TOTTA e DYLAN
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Basilea & Arte

Basilea rappresenta un record da Guiness dei primati, almeno per chi è appassionato d’arte, design  e cibo raffinato. In soli 37 km quadrati al confine con la Francia e la Germania  nella Valle Alta del Reno, sono concentrate  oltre 40 istituzioni tra musei e fondazioni di  arte moderna e contemporanea progettate  dai più importanti architetti al mondo: Frank  Gehry, Renzo Piano, Mario Botta e Herzog & De Meuron per citarne alcuni. La regione, che  è considerata a tutti gi effetti un’isola felice  per il buon gusto, concentra 70 ristoranti citati  nella Guide Michelin. Uno su tutti è “Le Cheval  Blanc” a Basilea, premiato da tre stelle.

La città è attraversata dal Reno, e ha un ritmo  cadenzato dall’alternarsi di opere antiche e  moderne. Buona parte del merito lo si deve  al passaggio di Celti e Romani, che hanno lasciato le basi per un importante centro dell’umanesimo. A memoria del glorioso passato sono rimasti il municipio, costruito nel 1504, la Cattedrale romanico-gotica e un Centro Storico curato in “Swiss style”, ancora intatto.

La città svizzera negli anni ha puntato prima sull’arte contemporanea e oggi sul design approfittando anche delle buone relazioni con le cittadine vicine tutte attraversate dal Reno. È il caso del Vitra Design Museum a Weil am Rhein, progettato da Gehry a due passi da Basel, che a giugno si arricchisce della sezione Campus Vitra su disegno di Herzog & De Meuron, si tratta di una serie di edifici d’autore con la stazione dei Pompieri di Zaha Hadid. Il Vitra espone una selezione permanente di oltre 400 pezzi di design realizzati dal 1800 a oggi. La fama di città d’arte di Basilea ha invogliato il Kunstmuseum, l’edificio che custodisce una delle più importanti e antiche collezione d’arte pubblica in Svizzera, ad ingrandirsi con una nuova sezione che ospita fino al 18 settembre la mostra ”Sculpture on the Move 1946–2016”, con gli ultimi lavori di Costantin Brancusi e Alberto Giacometti passando per Donald Judd, Carl Andre, Richard Serra, Bruce Naumann per arrivare alle sculture più recenti di Matthew Barney e Damien Hirst.

Un’altra eccellenza museale è la Beyeler Foundation che espone la collezione permanente di Ernst Beyeler con opere incredibili di Francis Bacon, Van Gogh, Monet e molti altri in un edificio di vetro realizzato nel 1997 da Renzo Piano. Fino al 4 settembre è aperta la mostra con le opere di Alexander Calder a confronto con il duo svizzero Fischli & Weiss.


I protagonisti del mondo dell’arte si danno appuntamento ogni anno ad Art Basel, la più importante fi­era internazionale, la 47ª edizione è stata realizzata dal 16 al 19 giugno. Il livello dei 286 espositori provenienti da 33 paesi, è stato sorprendente. Si sono incrociati Larry Gagosian, il gallerista di Jeff Koons, l’artista vivente più pagato, la Marian Goodman Gallery di Parigi e New York, e i Continua di San Gimignano, i galleristi italiani che recentemente hanno aperto una succursale niente meno che all’Havana. La ­fiera negli anni si è rigenerata con sedi distaccate a Miami, così da catalizzare l’attenzione del mercato sudamericano, e recentemente a Hong Kong, centro di scambio preferito dal mondo asiatico. La parola d’ordine è qualità ed è anche il parametro che giusti­fica le cifre a sei zeri investite ogni anno in sculture, installazioni, dipinti, fotografi­e, video e disegni. Per chi ha un budget contenuto la ­fiera si è dotata della sezione “Edition”con 16 specialisti che espongono stampe e lavori in edizione limitata. Il potere di Art Basel però è rinchiuso nelle mura di Unlimited, l’unico padiglione al mondo capace di contenere opere realmente over size. Più che un padiglione sembra l’hangar di un aeroporto. Quest’anno il curatore è Gianni Jetzer, esperto del Horshorn Museum and Sculpture Garden di Washington DC. Saranno esposte 68 opere di altrettante artistar, da Ai Wei Wei icona politica contro il regime di Pechino a pietre miliari come Paul McCarthy, Frank Stella, Sol LeWeitt, Joseph Kosuth, Tracy Emin.
Basel come è defi­nita la fiera tra gli addetti ai lavori, ha anche una sezione intellettuale, “Feature””dedicata unicamente ai progetti curatoriali, tra i 32 artisti esposti ci sarà “Da inventare sul posto”, storica performance del 1972 di Jannis Kounellis, protagonista del movimento dell’arte povera. Un violinista e una ballerina si esibiranno sulle note de “La Pulcinella” e come sfondo ci sarà un’opera astratta dell’artista.

Tratto da: LA CASANA n.1 - 2016, periodico della Banca Carige SpA - di Roberta Olcese

Gli artisti italiani sono sottostimati ?

Crisi o non crisi, suscita molta curiosità il seguente articolo di Roberta Olcese, esperta giornalista di mercato dell’arte. 
Articolo pubblicato su  LA CASANA n. 2 - settembre 2015. Periodico quadrimestrale della Banca Carige S.p.A. Genova.

Sembra che fino a oggi l’arte italiana sia stata sottovalutata, anche se nomi importanti come Piero Manzoni e Lucio Fontana hanno superato con i loro capolavori la barriera dei 20 milioni di dollari. Ancora poco se si considera che una tela del 1968, quindi degli stessi anni, realizzata dall’artista tedesco Gerard Richter è stata battuta nel 2013 per 37 milioni di dollari e un’altra opera dello stesso artista datata 1986, quest’anno è passata di mano da Sotheby’s [1] per 46 milioni di dollari.

Un altro indice che conferma l’interesse del mercato globale è il comportamento dei galleristi internazionali che recentemente hanno incrementato gli acquisti di opere d’arte in Italia. Alle ultime aste a Milano da Sotheby’s e Christie’s [2] sono stati battuti lotti complessivamente per oltre 40 milioni di euro e dopo, in entrambi i casi, l’80% dei buyers erano stranieri.

