TOTTA e DYLAN
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ExoMars 2016, incidente al lander Schiaparelli

Si è conclusa l'indagine avviata dall'Agenzia Spaziale Europea per investigare sulle cause che hanno portato lo scorso 19 ottobre 2016 allo schianto del lander Schiaparelli della missione ExoMars durante l'ammartaggio.


La maggior parte della discesa fu svolta come previsto. La telemetria di Schiaparelli fu inviata correttamente all’orbiter TGO - Trace Gas Orbiter e durante la discesa effettuava un monitoraggio del segnale portante di Schiaparelli, così come il telescopio Giant Metrewave Radio Telescope in India.

Nei giorni e settimane successivi all'incidente, la sonda NASA MRO - Mars Reconnaissance Orbiter, individuò l'area dell'impatto ed inviò a Terra le foto. Queste immagini avevano suggerito che la separazione tra lander e paracadute e scudo termico fosse avvenuta come da programma, sebbene l'impatto al suolo di Schiaparelli sia stato a forte velocità.
Tutto materiale prezioso per la commissione di indagine guidata dell'ESA Inspector General, che ora ha concluso la sua attività, identificando circostanze e cause dell'incidente e producendo raccomandazioni da adottare per il futuro, raccomandazioni preziose per la 2ª missione del programma ExoMars.

Ecco le conclusioni dell'indagine.
Circa 3 minuti dopo l'ingresso in atmosfera il paracadute è stato dispiegato, ma il modulo ha avuto forti velocità di rotazione (oscillazioni) inattese. Ciò ha comportato una breve "saturazione" dell'Unità di misurazione inerziale (IMU - Inertial Measurement Unit), la quale misura la velocità di rotazione del lander. Per saturazione si intende che le misurazioni rilevate dallo strumento superano l'intervallo di valori attesi. Tale saturazione ha causato a sua volta un grande errore nella stima dell'assetto di volo, da parte del software del sistema di guida, navigazione e controllo (GNC - Guidance Navigation and Control System) del lander. L'incorretta stima dell'asseto, combinata poi con le successive misurazioni radar hanno portato il computer a "ritenere" che Schiaparelli si trovasse al di sotto del livello del suolo.
 E questo ha causato il prematuro distacco del paracadute e del back-shell, una breve accensione di soli 3 secondi dei propulsori (invece di 30 secondi) e l'attivazione del sistema "al suolo", come se Schiaparelli fosse davvero posato sulla superficie di Marte e fosse arrivata l'ora di attivare la strumentazione prevista per le analisi di superficie. Da qui, ecco che la strumentazione scientifica di superficie ha inviato un primo pacchetto di dati diagnostici, poco prima che il segnale si interrompesse per sempre.
La realtà era però profondamente diversa. Schiaparelli era in caduta libera da un'altitudine di circa 3,7 km, ed è arrivato al suolo in volo libero con una velocità stimata di 540 km/h.

Il rapporto della commissione di indagine ha fatto tuttavia notare che il lander (ricordiamo che era un dimostratore) è arrivato molto vicino ad atterrare con successo, ha quindi svolto con successo una parte molto importante degli obiettivi originali della sua missione (ingresso in atmosfera, discesa, precisione nel puntare al sito di atterraggio, invio in tempo reale dei dati alla sonda orbitale). Ciononostante sono state individuate mancanze sia nella robustezza del software di bordo (pochi controlli di correttezza sui dati per identificare particolari eventi poco indagati con conseguente mancanza di azioni correttive) sia organizzative e di management nei confronti dei fornitori e dei vari componenti, nonché la carenza di alcuni test di integrazione.
La commissione di indagine ha rilevato che il modello realizzato sulla dinamica di apertura del paracadute, su cui si è basata la progettazione del software di bordo, non forniva un comportamento aderente alla realtà dimostratasi più complessa. Ciò è stato confermato anche dall'esperienza maturata dal JPL-NASA per l'ammartaggio del rover Curiosity il 6 agosto 2012, della missione Mars Science Laboratory.

E' stata rilevata poi una mancanza di completezza nelle simulazioni statistiche compiute su Schiaparelli, dove alcuni scenari più critici non sono stati affrontati. Così come non è stato tenuto conto in fase di test di accettazione che la durata della saturazione dell'IMU - Inertial Measurement Unit, potesse superare il limite di 15 m/sec. Inoltre Schiaparelli è stato realizzato come un sistema non-fault-tolerant (non tollerante agli errori), come da progettazione. Alcune misurazioni ridondanti erano presenti ma non sono state per realizzare un software più robusto agli errori.

