Da non dimenticare...
Corrispondenza aperta, spiata e abbandonata
Giornata della memoria
Non dimenticare mai
Ore 8,45
a New York sembra una mattina come le altre ma tra un minuto, sotto gli occhi dei newyorchesi, un evento tragico cambierà il corso della storia.
Ore 8,46
un aereo di linea, il volo 11 dell’American Airlines, si schianta contro la Torre Nord (1WTC) del World Trade Center. Ai comandi dell'aereo c'è Mohamed Atta, un terrorista egiziano membro di Al-Qaeda, gruppo terrorista islamico che fa capo allo sceicco saudita Osama bin Laden.
Ore 9,03
Ore 9,37
un terzo aereo si abbatte contro una parete esterna del Pentagono, in Virginia, sede del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
la Torre Sud crolla, sollevando un’immensa nube di polvere e detriti.
un quarto aereo di linea precipita in un campo della Pennsylvania. Avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca, ma precipita prima di raggiungere l’obiettivo a causa di una rivolta dei passeggeri.
crolla anche la Torre Nord. Manhattan si trasforma in Ground Zero, l'epicentro di un campo di battaglia tra macerie, polvere e fogli di carta sparsi ovunque.
La responsabilità degli attentati viene subito attribuita all’organizzazione terroristica al-Qaeda che aveva già colpito il World Trade Center nel 1993. In quell'occasione, un'autobomba aveva ucciso 6 persone. I terroristi considerano le due torri un simbolo dell'economia capitalista: distruggerle significa colpire non solo gli Stati Uniti, ma l'intero Occidente, accusato di diffondere uno stile di vita immorale.
Gli attentati dell'11 settembre segnano in modo traumatico il passaggio tra il XX e il XXI secolo.
LA RICOSTRUZIONE
A causa di ritardi politici, burocratici ed economici, il sito di Ground Zero è ancora oggi un grande cantiere nel cuore di Manhattan. Dopo anni di incertezze e discussioni sul da farsi e sui dettagli del progetto, oggi i lavori procedono più spediti e i primi risultati sono già apprezzabili.
LO STATO DEI LUOGHI
Inoltre è prevista la costruzione delle seguenti torri:
2WTC, progettato dallo studio dell’architetto brittanico Norman Foster and Partners, con 78 piani previsti ed un’altezza complessiva di 382 metri;
Giustizia è stata fatta

Osama bin Laden si nascondeva insieme ad alcuni familiari in un covo-bunker a Nord di Islamabad, capitale del Pakistan.
Il blitz è stato condotto da un commando del corpo speciale “US Navy SEALs” che ne ha anche recuperato il cadavere.
150 anni dell'Unità d'Italia
Giornata della memoria
... per non dimenticare!
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio,
L’ingiuriometro
Insomma se proprio dovete reagire ad un torto ricevuto, anziché mandare “a quel paese” qualcuno, ditegli semplicemente “non infastidirmi”.
I supremi giudici prendono spunto da un caso di ingiuria e ne fanno occasione per stilare un vero e proprio “ingiuriometro”: un misuratore dell'ingiuria.
In certe situazioni, spiega la Corte - Sentenza n. 30956/2010 - è difficile “eliminare i toni accesi e le espressioni pesanti”, specie se ci si trova in un “contesto di polemica” come accade in politica, ma dato il dilagare sempre più massivo delle ingiurie “ai fini di accertare se sia leso il bene protetto dall'art. 594 c.p. occorre fare riferimento ad un criterio di media convenzionale”.
In altri termini per stabilire se un “vaffa” è da considerarsi offensivo occorre fare riferimento “alla personalità dell'offeso e dell'offensore e al contesto nel quale la frase ingiuriosa è stata pronunciata”.
Secondo la Corte vi può essere tolleranza se il turpiloquio avviene in un contesto “ioci causa” (per scherzo) o tra soggetti in posizione di parità, insomma “in situazioni che non richiedono manifestazione di specifico rispetto”.
Notizie tratte da: STUDIO CATALDI / Portale di informazione giuridica
Bufale in TV
ATLANTIDE
I TEMPLARI
LE SCIE CHIMICHE
I SEGRETI DELLE PIRAMIDI
IL POPOLO DEI MAYA MAYA
LE PROFEZIE DI NOSTRADAMUS
IL MOSTRO DI LOCH NESS
GLI UFO
IL FALSO SBARCO SULLA LUNA
LE ASTRONAVI PREISTORICHE
IL DISCO VOLANTE CADUTO A ROSWELL
I TESCHI DI CRISTALLO
LA FINE DEL MONDO NEL 2012
ecc.