“Le quotazioni degli artisti italiani sono cresciute del 20%, influenzate anche dal cambio di valuta”. Spiega Claudia Dwek, vicepresidente di Sotheby’s Europa.

Il prossimo nome italiano su cui i bookmakers dell’arte scommettono è Alberto Burri, il maestro di Città di Castello che con le Combustioni di plastica, i Sacchi di juta e i Cretti sarà celebrato con un’importante retrospettiva al Guggenheim di New York il prossimo 9 ottobre.
Buona parte del merito di questa improvvisa rivalutazione è da attribuirsi alle Italian Sale, le vendite all’incanto dedicate ai migliori artisti italiani che le due major organizzano dal 1999 a Londra ogni anno a ottobre. I prossimi appuntamenti saranno il 15 ottobre da Sotheby’s (con preview a Torino il 28/29 settembre e a Milano il 3 ottobre) e il 16 ottobre da Christie’s. Nelle passate edizioni dell’Italian Sale sono passati sotto il martello del banditore nomi importanti: da Giorgio Morandi, a Giacomo Balla, Mimmo Rotella, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Agostino Bonalumi, il gruppo dell’Arte Povera, Michelangelo Pistoletto fino ad autori più recenti come Francesco Vezzoli.

Quest’anno l’attesa è per gli artisti che recentemente si stanno rivalutando. In primis Paolo Scheggi. Artista fiorentino scomparso a soli 31 anni nel 1971 a Roma, Scheggi ha lavorato intensamente dal 1958 fino all’anno della morte. Il successo però è arrivato nel 2013 proprio durante una Italian Sale di Christie’s. “È stata la prima volta che abbiamo messo Scheggi in catalogo a Londra - ricorda Mariolina Bassetti, International Director PostWar and Contemporary Art di Christie’s - la stima era 30/40 mila sterline, l’abbiamo venduto a 170 mila. Si sono collegati 21 telefoni da tutto il mondo, perfino il Sud America”. Un anno e mezzo dopo un’opera dell’artista, “Intersuperficie Curva Bianca”, stimata 400/600mila euro è stata battuta alla cifra record di 1,623mila euro da Sotheby’s a Milano.

Il trend degli anni ’50 e ’60 sarà al centro dei prossimi cataloghi di ottobre. Claudia Dwek anticipa “Seguiamo la richiesta generale, ci saranno soprattutto Bonalumi, Scheggi, Fontana e naturalmente Burri”.

In particolare da Sotheby’s passeranno due importanti plastiche di Burri degli anni ’60: “Rosso Plastica”, 1960 stimato 700mila/1 milione di sterline e “Bianco Plastica 1”, 1961 con una stima di 1,4/1,8 milioni di sterline. Per Lucio Fontana, «nome tutelare dell’Arte del Dopoguerra» andrà all’incanto il “Concetto Spaziale, Attese” del 1966, un capolavoro con sei tagli su fondo rosso, il colore più ricercato dal mercato insieme al bianco, stimato 2/3 milioni di sterline. Anche se l’opera più rara che vedremo è un Concetto Spaziale pietre, buchi e vetri di Murano su tela argento eseguito nel 1961, lo stesso anno delle celebri Venezie.

Lucio fontana - Concetto Spaziake, Attese - 1966
[1] Sotheby's è una casa d'asta del Regno Unito, tra le più importanti e con centinaia di filiali nel mondo, la cui sede storica è in New Bond Street, a Londra.
[2] Christie’s è tra le più famose case d'asta al mondo. È rappresentata da 53 uffici in 32 paesi e 10 sale in tutto il mondo tra cui Londra, New York, Parigi, Ginevra, Milano, Amsterdam, Dubai e Hong Kong. 

Genesi del fare

La galleria A arte Studio Invernizzi di Milano dall’11 dicembre 2012 al 30 gennaio 2013 ospita la mostra dal titolo “Genesi del fare” che, attraverso diversi artisti, ripercorre l’evoluzione di una linea dell’arte contemporanea che ha privilegiato la ricerca della sintesi tra colore, atto pittorico, materia e forma.


Il percorso espositivo parte dall’opera ”Spazio totale“, progressioni ritmiche simultanee in variazione vibratile, realizzata nel 1953 da Mario Nigro, artista che dalla fine degli anni Quaranta guarda alle origini di un’esperienza non oggettiva come mezzo per interrogarsi sull’essenza dell’esistenza umana. Al piano superiore, le opere di Enrico Castellani, Gianni Colombo, Dadamaino, François Morellet e Grazia Varisco si propongono come ipotesi di attraversamento e superamento dell’immagine. Questa ricerca trova, poi, nuove chiavi di lettura e di espressione nelle opere di Rodolfo Aricò e Carlo Ciussi, realizzate tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, che indagano forme e colori in una sintesi che tende all’universale. Allo stesso modo le sculture di Nicola Carrino, strettamente legate all’idea di costruzione e decostruzione, e di Mauro Staccioli, caratterizzate dall’essenzialità geometrica delle strutture, sono l’esito di una riflessione sull’idea stessa di scultura, divenendo un elemento specificatamente pensato per lo spazio di destinazione. David Tremlett crea, con il tratto del pastello su carta, delicati equilibri di verticalità e orizzontalità tra forme geometriche elementari mentre Lesley Foxcroft indaga l’espressività artistica di materiali legati all’uso quotidiano, come carta, cartoncino e MDF. I lavori di artisti europei e americani quali Alan Charlton, Sol Lewitt, John McCracken, Ulrich Rückriem, Niele Toroni riflettono sulla possibilità di un gesto essenziale e sintetico che attraversi e percorra lo spazio espositivo. L’utilizzo di un elemento reiterativo di analisi, come le impronte di pennello di Niele Toroni, il colore grigio delle tele di Alan Charlton o il sezionare la pietra dolomitica in forme primarie di Ulrich Rückriem, diviene la cifra stilistica di una ricerca che si differenzia dalle strutture primarie della Minimal Art americana di Sol Lewitt e John McCracken. Infine, i risultati più recenti di questo percorso: le opere degli anni Ottanta caratterizzate dalla riflessione sullo spazio di Bruno Querci, che trasporta sulla tela un delicato equilibrio di campiture bianche e nere, di Nelio Sonego, che trascrive sul fondo bianco le vibrazioni energetiche attraverso le cromie accese di colori acrilici, gli éclairages di Michel Verjux, che indagano gli ambienti con le loro proiezioni, le forature di Riccardo De Marchi su superfici in plexiglas e le considerazioni dell’architettura come parte fondante nell’opera di Francesco Candeloro.