David Parker (ESA Director of Human Spaceflight and Robotic Exploration): "C'erano chiaramente un numero di aree a cui avrebbe dovuto essere data maggiore attenzione nella preparazione, validazione e verifica del sistema di ingresso, discesa ed atterraggio. Porteremo le lezioni apprese con noi mentre continuiamo a prepararsi per la missione del rover e piattaforma al suolo di ExoMars 2020".

Nel frattempo, la preparazione di ExoMars 2020 ha superato un'importante step di verifica che la mantiene quindi in carreggiata per la finestra di lancio del 2020. E per quanto riguarda ExoMars 2016, il TGO ha iniziato una lunga manovra di aero-frenata, lunga 1 anno, nei confini dell'atmosfera Marziana per raggiungere all'inizio del 2018 l'orbita di destinazione (Science Orbit).

Notizie tratte da: NEWS SPAZIO 26.05.2017 - Fonte dati ESA

Turismo spaziale: ci siamo finalmente

Un annuncio tanto inatteso quanto importante. SpaceX - Space Exploration Technologies ha dichiarato infatti che intorno alla fine del 2018 verrà lanciata una missione di circumnavigazione della Luna, con due persone a bordo. Ma non si tratterà di astronauti NASA o di qualche altra agenzia spaziale mondiale.

Si tratterà di due privati cittadini, turisti spaziali o astronauti privati, che sempre secondo SpaceX hanno già pagato un significativo acconto per volare intorno alla Luna.

La missione partirà dallo storico Lauch Pad 39-A del NASA Kennedy Space Center, da sempre "il porto spaziale" per la Luna.
Un razzo vettore FH - Falcon Heavy, per carichi pesanti, lancerà nello spazio la nuova capsula DRAGON-2, la prima capsula spaziale commerciale per il trasporto di esseri umani, che raggiungerà la Luna, le girerà intorno e farà ritorno a Terra.


Notizie e immagini tratte da: NEWS SPAZIO

The Last Man on the Moon

Si è spento il 16 gennaio 2017, presso un ospedale di Houston, Eugene “Gene” Andrew Cernan, l’ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna. 


Era nato a Chicago il 14 marzo 1934 e come astronauta statunitense aveva compiuto 3 missioni nello spazio: GEMINI 9 (3-6 giugno 19966) con Thomas Stafford; APOLLO 10 (18-26 maggio 1969) con Thomas Stafford  e John Watts Young; APOLLO 17 (7-19 dicembre 1972) con Ron Evans e Harrison Schmitt.


 Gene Cernan a bordo del Lunar Rover durante la prima attività extraveicolare di APOLLO 17
11 dicembre 1972


Nel 1999 Andrew Cernan pubblicò il libro “The Last Man on the Moon” in cui descrive le sue esperienze nello spazio e descrisse la sua passeggiata lunare come il “momento più splendente della mia vita. La sensazione è di voler immortalare il momento e portarlo a casa, ma non si può”.

ExoMars

Ci stiamo preparando per andare su Marte. Manca poco per due importanti missioni.
Le due missioni fanno parte di un programma congiunto tra l’Agenzia Spaziale Europea ESA e l’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos.


La prima missione partirà nel 2016 con la sonda TGO - Trace Gas Orbiter con a bordo il modulo “Schiaparelli”, un dimostratore tecnologico EDM - Entry, Descend and Landing Demonstrator Module che si poserà sulla superficie in preparazione alla seconda missione che inizierà nel 2018, la quale prevede di far posare sulla superficie di Marte un rover e un piattaforma scientifica di superficie.

La sonda TGO dall’orbita studierà l'atmosfera di Marte per la ricerca di metano ed altri gas atmosferici che potrebbero essere il segno di processi o biologici o geologici attivi nel sistema del pianeta.
Il lander ”Schiaparelli” un dimostratore tecnologico per l'avvicinamento, la discesa e l'atterraggio (EDM - Entry, Descend and Landing Demonstrator Module). Quest'ultimo testerà le tecnologie importanti per atterrare su Marte e fornirà dati atmosferici ed ambientali che saranno importanti per le future missioni ESA su Marte.
Il rover, dell’ESA, il primo robot in grado di trivellare il suolo fino ad una profondità di m 2,00.
La piattaforma scientifica, della Roscosmos, avrà una vita programmata di circa un anno terrestre. Produrrà immagini del sito su cui si è posata, monitorerà il clima, studierà l’atmosfera ed effettuerà analisi sulla radiazione ambientale. Inoltre verrà studiata la distribuzione di eventuale acqua presente nel sottosuolo e verranno svolti esperimenti geofisici della struttura interna di Marte.