Ma non sono altro che bufale, burle o credenze popolari!
Nasce però ora su Internet il più grande gruppo online, libero e indipendente, contro il fenomeno dilagante in TV di trasmissioni che vivono sulla credulità popolare:
divertiamoci insieme a “smascherare” quello che i media ci spacciano per “scienza” o “per mistero”.
in collaborazione con l’UAI - Unione Astrofili Italiani.
Con “Accendiamo il cervello” si può partecipare ai giochi che verranno proposti ogni mese segnalando le varie trasmissioni in TV e descrivendo gli errori e le bufale scientifiche che sentiamo e vediamo vincendo i bellissimi premi che verranno messi in palio a partire dal mese di settembre 2010.

A proposito dei cerchi nel grano (crop circles) vedi:
CICAP - Speciale crop circles
CICAP - Domande frequenti sui crop circles
Francesco Grassi’s Blog
Vivere (felici) senza soldi
L'interessante fenomeno riguarda Peter Owen Jones, un prete anglicano, quando ha deciso di seguire l’esempio di San Francesco d’Assisi e mettersi in cammino con un saio, un bastone e uno zainetto, la BBC ha deciso di seguirlo dedicandogli un programma dal titolo “How to live a simple life” (“Come vivere una vita semplice”). Alla fine del suo viaggio ha detto:
“Mostrare apertamente le proprie vulnerabilità è stata la cosa più difficile. Ma è stata anche la più importante. Rinunciando a tutte le mie difese sono riuscito a instaurare un contatto profondo con la gente. Ho ricevuto tante porte sbattute in faccia ma quando queste si sono aperte la sensazione è stata impareggiabile”.
Il reverendo Peter Owen Jones ha dormito sulle panchine, ma anche in roulotte e capanne offerte dalle persone in cambio di qualche aiuto o qualche preghiera. Ha mangiato quello che ha trovato nei rifiuti o nei cassonetti dei supermercati ma anche nei campi o alla tavola di persone generose che lo hanno accolto. Ha pregato ininterrottamente e cercato di stabilire un contatto con i suoi simili.
«Sono convinto di aver infastidito diverse persone ma anche di aver toccato il cuore di altre e questo è quello che conta».
Il modello di vita adottato da Peter Owen Jones è fondato particolarmente sulla ricerca spirituale ma ha similitudini con quello scelto da chi, per diverse ragioni, decide di condurre una vita lontano dal consumismo. I seguaci si fanno chiamare freegan (free+vegan [1]), odiano lo spreco, contestano lo scambio economico e tentano di soddisfare i bisogni fondamentali dell’uomo in modo sociale, non commerciale.
Si nutrono con quello che viene gettato via, li si vede a notte fonda rovistare nei cassonetti dei supermercati in cerca di cibo scaduto da poco, vivono cercando di rispettare l’ambiente e consumando il meno possibile. Non sono necessariamente poveri di nascita ma lo sono per scelta, hanno un alto senso civico, credono nei valori sociali della condivisione, sono preoccupati per lo stato dell’ambiente e determinati a fare il possibile per salvare il Pianeta. E stanno crescendo di numero e di fama. A loro sono stati dedicati libri, programmi e dibattiti. Sono chiamati regolarmente a dare il loro parere in tv e alla radio su questioni ambientali e di sostentamento.
E se fino a qualche anno fa erano guardati con ironia e a volte anche con disgusto, oggi sono considerati da molti un modello da seguire.
“Ogni anno - ci dice un portavoce del "Waste Resources Action programme", un’associazione che lavora a contatto con le attività commerciali e i consumatori per tagliare gli sprechi, - i britannici gettano nella spazzatura 6.7 milioni di tonnellate di cibo. La metà di questo è perfettamente mangiabile”.
Lo sa bene Paul, uno libero professionista di 43 anni, freegan da dieci, ma che da una vita, confessa, non lascia passare un cassonetto senza dare un’occhiata.
“Ho sempre odiato gli sprechi e da quando ho deciso di tagliare drasticamente le spese la mia vita è diventata molto più semplice, sana e meno stressante.
Mangio quello che trovo nei cassonetti, mi vesto con quello che viene scartato dai negozi di carità, uso il sito "Freecycle" (un network di persone che riciclano beni su internet) per tutto il resto, dal divano alla lavastoviglie fino alla bicicletta”.