Notizie e immagine tratte da: aarteinvernizzi.it

L’arte della memoria

Giovan Battista Rotella (1947), pittore e grafico, esporrà le sue opere più recenti presso il Palazzo dei Congressi di Roma, al quartiere EUR, nello scenario della manifestazione “ROMAFIL 2011” che si terrà dal 18 al 20 novembre.

La mostra dal titolo “L’arte della memoria”, avente come tema il francobollo, sarà presentata in catalogo dal critico Paolo Levi.

"I miti non muoiono mai" - Olio su tela cm 100x100

“La bellezza di questi lavori - come afferma Paolo Levi nella recensione - si mostra proprio attraverso una serie di colti messaggi interdisciplinari, portatori di un’utopia, lampanti nella loro carica provocatoria, e profondamente suggestivi nella loro dimensione poetica. Scrittura, immagine, colore, sono gli elementi basilari che definiscono il carattere pittorico e contenutistico del lavoro di Rotella, ma non solo: in questi lavori, uno più intelligente e originale dell’altro, egli mostra la sua capacità di usufruire, ben calibrandole, le esperienze della ricerca sperimentale dell’arte moderna e contemporanea, utilizzando la modalità della busta o della cartolina postale come spazio emblematico di comunicazione visiva, e insieme come occasione di un racconto compiuto; nella sua intenzione la missiva diventa emozione soggettiva, affabulazione fervida, e moto profondo di sincerità. Il suo repertorio rispecchia un animo saldo nelle certezze, e intelligentemente creativo nei dubbi, che lo rendono consapevole e interrogante anche sulla precarietà del nostro presente”.


La FSFI - Federazione fra le Società Filateliche Italiane, in collaborazione con l’AFI - Associazione Filatelica Numismatica Itasliana “A. Diena”, organizza la IX edizione di “ROMAFIL 2011”, Esposizione Nazionale e di Qualificazione, in concomitanza con il “Salone Internazionale del Francobollo”, il convegno commerciale organizzato da Poste Italiane.

Sarà presentata la collezione filatelica che celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia creata da Poste Italiane e Bolaffi, per esplorare e conoscere l’Italia, i personaggi più importanti e i luoghi che ne hanno fatto la storia. Un evento straordinario da non perdere.

L’arte ti fa guarire

Sei un adolescente in crisi? Un depresso? Un marito o una moglie nel pieno d’un rapporto coniugale difficile? Un giocatore compulsivo? Una persona così narcisista da trascurare tutti gli altri? Un video d’arte ti salverà. O, meglio, ti aiuterà nella tua battaglia contro il disagio psicologico. Perché certe opere d’arte contemporanea “posseggono una forza che tocca le parti più segrete e profonde della personalità. E muovono, consolano, rompono gli schemi, rovesciano i significati, specchiano, perturbano, stimolano l’emergenza di nuove risorse in un’esperienza che ha molto a che vedere con la catarsi”.

Rebecca Luciana Russo, psicologa e psicoterapeuta, ha codificato queste sue certezze in un metodo: utilizzare l’arte come coadiuvante per migliorare la vita, visto che il suo impatto può, in certi casi, “risultare superiore a quello delle parole in quanto le immagini penetrano nell’inconscio con maggior forza e velocità”. E il metodo è diventato un volume che arriverà nelle librerie nei prossimi giorni, “Videoinsight. Curare con l’arte” edito da Silvana Editoriale in due edizioni, italiana e inglese: racconto, rigoroso come un saggio scientifico ma anche affascinante come un viaggio nell’isola ignota che ognuno di noi è per se stesso.

La prima parte indaga la potenza delle foto e dei video d’arte quando vengono introdotti in un trattamento psicoterapeutico “che abbia già una sua storia basata sulla fiducia reciproca, l’alleanza di lavoro, l’empatia e la loro capacità d’aggiungere un valore in grado di aumentare l’efficacia dell’intervento”. La seconda presenta 14 casi clinici seguiti attraverso la "somministrazione" di opere scelte tra quelle che più fortemente traducono in forme gli argomenti-chiave della psicoterapia.

E, così, “Piel” di Regina José Galindo (Città del Guatemala 1974) che cammina nuda e scalza per Venezia ha aiutato molti pazienti a superare, sotto la guida del terapeuta, problemi d’angoscia sociale, l’eccessivo timore del giudizio altrui, la tendenza a chiudersi e a isolarsi. Supporti che hanno, per esempio, indotto Monica a svelare finalmente ai genitori la propria omosessualità. E una laureanda di 27 anni - la chiameremo Maria - ha trovato nel video-art di Sissi (1977), “Daniela ha perso il treno”, un contributo per superare gli attacchi di panico connessi al timore nell’accettare un lavoro che l’avrebbe portata lontana dalla famiglia. “L’analisi approfondita della performance dell’artista che, nonostante vari tentativi, non riesce a salire sul vagone in partenza perché “appesantita” da un’ingombrante gonna realizzata con pneumatici, l’ha stimolata ad abbandonare il proprio bagaglio di ansie, doveri, pregiudizi e a prendere il treno della trasformazione interiore”. [01]

Il video “Glimà” dei Masbedo (Nicolò Masazza- 1973 & Jacopo Bedogni - 1970) ritrae un uomo e una donna collegati da lunghi filamenti che lottano sino allo sfinimento in una terra glaciale e suggestiva: “E’ l’appoggio ideale per persone che siano incapaci di svincolarsi da altre persone o anche da oggetti del desiderio: il cibo per i bulimici e gli obesi, ma anche l’alcol, il gioco, il sesso, il lavoro. Addirittura Internet”.