Kepler 452-b

Siamo soli nell’universo?
Per ora la risposta è che il telescopio spaziale Kepler, lanciato il 7 marzo 2009 da Cape Canaveral Air Force Station, tramite un razzo vettore Delta II, ha scoperto un pianeta cugino della Terra che ha una stella, Kepler 452, intorno alla quale orbita.


Kepler 452-b è l’ultimo esopianeta confermato dagli scienziati della missione Kepler e dal punto di vista scientifico è estremamente importante, rappresenta un passo avanti nella ricerca di pianeti lontani simili al nostro.
Nella sua spettacolare missione, estesa fino al 2016, il telescopio spaziale Kepler ha fatto delle scoperte davvero eccezionali. Ha cambiato la nostra percezione dell'Universo dimostrando che i pianeti in orbita intorno ad una stella sono molto, molto più comuni di quanto si pensasse in precedenza. E fino ad oggi sono più di 1000 i pianeti lontani confermati.


E veniamo alla nuova scoperta, il pianeta Kepler 452-b. E' il primo confermato dagli scienziati di missione ad avere dimensioni simili alla Terra ed essere in orbita intorno ad una stella, Kepler 452, simile al nostro Sole, di classe G2, alla distanza giusta.
Il nuovo pianeta ha un diametro del 60% più grande della nostra Terra (pianeti di queste dimensioni sono chiamati Super-Terre). La sua composizione e la sua massa non sono ancora state determinate. Secondo gli scienziati tuttavia vi sono buone probabilità che si tratti di un pianeta roccioso.
E poi orbita all'interno della fascia di Goldilocks [1] della stella Kepler 452. Erano già state individuate Super-Terre o Mega-Terra in orbita nella zona abitabile della propria stella, ma - e questo è l'elemento di novità per Kepler 452-b - è la prima volta che tale stella è simile al nostro Sole.
La stella Kepler 452 ha 6 miliardi di anni, 1,5 in più del nostro Sole. E' una stella di tipo G2, e se la confrontiamo con la nostra, le dimensioni sono simili, il suo diametro è il 10% più grande, ha la stessa temperatura ed è il 20% più luminosa.
Kepler 452-b si trova ad una distanza da Kepler 452 pari al 5% in più rispetto alla distanza Terra-Sole ed il suo periodo orbitale è di 385 giorni, appena il 5% in più della durata del nostro anno.

Kepler 452-b e la stella Kepler 452 sono quindi ad oggi il sistema pianeta-stella più simili al sistema Terra-Sole. Ad oggi, perché l'analisi dei dati registrati dal telescopio spaziale Kepler è tutt'ora in corso, la caccia continua.

Il sistema Kepler 452 si trova però molto lontano da noi, nella costellazione del Cigno (l'area di caccia di Kepler) a 1.400 anni luce da noi. A meno di riuscire a sviluppare un sistema di trasporto spaziale tale da superare - e di parecchio anche - la velocità della luce sarà molto difficile da raggiungere.
Fino ad ora solamente la fantascienza ci è riuscita.

[1] La "zona abitabile" di una stella, detta anche zona Goldilocks, è quella regione di spazio che si trova ad una particolare distanza dalla stella stessa, ed è caratterizzata dal riceverne una particolare quantità di energia, abbastanza per consentire ad un pianeta che si trovi ad orbitare proprio in tale regione di poter avere acqua liquida sulla sua superficie. Quindi, non troppa energia affinché l'acqua evapori e non poca per farla ghiacciare. E non significa assolutamente che su quel pianeta vi sia vita (vita come noi la conosciamo). L'acqua allo stato liquido ne è un ingrediente fondamentale, senza di essa la vita non può svilupparsi, ma la sola presenza dell'acqua non vuol dire che vi sia vita. Per dirla in breve l'acqua è un ingrediente necessario ma non sufficiente a far evolvere la vita.

Notizie tratte da: newspazio.blogspot.it

One Year Mission

Venerdì 27 marzo prossimo verrà lanciata dal Cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, alle ore italiane 21:42, il veicolo spaziale SOYUZ TMA-16M che porterà sulla Stazione Spaziale Internazionale l’equipaggio dell’EXPEDITION 43.


L’equipaggio sarà formato dal comandante Gennadij Ivanovič Padalka (1958, cosmonauta ROSCOSMOS), da Michail Borisovič Kornienko (1960, cosmonauta ROSCOSMOS) e da Scott Joseph Kelly (1964, astronauta NASA).