“A vivere in questo modo - conferma Bob - non si soffre affatto. Per farvi solo un esempio due sere fa nei cassonetti di un supermercato abbiamo trovato 75 bottiglie di birra e 100 polli congelati. Abbiamo dovuto cercare un congelatore per non farli andare a male”.
C’è invece chi, seguendo l’esempio di Peter Owen Jones, ha deciso di andare oltre al cosiddetto "freeganism", e ha scelto di ridurre al minimo i beni materiali e rinunciare completamente al denaro.
Si tratta di Marc Boyle, un ex pubblicitario che oggi, grazie al suo stile di vita, è diventato una celebrità. Negli ultimi diciotto mesi ha vissuto senza toccare un soldo, ha fondato la "Freeconomy Community", un’associazione di persone che segue i suoi stessi principi, e ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “The Moneyless Man” (“L’uomo senza soldi”) che sta andando a ruba.
I media lo hanno seguito da subito, usando toni di ammirazione, ritraendolo in una roulotte abbandonata e ristrutturata con materiali riciclati, nei campi alla ricerca di erbe e bulbi, nel fiume a lavarsi, nell’orto a piantare insalata. Marc Boyle viene visto che dà consigli su come usare le ortiche, su come fare un dentifricio con le erbe, su come riscaldarsi in inverno usano la legna del bosco. Ma anche che spiega i motivi che lo hanno portato a fare questa scelta.
“Avevo tutto ma non ero felice, - racconta - avevo tanta gente intorno ma non mi sentivo vicino a nessuno. Mi chiedono spesso come faccio a sopravvivere ma vi assicuro che sono molto più sano oggi di quando vivevo in una casa, avevo un lavoro fisso e mangiavo cibo di supermercato tutti i giorni”.
Notizie tratte da: avvenire.it / Elisabetta Del Soldato
[1] Il termine veganismo indica una dieta e uno stile di vita che esclude l'uso di prodotti di origine animale come cibo e per qualsiasi altro scopo. Gli aderenti - detti vegani o, con prestito dalla lingua inglese, vegan - rifiutano quindi non solo di nutrirsi di carne e pesce, come i vegetariani, ma anche di latte, latticini, uova e derivati, miele, nonché di acquistare e usare prodotti di qualsiasi genere la cui realizzazione implichi lo sfruttamento diretto di animali.
La parola vegan fu coniata nel 1944 da Elsie Shrigley e Donald Watson, fondatori della Vegan Society. Shrigley e Watson dichiararono di essere insoddisfatti dell'uso comune della parola "vegetariano" per riferirsi a diete che includevano latte, uova e derivati, e coniarono la nuova denominazione prendendo le prime e ultime lettere del termine inglese vegetarian, con l'indicazione che il veganismo era “l'inizio e la fine del vegetarianesimo".
La Vegan Society fornisce la seguente definizione di veganismo:
“La parola "veganismo" denota una filosofia e un modo di vita che si propone di escludere - nella misura in cui questo è praticamente possibile - tutte le forme di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali perpetrate per produrre cibo, indumenti o per qualsiasi altro scopo; e per estensione, promuove lo sviluppo e l'uso di alternative non-animali, per il bene dell'uomo, degli animali e dell'ambiente. Da un punto di vista dietetico indica la pratica di evitare qualsiasi prodotto derivato, in tutto o in parte, dagli animali”.
Manifesto contro il razzismo in Italia
Vent'anni dopo, quando a Rosarno si è verificato una vera e propria cacciata contro gli africani, soltanto alcune centinaia di persone si sono riunite per manifestare il loro sdegno. Gli uomini politici, nel migliore dei casi, sono rimasti muti.
La società civile alla quale sentiamo di appartenere è stata la sconcertata testimone della progressione del razzismo in Italia. Per paura, per vergogna o per disorientamento siamo stati a lungo in silenzio. Ma ci assumiamo adesso tutte le nostre responsabilità per spiegare la gravità della situazione e condividere l'entusiasmo che ci anima nel tentativo di ridare all'Italia un volto fraterno.
Uomini pubblici o semplici cittadini, vogliamo dire in modo chiaro a tutti coloro che sono vittime del razzismo a causa del colore della loro pelle, della loro religione o delle loro origini, che non sono soli. A Jerry Masslo assassinato, ai rom schedati, agli africani di Rosarno perseguitati e a tutte le vittime anonime del razzismo diciamo: siete tutti nostri amici! Per loro, vogliamo semplicemente ma decisamente dire a tutti coloro che hanno intenzioni di aggressione razzista: non toccare il mio amico!