Nel recupero del rapporto di coppia “Togheter Forever” di Ottonella Mocellin (1966) e Nicola Pellegrini (1962) ha svolto un ruolo fondamentale, appaiato alle “parole” della psicoterapeuta: il filmato presenta una donna che tiene in mano un vassoio sul quale è appoggiata la testa mozzata del marito riproducendo l’episodio biblico di Salomè e del Battista. I due dialogano sul loro diverso modo di intendere la vita e aprono uno squarcio sui conflitti, la competitività, l’aggressività, la mancanza d’intimità e la rigidità dei ruoli che determinano la crisi di molti matrimoni”.


Ai malati di egocentrismo, esibizionismo e senso di grandiosità farebbe bene studiare “The cristal gaze” di Ursula Mayer (Austria 1970), opera nella quale tre donne eleganti e sensuali recitano un testo teatrale senza comunicare reciprocamente. Potrebbero trasmetterlo in televisione, come rimedio preventivo, prima di certi programmi che si reggono sulla smania dell’esibizionismo. E, magari, anche prima o dopo alcune edizioni dei telegiornali.


[01] Il nome che l’artista si è scelto è esso stesso una performance, una trasformazione. Portare il suo nome nel mondo rende Sissi oggetto stesso delle proprie opere. È un soprannome che Sissi si è ritrovata addosso al termine della performance per cui è diventata famosa, “Daniela ha perso il treno” (1999): lei, alla stazione di Bologna, vestita di consunti copertoni di macchine, che tenta di salire sul treno, intrappolata in una forma ingombrante che non le consente di oltrepassare le strette porte di accesso. Un costante confronto tra l’eleganza del gesto e l’imperturbabilità del contesto.

Notizie tratte da: lastampa.it / Renato Rizzo - 24.02.2011

Peter Callesen e la carta

Peter Callesen (1967) è un interessante artista danese che con un semplice foglio di carta bianca, formato A4, e con dei tagli perfetti riesce a dare una nuova ingegnosa tridimensionalità al foglio stesso.

La sua operatività è basata essenzialmente sulla materializzazione del foglio di carta, in una pura concettualità colma di valori estetici che si riversano in un ambito di racconti, ricordi, riflessioni.

Peter Callesen con le sue sculture si colloca magistralmente nell’arte del papercutting, antichissima forma di arte popolare che si è sviluppata in tutto il mondo nel contesto dei diversi stili culturali, tanto da farmi ricordare anche i famosi libri di fiabe “pop-up”, che da piccoli sfogliavamo rimanendo incantati dalle fantastiche immagini volumetriche che si sviluppavano.

I suoi lavori risultano essenziali anche nelle installazioni, anche nelle performance, dove emerge soprattutto una sorta di interpretazione dei ricordi legati all’infanzia che si intrecciano al vissuto quotidiano sia in forma tragica sia in forma ironica.

E’ straordinario.

Arte in… cantiere

Il concorso “Arte in… cantiere” che è stato promosso dall’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Puglia in sinergia con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, finalizzato alla promozione dell’arte contemporanea trasformando i tubi innocenti dei cantieri di restauro in pareti museali e la città in un percorso espositivo all’aperto, il 29 giugno scorso ha raggiunto pienamente il suo obiettivo selezionando 12 artisti su 62 partecipanti.

Infatti da settembre 12 location storiche attualmente in restauro cambieranno facciata, il loro impalcato sarà mimetizzato da rappresentazioni artistiche su superfici di m 3,00x6,00 dei 12 artisti vincitori del concorso:

Iginio Iurilli - Miki Carone - Giuseppe Sylos Labini
Paolo Lunanuova - Emilio Farina - Paolo Pietrucci
e “per la quota rosa”:

Maria Antonietta Bagliato - Elena Rossella Lana - Iolanda Spagno
Valentina Giovinazzo - Angela Lomele - Lea Caputo.


“Le impalcature dei cantieri di restauro - come recita la finalità del concorso - a torto considerati di importanza minore rispetto al progetto di opere edilizie, concorrono ad articolare lo spazio urbano, e spesso si connotano, in positivo o in negativo, come l’espressione più immediata e appariscente dell’immagine di una città. Portare l'arte contemporanea a coprire i ponteggi vuole essere una risposta delle istituzioni a chi critica il grigiore dei cantieri e, nel contempo, una riflessione sulla qualità che la pubblicità potrebbe raggiungere.
L' iniziativa di apporre opere d'arte sui cantieri di restauro vuole segnare una svolta estetica nelle gestione dei lavori nelle città. Si prefigge, inoltre, di costituire attività sperimentale per la costituzione di un modello operativo, anche per le commissionarie della pubblicità, cantieri che diventano musei all' aperto.
Con questa iniziativa l’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Puglia e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia vogliono, inoltre, offrire una nuova opportunità espressiva ad artisti affermati o emergenti, che andranno a misurarsi con un “soggetto” di grande rilievo storico e monumentale”.


Miki Carone - Assalto al cielo, 2009

E’ la prima volta che in Italia si organizza un Concorso di tale rilevanza, estensione e significato.
La realizzazione delle opere sarà a carico della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Regione Puglia con i fondi resi disponibili dall’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Puglia.

Se i rifiuti diventano arte

Ivano Vitali (1952) artista ecologista, scultore e performer ha realizzato un nuovo gomitolo di 10 kg e 57 cm di diametro in occasione dei 150 anni del quotidiano di Firenze LA NAZIONE.

L’opera, della serie EDICOLA - GOMITOLI CON LA CARTA STAMPATA, è stata realizzata con le pagine di 40 quotidiani LA NAZIONE, che sono state trasformate in fili di 1 cm di diametro senza l’uso di collanti e coloranti.
La sua produzione è caratterizzata dal riciclaggio dei giornali che trasforma oltre che in gomitoli anche in arazzi ed abiti.