Kelly e Kornienko saranno i veri protagonisti della prima missione congiunta USA-Russia che resteranno sulla Stazione Spaziale Internazionale per un intero anno. Considerando che normalmente, per ogni membro degli equipaggi che si susseguono sulla Stazione, la durata del periodo di servizio è di circa sei mesi. Un equipaggio è composto da sei membri tra astronauti e cosmonauti che ogni tre mesi si avvicendano sull'avamposto orbitale.


La missione sarà dedicata al comprendere meglio come l'organismo umano reagisce e si adatta nel lungo termine all'ambiente spaziale. L'obiettivo è ridurre sempre più i rischi per gli astronauti che saranno impegnati nelle future missioni di esplorazione verso Marte e gli asteroidi.

Durante quest'anno sono previsti centinaia di esperimenti in differenti discipline scientifiche, tra queste biologia, biotecnologia, scienze fisiche e scienze della Terra.

Rosetta, storico evento

Il lander Philae della sonda Rosetta dell’ESA - Agenzia Spaziale Europea, lanciata il 2 marzo 2004, si è posato mercoledì 12 novembre sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, alle 17:03 ora italiana, a 500 milioni di km di distanza dalla Terra.

Dopo il primo touchdown è rimbalzato con la velocità di 0,38 m/sec (cioè 1,368 km/h) ed ha trascorso 1 ora e 51 minuti in volo libero prima di ridiscendere per un secondo touchdown alle ore 18:25. A quel punto è nuovamente rimbalzato questa volta alla velocità di 3 cm/sec, ha fatto un piccolo saltello per fermarsi definitivamente al suolo alle ore 18:32.



Il luogo dell'atterraggio, è il Sito J, ribattezzato AGILKIA, come l'isola sul fiume Nilo nel sud dell'Egitto in cui vennero rilocati nel 1977 (smontati, spostati e rimontati) i Templi dell'antico Egitto, tra cui il Tempio di Iside, che sorgevano nell'isola di Philae, quando quest'ultima venne sommersa durante la costruzione della diga di Aswan.


Notizie e immagini tratte da: esa.int

Missione ISS 42/43

Samantha Cristoforetti (1977), milanese ma cresciuta in trentino, capitano dell'Aereonautica Militare che sarà la prima a volare in orbita attorno alla Terra.
Partirà il prossimo 24 novembre c.a. dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakistan, a bordo di una navetta russa Soyouz con la quale raggiungerà la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dove rimarrà per sei mesi. 


Sarà la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), condotta assieme all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la NASA e l’Ente Spaziale Russo (ROSCOSMOS), ed è stata battezzata “futura”. 
Samantha Cristoforetti sarà il settimo astronauta italiano ad andare in orbita. Suoi compagni di viaggio saranno l'astronauta russo Anton Nikolaevič Škaplerov (1972, ROSCOSMOS) e l’astronauta americano Terry Virts (1967, NASA).


Come ha sottolineato il neo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, in una conferenza stampa di presentazione della missione “futura”, oltre ai 40 esperimenti di alto valore scientifico del programma di Samantha è prevista anche la preparazione nello spazio del caffè italiano, una iniziativa che contribuirà senz’altro a far conoscere maggiormente nel mondo intero la nostra già ben nota bevanda.

La Stazione ISS che ha per obiettivo la scienza è stata nominata “Avamposto 42”, da un celebre romanzo di fantascienza di cui Samantha Cristoforetti è appassionata sin da bambina, e che l’astronauta considera ora “Avamposto di tutta l’umanità”.

“Avamposto42”, il cui titolo esplicitamente si ispira alla geniale, e ironica, trovata dello scrittore britannico Douglas Adams su “Guida galattica per autostoppisti” (secondo cui “42” sarebbe la risposta di un supercomputer alla “Domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e tutto quanto”), si propone come “un build-up, un work in progress che - ha spiegato la Cristoforetti - spero aggreghi da qui ai prossimi mesi anche tante curiosità diverse. (…)
E Avamposto 42 è il sito web da dove si potrà seguire per intero la “Missione Futura”.

Ciò che abbiamo imparato su Marte

Il 6 agosto scorso il rover Curiosity ha festeggiato un anno di permanenza sul suolo marziano. Dodici mesi nei quali, grazie a un progetto da oltre 2,5 miliardi di dollari e 10 sofisticati strumenti di bordo, si sono fatte scoperte che hanno entusiasmato anche i più scettici. 
Un esempio? Su Marte c'erano fiumi e acqua. E, probabilmente, vita.