Gli italiani sono "gente normale", a volte razzista, ed è ora che l'Italia guardi in faccia i suoi problemi di razzismo. Il razzismo non è una fatalità collegata meccanicamente alla crisi economica. Il razzismo non è nemmeno un problema riducibile alla questione dell'immigrazione, perché chiudere le frontiere non ha mai portato di per sé alla scomparsa dell'odio per l'Altro. La realtà deve essere considerata per quella che è: vivono ormai in Italia neri, arabi, rom, asiatici, latinoamericani, animisti o musulmani che malgrado siano spesso trattati da stranieri per via di leggi inique, sono italiani di fatto e di cuore.
In sintesi, il problema del razzismo in Italia va al di là del problema dell'immigrazione. E' quindi in termini più ampi che deve ormai essere affrontato.
E su questo piano, al di là dei fatti di sangue, il quadro è cupo. Bisogna essere sordi per non sentire gli insulti razzisti urlati negli stadi contro gli atleti neri. Bisogna essere ciechi per non vedere le discriminazioni di cui sono vittime nella quotidianità gli stranieri e gli italiani di "origine straniera". Nel mondo del lavoro, per affittare una casa o negli uffici amministrativi, devono troppo spesso subire diffidenza e umiliazione.
Questa situazione di ingiustizia è il frutto dell'assenza dello stato, del disfacimento della società civile, e dell'alleanza di fatto tra la Lega al Nord e le mafie al Sud che ha come scopo di strumentalizzare il razzismo per ragioni politiche per gli uni e economiche per gli altri. Ma il ricordo del fascismo e della Shoah ci insegna fin troppo chiaramente a cosa possono portare meccanismi di questo genere: non possiamo quindi restare a guardare senza opporci con tutte le nostre forze.
E' per questo che :
Non lasceremo assimilare il problema del razzismo alla questione della immigrazione, perché è un modo di giustificare tutte le violenze commesse impunemente contro gli stranieri e gli immigrati.
Denunciamo con decisione le leggi relative all'immigrazione, uniche in Europa per il loro carattere xenofobo, che fanno di persone integrate nella società italiana dei veri paria.
Richiamiamo tutti i cittadini, le associazioni, i sindacati e gli uomini politici alla vigilanza contro i discorsi razzisti.
Facciamo appello a tutti i partiti rispettosi dei Diritti dell'Uomo perché respingano per principio ogni alleanza con la Lega Nord e con qualsiasi altra formazione razzista e xenofoba.
Facciamo appello alla società civile e allo Stato perché lottino contro il razzismo e l'antisemitismo mobilitando l'educazione, il diritto e la cultura.
Il cammino verso una società liberata dal razzismo può sembrare lungo e difficile. Ma è impegnandoci oggi nella battaglia antirazzista che possiamo sperare per domani una società il cui motore sia la costante ricerca della convivenza.
FIRMA IL MANIFESTO
Tratto da: peacereporter.net
Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
CHIEDENDO
LA FINE DELLE GUERRE
IL DISARMO NUCLEARE
OGNI FORMA DI VIOLENZA
Ottenere l’eliminazione delle armi nucleari, la riduzione progressiva e proporzionale degli armamenti, la firma di trattati di non-aggressione tra paesi, la rinuncia dei governi ad utilizzare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti.
Riscattare la parte migliore delle diverse culture e dei popoli della terra.
Far confluire le volontà della società civile per eliminare definitivamente la piaga sociale delle guerre.
Generare una coscienza sociale mondiale contraria a ogni forma di violenza (fisica, psicologica, razziale, economica, sessuale), oggi così accettata dalla società.
UNA COSCIENZA GLOBALE CHE SI TRADUCA IN RIPULSA GENERALE
NEI CONFRONTI DELLA VIOLENZA
La Marcia Mondiale è stata promossa da "Mondo Senza Guerre", un'organizzazione internazionale che da 15 anni lavora nel campo del pacifismo e della nonviolenza.
la Marcia comincerà in Nuova Zelanda dalla città di Wellington il 2 ottobre 2009, anniversario della nascita di Gandhi, dichiarato dalle Nazioni Unite "Giornata internazionale della Nonviolenza" e si concluderà nella località Punta de Vacas, sulle Ande argentine, ai piedi del monte Aconcagua, il 2 gennaio 2010.
Durerà 90 giorni, tre lunghi mesi di viaggio. Passerà attraverso tutti i climi e le stagioni, dalla calda estate dei tropici e dei deserti all’inverno della Siberia.
Link utile: Mappa