Dal 24 gennaio al 7 febbraio 2009 ha partecipato ad una interessante mostra: rifiuti ad arte: le pratiche sostenibili.
Un progetto scaturito da un’idea di Legambiente, organizzato dal CE.S.VO.T. - Centro Servizi Volontariato Toscana e dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Così anticipò a riguardo Franco Riccomini su LA NAZIONE in data 21 gennaio 2009.
Laboratori, un convegno, una mostra per un progetto sul sistema di utilizzare le “buone pratiche” per la gestione dei rifiuti attraverso l’arte. Così anticipa Franco Riccomini su LA NAZIONE il 21 gennaio 2009.
L’intera iniziativa è stata presentata ieri da Michela Buongiovanni presidente della CESVOT di Prato, Franco Di Martino responsabile di Legambiente e Riccardo Farinelli del dipartimento cultura del Museo Pecci, gli enti che collaborano all’idea che ha come fine anche il coinvolgimento delle scuole del territorio (nel caso la scuola primaria Collodi, la scuola secondaria Malaparte, l’Istituto Gramsci-Keynes, l’Istituto Datini e l’Istituto d’arte di Montemurlo, le associazioni del volontariato e Asm.
“Rifiuti ad arte” si chiama il progetto che ha avuto lo scopo di allestire una serie di laboratori guidati da artisti contemporanei specializzati nel settore come Ivano Vitali (che adopera la carta di giornale), Paolo Fabiani (che assembla materiali d’uso al colore creando sculture), Laura Facchini (che utilizza fili e tessuti), Traore Moussa (che si definisce “ambientalista scultore”) che hanno già realizzato importanti opere con materiali di recupero. Il convegno, dunque, diventa l’atto finale del progetto che ha cercato di valorizzare le pratiche sostenibili nell’arte usando ciò che in genere viene buttato, lasciando ovviamente ad ognuno la propria creatività: del resto insostituibile in queste occasioni.

Dal 26 settembre al 14 ottobre 2009 realizzerà una mostra personale a Forlì, presso la Galleria d’Arte Farneti di Benedetta Farneti, dal titolo Il filo della tradizione, con la presentazione in catalogo di Renata Pompas.

Da vedere.

Capire l'arte contemporanea

Interessante articolo di Roberta Scorranese, pubblicato su Focus / Scoprire e capire il mondo n. 184/08, che spiega in maniera semplice e intelligente come capire l’arte contemporanea e perché dobbiamo smetterla di dire “questo sarei stato capace di farlo anch’io” davanti ad un’opera non realizzata secondo i canoni consueti…

Perché rifiuti, scarabocchi e oggetti comuni sono diventati il nuovo modo di esprimere idee.

Diciamo la verità: spesso l’arte moderna è un rebus.
Che ci sarà mai da ammirare nell’orinatoio di Marcel Duchamp o nelle tele bianche di Robert Ryman?
Eppure, queste opere sono entrate nella storia dell’arte, perché hanno espresso emozioni e idee universali. Certo, è cambiato il linguaggio: l’armonia di Raffaello ha ceduto il posto a provocazioni, show, disarmonie… che sono poi lo specchio della nostra epoca. Meglio conoscere i nuovi linguaggi dell’arte, quindi, per apprezzare le intuizioni degli artisti di oggi. Del resto, anche il realismo senza fronzoli di Caravaggio fece scandolo nel 1600…

Talvolta viene da pensare: sono capace di farla anch’io! Sbagliato. Ecco perché.

All’ultima Biennale di Venezia c’erano tre toilette blu, bianche e rosse. Guai a usarle: erano l’opera Liberté del norvegese Lars Ramberg (1964).

Lars Ramberg - Libertè, 1964 - 52° Biennale di Venezia

A New York l’argentino Rirkrit Tiravanija (1961) dopo aver cucinato in galleria, regala stoviglie untela pubblico: non è uno chef, ma un quotato artista la cui creatività consiste nel… far da mangiare agli spettatori.

Rirkrit Tiravanija... in galleria

Ma che cosa succede all’arte?
Perché oggi apprezziamo ciò che in passato erano semplici rifiuti?
E com’è possibile distinguere la vera arte dai bidoni?
Un fatto è certo: i tempi dei ritratti di Raffaello sono finiti. Merito o colpa della fotografia, che nel 1800 si sostituì, con più efficacia, alla capacità di pittura di riprodurre la realtà. Così le arti visive assunsero un nuovo ruolo: cominciarono a rappresentare non solo immagini, ma anche concetti. Una vera rivoluzione.

“Oggi non basta più saper dipingere realisticamente una mela, ma occorre saper rendere quel che di invisibile ha dentro” commenta Francesco Bonami, critico d’arte.
Cioè saper usare la mela per esprimere emozioni.

Per esempio l’artista inglese Damien Hirst (1965) invece di dipingere una mosca come avrebbe fatto Giotto, espone una vera mosca, in ali e cartilagine, su una tela. Oggi non serve più disegnare fedelmente una mosca, lo fa già la fotografia; quello che l’artista deve fare è suscitare una sensazione di ribrezzo con la mosca spiaccicata sulla tela.
L’arte insomma, non è più solo tecnica realistica, ma è idea, provocazione.

Damien Hirst - Disgust, 2006 (Mosche e resina su tela)

Nell’arte contemporanea, inoltre, intervengono altri due fattori, al di là della bravura tecnica e dell’estro creativo: il mercato e lo spettatore, che non è più solo un passivo osservatore, ma concorre a dare senso all’opera.
Il primo passo verso l’arte moderna fu, secondo lo storico dell’arte Pierre Rosenberg, il quadro I saltimbanchi (1901) di Pablo Picasso (1881-1973), in cui la realtà è stravolta con figure quasi mostruose.

Pablo Picasso - Les Deux Saltimbanques, 1901 - Museo Puškin, Mosca

Ma la vera rottura fu compiuta dal francese Marcel Duchamp (1877-1968) che nel 1917 presentò un orinatoio in ceramica, a cui diede il nome Fontana, valutato oggi 3,5 milioni di euro.