1. Atterraggio rivoluzionario
Il primo obiettivo Curiosity l'ha raggiunto toccando con successo la superficie marziana. Per la prima volta un modulo dotato di gru ha calato il rover tramite lunghi cavi, per poi andarsi a schiantare a debita distanza. Gli scienziati della Nasa sostengono che sarà questo il futuro degli atterraggi sul pianeta rosso.
2. Analisi marziane
Per la prima volta nella storia, un rover ha trapanato una roccia (la John Klein), fino a una profondità di 6,4 cm, per estrarne un campione da analizzare.
3. Tracce di vita?
L'analisi della roccia John Klein ha rivelato la presenza di ossigeno, fosforo, carbonio, azoto e zolfo. In quel sito, quindi, miliardi di anni fa c'era un ambiente acquoso, ospitale per la vita.
4. Radiazioni no problem
Le radiazioni su Marte sono a livelli comparabili a quelle presenti nell'International space station, quindi poco pericolose per l'uomo.
5. Segni dell'acqua
Curiosity ha trovato tracce di un antico fiume, sotto forma di rocce erose dalla corrente. L'acqua arrivava circa al ginocchio.
6. Social spaziale
La missione del rover è stata la prima a trasformare la ricerca spaziale in fenomeno social: il twitter di Curiosity ha oltre 1,3 milioni di follower. Oltre 49 mila le foto scattate e pubblicate sul web.
7. Spazi ridotti
La precisione dell'atterraggio su Marte è passata da un'area di 20x150 chilometri dei precedenti rover Spirit e Opportunity, a 7x20 di Curiosity. Ad appena otto anni di distanza tra le missioni.
8. Ricchezze minerali
Tra i metalli rilevati dal rover c'è il nichel, utilizzato per alimentare la strumentazione proprio di Curiosity. Scoperta che potrebbe risolvere il problema dell'energia per le prossime missioni.
9. Primi passi umani
Per vedere astronauti su Marte si dovrà attendere almeno fino al 2030, anno per cui, secondo i programmi della Nasa, è prevista una missione umana sul pianeta.
10. Sguardo al futuro
Il successo della missione ha dato una spinta decisa alla prossima, pianificata per il 2020. Questa volta, dicono alla NASA, si dovrà rispondere in modo inequivocabile al quesito: c’è stata o no vita su Marte?


Riccardo Meggiato - Panorama / Scenari Frontiere - 07.08.2013

Spazioplano Skylon


Nella corsa privata allo spazio l’ESA - Agenzia Spaziale Europea ed il Governo Britannico hanno concesso alla compagnia aerospaziale REL - Reaction Engines Limited un finanziamento per un programma multimilionario e innovativo che riguarda lo sviluppo di un motore a razzo di nome SABRE - Synergistic Air-Breathing Rocket Engine con alimentazione ad aria. Questo costituirà il sistema propulsivo dello spazioplano Skylon, un progetto di veicolo a singolo stadio e riutilizzabile, che promette di decollare come un aereo, posizionare un payload in orbita terrestre e tornare a casa atterrando nella stessa pista.

SABRE è nel progetto un motore "ibrido", nel senso che potrà comportarsi sia come un jet alimentato ad aria, sia come un razzo nel vuoto spaziale. Ed è proprio questa caratteristica a dargli un potenziale vantaggio competitivo rispetto agli altri progetti di "spazioplani", secondo quanto affermato da Mark Hempsell, direttore Future Programs della Reaction Engines limited.

L'obiettivo molto ambizioso dei progettisti di Skylon non è tanto concorrere nei voli suborbitali, quanto sostituirsi addirittura agli attuali lanciatori orbitali.

Da considerare che i primi progetti risalgono alla metà degli anni '90 per un lanciatore in grado di portare in orbita bassa circa 12 tonnellate di massa oppure 60 passeggeri.
Ora la tecnologia è disponibile e secondo la Reaction Engines Limited potrebbe diventare una realtà in meno di dieci anni, con un costo di vari miliardi di Euro.

Notizie e immagine tratte da: newsspazio.blogspot.it

Vendesi voli per la Luna



Questo è il progetto presentato da due ex alti funzionari della NASA, annunciando la creazione della società privata Golden Spike Company. Un volo andata e ritorno per due passeggeri con passeggiata sulla Luna avrà un costo di 1,5 mld di dollari, pari a “una frazione di qualsiasi programma lunare mai concepito”, hanno precisato in un comunicato.



