino alla prossima primavera: Gianluca Ratta, 36 anni, torinese, riprenderà a marciare quando verranno riaperti i passi alpini.

“Viaggio - spiega - per promuovere lo sport pulito, il rispetto per l’ambiente e l’amore per gli animali. Viaggio con qualsiasi clima e in qualsiasi condizione. È il mio modo di essere, di conservare il centro della mia vita”.

In 1.040 giorni di cammino, dal primo gennaio 2000 a oggi, Ratta ha percorso l’Italia due volte e mezzo, isole e isolette comprese, ed è stato a San Marino, a Città del Vaticano, in Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Slovacchia: più di 40 km al giorno, 26 paia di scarpe consumate, una montagna di attestati di passaggio firmati dagli amministratori delle città visitate.
L’ultima tappa è stata Bellinzona, nel Canton Ticino.

Ora, a Torino dove ha i suoi affetti, i preparativi per una nuova partenza. All’appello mancano 44 colli e valichi delle Alpi, poi chissà: “Per me - conclude Ratta - il futuro è un’ipotesi, ogni giorno è una sorpresa. Di sicuro continuerò a viaggiare”.

Per chi volesse contattare Gianluca e Shira per informazioni o per eventuali sponsorizzazioni certamente molto gradite e apprezzate ecco l'indirizzo : izoard7@libero.it

Notizie tratte da: lastampa.it
Foto di Gianluca Ratta tratte da:
arctictravel.it