Marcel Duchamp - Fountain, 1917/1964 Readymade [01] - Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma

(Originale perduto, replicato in multiplo di 12 esemplari nel 1964)

Con quest’opera Duchamp mostrò che, oggi, tutto può essere arte. Per fare un’opera non era più necessaria la conoscenza tecnica, bastava un’idea originale e sorretta da un buon marketing. L’orinatoio presentato come creazione artistica ha fatto scalpore e questo è bastato per convincere critici, mercanti e acquirenti che quella era vera arte. In più l’artista francese ha sancito un altro principio dell’arte contemporanea: almeno in teoria, tutti possono fare arte. Se riesci a vendere un orinatoio e a farlo pagare migliaia di euro, sei un genio!

Questo però non significa che l’arte oggi è tutta una bufala, che gli artisti sono solo geni del marketing o che tutti sono artisti” puntualizza Bonami. Ecco il punto. Quando vediamo le tele bianche del pittore americano Robert Ryman (1930) viene da pensare che sono trovate alla portata di tutti.

Bonami non è d’accordo: “Le tele bianche sembrano una sciocchezza alla portata di chiunque, ma ciò che conta è farle per primo. E il primo a osare l’inosabile è stato proprio Ryman nel 1955”.
Non solo: in quelle tele c’è un messaggio. Il pittore aveva intuito che oggi non spaventano tanto le guerre (messe in scena da Paolo Uccello nel XV secolo) quanto il vuoto e la noia. Se l’arte è espressione della società, questa è la società che abbiamo: vuota. E che cosa poteva meglio rappresentare la noia di una tela bianca? Ryman fa quindi arte: senza dare sfoggio di grandi capacità tecniche ma lanciando messaggi che ci fanno pensare.

Robert Ryman - Surface veil I, 1970 - Guggenheim Museum, New York

Ma chi lo dice che il messaggio è proprio quello e non si tratta di un artista incapace di dipingere? Spesso sono già gli autori stessi a svelare quali messaggi esprimono le loro opere. Come faceva, per esempio, l’italo-argentino Lucio Fontana.
Altri artisti, invece, sono scoperti e interpretati dai critici. Come Duchamp: si rifiutò sempre di spiegare il senso delle sue opere, limitandosi a dire che oggi l’arte è banalità. Il suo successo, quindi, è venuto dall’interpretazione dei critici. Il catalano Salvador Dalì faceva di più: presentava un’opera enigmatica e poi si divertiva a sconfessare le interpretazioni dei critici.

Insomma, il senso dell’arte, oggi, è tutto da cercare. E spesso non c’è una risposta univoca perché una stessa opera può suscitare emozioni diverse. Torniamo a Damien Hirst (1965): mette in mostra uno squalo vero conservato in formalina. Accanto a chi ne apprezza la forza spiazzante, ci sarà anche chi ne è disgustato. Ma resta comunque colpito.

Daniel Hirst - The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living, 1991

(L'impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo - Squalo tigre)

In definitiva, oggi è arte ciò che, in varie forme, esprime quello che siamo.
Gli arazzi del senegalese Brahim El Anatsui (1944), fatti di tappi e oggetti metallici, sono l’equivalente delle stoffe preziose rinascimentali: la società di oggi vuole materiali fatti in serie e deperibili. Il messaggio è: oggi tutto dura poco.

Brahim El Anatsui - Dusasa I, 2007 - cm 762 x 609,6 - 52° Biennale di Venezia

(Alluminio, tappi di bottiglia e filo di rame)

Nel 1998 l’americano Joseph Kosuth (1945) presentava insegne luminose con scritte apparentemente senza senso, tipo “What does it mean?” (“Che cosa significa?”). Ovvero: molte cose che facciamo oggi (lo shopping compulsivo, il traffico…) non hanno senso.

Joseph Kosuth - Four Colors Four Words, 1966

In Mozzarella in carrozza (1968) Gino De Dominicis (1947-1998) ha esposto, letteralmente, una mozzarella in una carrozza nera di fine Ottocento. Arte o una fantozziana “boiata pazzesca”? Elevando un latticino a oggetto d’arte, il messaggio è: la nostra società si crea miti di carta, glorifica soubrette, paparazzi, finti opinionisti. Quindi, perché stupirsi se un artista mette una mozzarella in vetrina e non in un autentico capolavoro?
Lo faceva anche Caravaggio: con i suoi visi contorti dal dolore voleva dimostrare che la società non era fatta solo da re e nobili, ma anche da ubriaconi e prostitute. La mozzarella in carrozza di De Dominicis, mettendo in mostra la banalità, ci fa ridere ma al tempo stesso denuncia che tutti siamo schiavi della banalità, delle frasi fatte.

Gino De Dominicis - Calamita Cosmica, 1990 - cm 2400

(Milano, 2007, Mostra itinerante “Andata e ritorno” a cura di Italo Tomassoni e Vittorio Sgarbi )

Ma non è solo denuncia. Queste opere sono arte perché trattano gli stessi temi universali affrontati dai grandi del passato. La Merda di Artista di Piero Manzoni (1933-1963) fece scalpore nel 1961. Scopo? Mostrare la realtà cruda, come Caravaggio.

Nel XV secolo il pittore fiammingo Hieronymus Bosch dipingeva frati e suore in atteggiamenti ridicoli per denunciare il degrado della spiritualità. Ne 2003 lo scultore peruviano Jota Castro (1964) ha presentato Habemus Papam, una croce di alluminio cinta da una corona di dollari. Non è solo una provocazione, ma vera arte: c’è l’idea, l’impatto visivo, l’innovazione.
Altre volte, quello che sembra un errore è in realtà un messaggio profondo. O almeno così è venduto: Lucio Fontana (1899-1968) tagliava la tela con solchi profondi. Una stupidaggine? No. Un’altra rivoluzione: così la pittura acquisiva una terza dimensione andando a fare concorrenza alla scultura. Il taglio sulla tela è la conquista dello spazio: si va oltre la tela, mostrando una superficie che altrimenti sarebbe rimasta invisibile. E’ l’arte concettuale [02] perché esprime un’idea, Ed è arte perché nessuno l’aveva fatto prima.