“Golden Spike Company è la prima azienda che vuole offrire in modo regolare spedizioni di esplorazione sulla superficie della Luna entro la fine del decennio”, hanno aggiunto nella nota. L’azienda precisa di voler ricorrere a “razzi disponibili e ai veicoli spaziali per passeggeri in fase di sviluppo”, per vendere i voli a “nazioni, individui e aziende con obiettivi e ambizioni di esplorazione lunare”.

La presentazione della nuova azienda è avvenuta alla vigilia del 40° anniversario del lancio di APOLLO-17, l’ultima missione che portò l’uomo sulla Luna. I due protagonisti del progetto sono Alan Stern, ex numero uno NASA per la scienza, e Gerry Griffin, ex direttore di volo di APOLLO e numero uno del Johnson Space Center Houston della NASA in Texas.

Alan Stern sarà l’amministratore delegato dell’azienda, mentre Gerry Griffin Presidente del Consiglio di amministrazione. Tra i consiglieri dell’azienda figurano anche uomini politici, tra cui l’ex Presidente della Camera dei rappresentanti Newt Gingrich e Bill Richardson, ex ambasciatore dell’ONU ed ex Segretario per l’Energia dell’ex Presidente Bill Clinton.

Texture marziana



E’ la prima immagine ripresa dalla fotocamera MAHLI - Mars Hand Lens Imager posizionata sul braccio robotico del rover Curiosity, della missione MSL - Mars Science Laboratory.

La superficie fotografata è di 86 cm ed il sasso più grande, nella parte inferiore, è di circa 8 cm.

La fotocamera MAHLI è in grado a mettere a fuoco da 2,1 cm ad infinito. Inoltre il suo posizionamento sull’estremità del braccio robotico di Curiosity permette di essere utilizzata anche per altri scopi, ad esempio per riprendere il rover stesso da varie angolazioni.

Vedi le foto by Jet Propulsion Laboratory / NASA        

UNICHE NEL SUO GENERE !

Il rover Curiosity

Curiosity, realizzato nell'ambito della missione MSL - Mars Science Laboratory, si è posato sulla superficie di Marte, dopo 8 mesi di viaggio e percorso 567 milioni di chilometri, il 6 agosto alle 7,31 ore italiane, regalandoci uno spettacolo estremamente complesso carico di alta tecnologia.


L’operazione è avvenuta con una nuova tecnica, mai utilizzata prima con un mezzo spaziale senza equipaggio, che è stata paragonata al movimento di un ragno sulla sua tela. La navicella-madre è entrata nell'atmosfera a sei chilometri al secondo, ha aperto il più grande paracadute supersonico mai utilizzato ed ha usato apparecchi sofisticati per manovrare e rallentare la discesa. Dopo quelli che sono stati definiti “sette minuti di terrore” un applauso liberatorio è scoppiato fra gli scienziati del JPL - Jet Propulsion Laboratory. Subito dopo Curiosity ha inviato sulla Terra le prime due immagini della superficie del pianeta.

L’impresa è stata commentata con entusiasmo da Charles Frank Bolden, amministratore della NASA: “Oggi, le ruote di Curiosity hanno iniziato a tracciare il percorso per le impronte umane su Marte”, e si rinnova così la sfida per inviare entro la metà del 2030 un equipaggio umano su sul Pianeta Rosso.

Curiosity è la terza sonda inviata su Marte, dopo Spirit e Opportunity. Pesa 899 chili ed è un laboratorio scientifico della dimensione di una grossa auto. La navicella ha iniziato il suo viaggio il 26 novembre del 2011 con un lancio da Cape Canaveral, in Florida. Si tratta dell'oggetto più grande e più pesante creato dall'uomo mai posato su Marte. La sua missione è capire se il luogo dove è atterrato, il Gale Crater, abbia mai ospitato forme di vita.

… Marte è stato invaso dai terrestri…

La missione durerà circa due anni e ha portato sul pianeta rosso anche un pezzo di Italia: un chip che contiene l'autoritratto di Leonardo Da Vinci e il Codice del Volo, il testo nel quale Leonardo descrive il volo degli uccelli e la sua Macchina volante, considerato il fondamento della storia del volo.
L'iniziativa si deve all'ASI - Agenzia Spaziale Italiana, al Tg della Rai Leonardo e della sua conduttrice Silvia Rosa Brusin e al JPL - Jet Propulsion Laboratory della NASA.

Orbita Italia

Tute spaziali, stemmi delle missioni orbitali, documentazione tecnica originale, addirittura alcuni frammenti di astronavi. Tutti volati nello spazio. Saranno questi i grandi protagonisti di “Orbita Italia”, la mostra organizzata in occasione del ventesimo anniversario del lancio del primo astronauta italiano nel luglio 1992. Organizzata dall’associazione culturale Ifimedia, la mostra è stata inaugurata martedì 12 giugno a Roma presso lo Spazio Europa, uno spazio pubblico gestito dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea (in via IV Novembre, 149).


All’apertura ufficiale della mostra ha partecipato il primo astronauta italiano Franco Malerba.
La mostra potrà essere visitata fino al 27 giugno con ingresso libero.

Operazione Drago (nuovo tentativo)

La storica missione Dragon ha subìto un aggiornamento circa la data del lancio prevista per il 19 maggio scorso. I tecnici della SpaceX hanno individuato in una valvola difettosa il problema che ha causato la sospensione automatica della missione proprio allo scadere del conto alla rovescia. Una lettura di pressione troppo alta nella camera di combustione del motore Merlin n. 5, del primo stadio del razzo, ha portato il computer di bordo allo spegnimento automatico del Falcon 9, pertanto una volta individuato il problema la SpaceX ha provveduto alle immediate riparazioni.

Infatti il lancio è avvenuto martedì 22 maggio alle ore italiane 09:44 dal Launch Complex 40 di Cape Canaveral Air Force Station, in Florida.

E’ iniziata la nuova era spaziale umana: per la prima volta nella storia un’azienda privata ha lanciato un veicolo spaziale verso la Stazione Spaziale Internazionale.

In seguito ai numerosi test che la capsula orbitale di trasporto Dragon effettuerà nei prossimi giorni, la NASA stabilirà se è pronta all'aggancio che potrà avvenire venerdì 25 maggio.
Se così sarà, Dragon verrà catturata dal SSRMS - Space Station Remote Manipulator System, ovvero il baraccio robotico della ISS che la aggancerà ad un portellone del nodo Harmony.

Durante la successiva settimana, secondo il programma, gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale entreranno nella prima capsula spaziale commerciale di tutti i tempi, ne preleveranno i rifornimenti e la riempiranno con tutto quello che si dovrà riportare sulla Terra.
Due settimane dopo Dragon verrà sganciata dalla ISS e rientrrà, ammarando nell'Oceano Pacifico a poche centinaia di km ad ovest dalle coste della California del Sud.


Immagine tratta da: nasa.gov / Vedi ns. precedente post pubblicato l'11.05.2012

Operazione Drago

Inizia una nuova era, quella dei privati alla conquista dello spazio.
Parte l'Operazione Drago che per la prima volta porterà nello spazio un'astronave progettata, costruita e lanciata da un'azienda privata: 


La società americana SpaceX ha annunciato di aver fissato per il 19 maggio la data del primo tentativo di lancio della sua navicella “Dragon”. La destinazione è la ISS - International Space Station. Nei comunicati si parla di primo tentativo, con la prudenza d'obbligo in un settore dove tutto deve essere a prova di errore.
Il veicolo Dragon da 6 t di peso e le dimensioni di 5,2 m di altezza e 3,6 m di diametro sarà la prima capsula privata ad ormeggiare sulla ISS, grazie all’intervento dello speciale braccio robotico della stazione.


La SpaceX ovvero la Space Exploration Technologies Corporation è un'azienda pilota nel campo dei trasporti spaziali e da tempo ormai sta sviluppando lanciatori spaziali, parzialmente riutilizzabili come il Falcon 1 e il Falcon 9, più una capsula per il trasporto orbitale di persone e merci: la Dragon. Fondata nel giugno del 2002 dall’imprenditore sudafricano Elon Musk (1971) che, dopo avere inventato il PayPal il sistema di pagamento online, ha deciso di puntare dritto verso lo spazio rendendosi conto che progettare, costruire e varare una flotta spaziale e dovendo fare i conti con i problemi di budget, non è un'impresa da poco. Nonostante tutto ha lanciato la sua sfida consapevole dei rischi ma anche ottimista sulle probabilità di successo del viaggio.
Dal 7 febbraio scorso il decollo del Dragon è stato rinviato già 3 volte. La portavoce della SpaceX, Kirstin Brost Grantham, ha annunciato che “SpaceX e Nasa hanno terminato i controlli sulla strumentazione elettronica di Dragon e SpaceX ha presentato la domanda alla base aerea di Cape Canaveral per procedere al lancio il 19 maggio con la possibilità di un secondo tentativo il 22 maggio”. Inoltre ha aggiunto che “finora non è stato segnalato alcun problema durante le verifiche, ma data la complessità di una simile missione, vogliamo dare prova della massima diligenza”.