Lucio Fontana - Concetto Spaziale, 1959

Oltre a essere diventata concettuale, l’arte è sempre più spettacolo. Christo (1935) & Jeanne-Claude (1935) [03], per esempio, sono diventati famosi per aver impacchettato, con teloni di plastica, edifici famosi (imballarono anche il monumento a Vittorio Emanuele, in Piazza Duomo a Milano, nel 1970): la loro arte consiste nel lasciare un segno sul territorio.

Christo & Jeanne Claude - Pont Neuf - Parigi, 1985

Richard Long (1945), altro esponente della Land art [04] (l’arte che agisce sul paesaggio), si esprime così: fa lunghe passeggiate in territori disabitati e lascia qualche traccia, per esempio una fila di pietre.

Richard Long - Tame Buzzard Line, 2001

Qui l’arte consiste in una denuncia sociale: la natura è spesso sopraffatta dall’arroganza dell’uomo.
Il californiano Walter De Maria (1935) era andato oltre, nel deserto del New Mexico, ha sfruttato i temporali per creare uno spettacolo di luce con i fulmini caduti su 400 pali metallici appuntiti. Scopo della Land art, scrive il critico Gillo Dorfles, non è tanto “imitare la natura, ma integrarsi ad essa”.

Walter De Maria - The Lightning Field, 1977

Un altro aspetto, in apparenza assurdo, dell’arte oggi è l’uso del corpo, iniziato dal gruppo dadaista [05], nato in Svizzera ai primi del ‘900. Artisti come il rumeno Tristan Tzara - pseudonimo di Sami Rosenstock (1896-1963) o il francese Hans Jean Arp (1887-1966) improvvisarono performance provocatorie facendo irruzioni nei teatri e recitando a braccio.
Con l’Action Painting [06], pittori come Paul Jackson Pollock (1912-1956) hanno compiuto un’evoluzione: l’artista dipingeva col proprio corpo, nel caso di Pollock ballando sulla tela e facendo sgocciolare il colore al ritmo di danze indiane.

Paul Jackson Pollock... al lavoro

Negli anni ’60, il tedesco Joseph Beuys (1921-1986) passò tre giorni in una gabbia con un coyote. Con I like America & America Likes Me (1974), messa in scena alla galleria di René Block, a New York, l’artista si ricoprì di feltro e trascorse ore insieme all’animale, per lui simbolo di un’America primitiva e non ancora contaminata dal consumismo.

Joseph Beuys - I like America & America Likes Me, 1974

Secondo Marina Pugliese, critico d’arte, a stabilire oggi quello che è arte è anche il giro di “mercanti, critici e galleristi che selezionano le opere, stabiliscono le tendenze e creano i casi”. Mesi fa a Milano, da Sotheby’s, un barattolo con 30 grammi di feci è stato venduto a 124.000 euro. Era uno dei celebri esemplari di Merda d’artista di Piero Manzoni (1933-1963), [07] che nel 1961 inscatolò le sue feci per lanciare un messaggio dissacrante: il vero artista, oggi, non è quello che sa disegnare perfettamente un albero, ma quello che riesce a vendere anche i suoi escrementi.

Piero Manzoni - Merda d'Artista, 1961

Se il valore di un’opera di Leonardo da Vinci si misura dalla sua perfezione tecnica e stilistica, per un’opera di oggi il valore (anche economico) dipende spesso da fattori esterni all’opera d’arte in quanto tale. Oggi, sottolinea Francesco Poli, docente di arte contemporanea all’Accademia di Brera, si cerca non tanto il talento quanto “il fenomeno”: ciò che riesce ad attirare l’attenzione del pubblico. Poi critici e mercanti d’arte gonfiano il caso, facendo lievitare le quotazioni dell’artista.

In questo sistema così fluido, quante volte rischiamo di trovarci di fronte a bufale?
“Tante” ride la gallerista milanese Claudia Gian Ferrari. “Per distinguere il Kitsch (termine usato per definire oggetti di cattivo gusto) sublime dal kitsch-e-basta c’è una regola: dobbiamo guardare un’opera con innocenza, come se fosse la prima volta. Ciò che conta è che non ci lasci indifferenti. Ma per formarci un gusto è essenziale guardare molte opere”.
Anche perché le tradizionali categorie bello/brutto non valgono più.
“Ci sono altri parametri” sottolinea Pugliese. “Un’opera deve far riflettere, sorprendere, stimolare, divertire. Un tempo il bello era l’armonia ideale, oggi questo sogno si è infranto perché nessuno crede più in una verità unica e universale. Oggi il bello è relativo, soggettivo e riflette le contraddizioni del mondo”.

E’ la nuova arte, che piaccia o no.


Roberta Scorronese è abruzzese di nascita ma vive e lavora a Milano.
Giornalista, scrive su numerose testate tra cui il Corriere della Sera.
Nel 2004 ha pubblicato, insieme a Pier Mario Fasanotti, Io non sono pazzo. Splendori e miserie di Salvador Dalì.
Un completo profilo di un grande artista, celebre per la sua attività “paranoico-critica”, sublime fonte d’ispirazione per i suoi quadri dalle visioni oniriche e barocche, in cui si fondono sacro e profano.

Francesco Bonami - Lo potevo fare anch’io - Perchè l’arte contemporanea è davvero arte
Mondadori Editore - Segrate (MI)
Collana Strade blu
Anno di pubblicazione: 2007
Formato: 15x21 - brossura
Pagine: 180

Francesco Poli
- Il sistema dell’arte contemporanea - Produzione artistica, mercato, musei
Laterza Editore - Bari/ Roma
Collana Universale Laterza
Anno di pubblicazione: 2007
Formato: brossura
Pagine: 214


NOTE

[01] Il termine "Readymade" risale al 1915, secondo la definizione che Duchamp stesso ne dà: "oggetto d'uso comune promosso alla dignità di oggetto d'arte dalla semplice scelta dell'artista".
Nel 1964 Marcel Duchamp autorizzò il suo gallerista Arturo Schwarz a produrre delle repliche di 13 Readymades ognuna tirata in 12 esemplari.

[02] Alla fine degli anni Settanta, in ambito internazionale, si evidenzia una nuova linea di tendenza che considera la produzione artistica come progetto astratto, teorico, solo formulato dal pensiero, completamente svincolato dalla realizzazione concreta e in aperta opposizione alla produzione artistica tradizionale. Tale tendenza, che afferma il valore primario della progettazione mentale, rispetto all'opera realizzata, prende il nome di Arte Concettuale. Essa rifiuta la realizzazione concreta perché ogni dipinto, ogni scultura rischiano, nella nostra società, di diventare una merce venduta a caro prezzo, considerata sul mercato un bene-rifugio che non si svaluta e succube dei meccanismi tipici della società dei consumi. L'arte è quindi intesa come idea, come conoscenza ed espressione attraverso il pensiero non come opera concreta.
(artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[03] Christo Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon.

[04] L'impostazione di pensiero del Concettuale ha influenzato, anche se con esiti molto diversificati, larga parte della ricerca artistica seguente. Sono nate così:
- l'Arte povera, come totale rifiuto del "bel materiale", della composizione struttura secondo precise regole, chiaro atteggiamento di ribellione verso l'arte intesa in senso tradizionale. Non si presentano più opere, ma informazioni, progetti, operazioni sulla realtà, insomma proposte aperte, modi di essere nel mondo, piuttosto che risultati definitivi;
- la Body art: l'opera è costituita dal corpo umano esposto in carne ed ossa e l'intervento dell'artista è sul corpo stesso, anche con azioni violente; tali esibizioni vengono riprese in diretta da una televisione a circuito chiuso. L'artista si avvale abilmente del proprio corpo con azioni pubbliche, dove qualunque movimento assume particolare significato. Gli artisti della Body art talvolta vengono anche definiti "comportamentisti". Certe loro manifestazioni sconfinano in vere e proprie forme di teatro-performance;
- la Land art: propone interventi non sulla natura, come già avvenuto in passato, ma nella natura, non con scopi ornamentali, ma per prendere coscienza dell'ordine naturale degli elementi, che l'uomo moderno ha completamente sconvolto. La società tecnologica ha alterato il rapporto uomo-natura ed è l'artista, più di ogni altro, che ne vive il profondo disagio, che ne avverte lo sconfinato pericolo.
L'Arte povera, la Body art, la Land art, si pongono indubbiamente come provocazione al meccanismo di accaparramento da parte dei grandi collezionisti di opere d'arte che spesso, più per snobismo che per reale desiderio e conoscenza, acquistano opere, che considerano soprattutto come valida forma di investimento.
Il gruppo promotore dell'Arte Concettuale è quello inglese dell'Arte Language, e soprattutto l'artista Kosuth. Altri artisti di questa tendenza e delle sue derivazioni sono: Burgin, Prini, Kawara, Venet, Ramsden, Merz, Zorio, Pistoletto, Beuys, Isgrò, Christo, Dibbets, Oppenheim, Gina Pane, Smithson. (artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[05] Il movimento Dada nasce intorno agli anni Venti del Novecento, come forma di provocazione, piuttosto che come corrente artistica vera e propria. Già nella scelta, fatta a caso, della denominazione del movimento (la parola "dada" non significa nulla) si rileva l'atteggiamento assunto dai Dadaisti. Le conquiste tecnologiche che dovevano portare ad un mondo nuovo, hanno invece condotto alla guerra; i Dadaisti attaccano con feroce ironia le convenzioni e le regole della società, accettate in genere passivamente dalla massa. Il gruppo Dada pertanto vuole contestare e scandalizzare negando tutto del passato: l'opera d'arte deve esprimere ribellione. Le immagini non devono essere progettate, ma nascere anche per caso; i materiali che costituiscono un'opera d'arte possono anch'essi essere trovati per caso. Così le opere Dada sono caratterizzate dall'assemblaggio di materiali disparati, come ad esempio biglietti ferroviari, tappi di sughero, chiodi. Vengono proposti, come espressioni d'arte, oggetti qualsiasi: uno scola-bottiglie, una ruota di bicicletta o anche oggetti "assurdi" come una tazzina di caffè realizzata in pelliccia, o un ferro da stiro chiodato. Tutto può essere opera d'arte - dicono i Dadaisti - se è firmato ed esposto in una mostra. Le loro opere vengono perciò definite "non-arte" oppure "anti-arte". Tuttavia esse stanno a testimoniare un nuovo modo di esprimersi, non privo di una ricerca estetica con i richiami a forme del linguaggio cubista e futurista.
I principali esponenti del movimento Dada sono: Duchamp, Picabia, Man Ray, Arp, Schwitters. (artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[06] Nella linea di ricerca dell'Informale si manifesta negli Stati Uniti, intorno agli anni Cinquanta del secolo passato, una tendenza definita Action Painting (pittura d'azione). E' una tendenza particolare della scuola di New York, che attribuiscono al gesto del dipingere, all'azione in quanto tale, il ruolo determinante nell'esperienza dell'artista. Anche gli artisti dell'Action Painting, come già quelli dell'Informale, si esprimono attraverso modi differenziati:
Jackson Pollock predilige la tecnica del dripping (sgocciolamento del colore);
Willem De Kooning accosta colori violenti alla maniera espressionista: la sua pittura è chiamata proprio “espressionismo astratto”;
Franz Kline utilizza grandi segni neri su fondo unicamente ed ossessivamente bianco.
Le successive manifestazioni artistiche americane New Dada e Pop-art hanno le loro radici nell'Action Painting.
I principali esponenti dell'Action Painting sono:
Pollock, De Kooning, Kline, Tobey. (artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[07] Nel maggio 1961 Piero Manzoni sigillò le proprie feci (o comunque lo fece credere) in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un'etichetta con la scritta Merda d'Artista in inglese, francese, tedesco e italiano. Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell'artista. Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all'equivalente in oro del loro peso.
A Milano, il 23 maggio 2007 nelle sale della casa d'aste Sotheby's, un collezionista privato europeo si è aggiudicato l'esemplare numero 18 a 124.000 euro: record d'asta mondiale per una delle 90 opere.
Il Corriere della Sera dell’11.06.2007 riporta un articolo di Agostino Bonalumi, amico di strada di Piero Manzoni, il quale ha dichiarato che in realtà all'interno delle famose scatole non era contenuto altro che gesso.