In realtà qualche problema c'è stato e la data del lancio è stata studiata con attenzione, infatti la Nasa non voleva procedere all'operazione prima del lancio di una Soyouz russa il 14 maggio, sempre con destinazione ISS e ammaraggio il 16. Alla fine si è deciso che l'operazione drago poteva lasciare la rampa di lancio sabato della prossima settimana. Si tratta di un obiettivo importante, che segnerà il futuro prossimo dell'avventura delle aziende private nello spazio e della SpaceX in particolare.

La ISS dovrebbe restare in funzione probabilmente fino al 2028 e pertanto la Nasa ha scommesso, senza alcun dubbio, sul settore privato per effettuare almeno i viaggi di approvvigionamento e di trasporto degli astronauti verso la Stazione Internazionale, nel programma denominato NASA COTS - Commercial Orbital Transportation Services.

Immagini tratte da: spacex.com

La super Luna

Tra il 5 e il 6 maggio la Luna è apparsa più grande del 14% e più luminosa del 30% trovandosi al perigéo ovvero nel punto più vicino alla Terra nella sua orbita ellittica di rivoluzione attorno al pianeta: 356.955 km di distanza. In una notte di plenilunio...

Le più belle foto dal mondo tratte da fotografia.it.

Rio de Janeiro
New York
Atene
Ed un interessante video tratto da science.nasa.gov.

Primo volo del vettore VEGA

Alle ore 11:00 CET di lunedì 13 febbraio 2012 è stato lanciato dal Centro Spaziale Europeo di Kourou, in Guyana Francese, il primo vettore Europeo VEGA - Vettore Europeo Generazione Avanzata, missione VV01, primo volo di qualifica ed ha il nome della quinta stella più luminosa del cielo notturno.


VEGA è un nuovo lanciatore per piccoli e medi carichi che completa l'offerta di lancio Europea, insieme ai lanciatori Soyuz e Ariane.


Lo sviluppo del lanciatore VEGA è iniziato nel 2003 condotto dall’ESA - European Space Agency e supportato dai suoi partner, 7 stati membri ESA: Belgio - Francia - Italia - Olanda - Spagna - Svezia - Svizzera.
Lo sviluppo tecnico è stato affidato all'ELV - European Launch Vehicle, una società partecipata dall'italiana Avio Group (70%) e dall'ASI - Agenzia Spaziale Italiana (30%).

La sua flessibilità e capacità di lancio consente a Vega di lanciare payload composti sia da un singolo satellite che da satelliti multipli, caratteristica unica per gli altri lanciatori internazionali della stessa fascia, che va da 300 a 2500 Kg. Anche la sua capacità di immettere in differenti orbite è estremamente flessibile, variando da orbita equatoriale ad orbita elio-sincrona.

A due minuti dal lancio il primo stadio (motore P80 a combustibile solido) si è separato correttamente. Dopo un altro minuto e mezzo vi è stata la separazione del secondo stadio (motore Zefiro 23, combustibile solido). A sei minuti dal lancio si è separato il terzo stadio (motore Zefiro 9, combustibile solido).
Dopo un volo di tre quarti d'ora circa il quarto stadio (AVUM, Attitude and Vernier Upper Module a combustibile liquido) ha raggiunto l'orbita prevista a 1450 Km di altitudine ed ha rilasciato il primo satellite LARES.

Il payload per la missione VV01 è costituito da 9 satelliti:
LARES - LAser RElativity Satellite dell'ASI (Italia);
ALMASat-1 - ALma MAter SATellite dell'Università di Bologna (Italia);
e 7 nanosatelliti forniti da varie Università Europee:
e-St@r (Italia) - Goliat (Romania) - MaSat-1 (Ungaria) - PW-Sat (Polonia) - Robusta (Francia) - UniCubeSat GG (Italia) - Xatcobeo (Spagna).

La cometa Lovejoy


Il 21 dicembre il Comandante dell’Expedition 30 della Stazione Spaziale Internazionale Daniel Christopher Burbank ha ripreso delle formidabili immagini, in notturno, del passaggio della cometa Lovejoy, conosciuta come C/2011 W3, a 240 miglia al di sopra dell’orizzonte terrestre.
 
Il comandante Burbank, mentre si trovava all’interno della cupola della Stazione quando la cometa stava sorvolando la Tasmania, guardando al di fuori ha notato una scia molto luminosa tagliare il cielo proprio dietro al Sole, nascosto a sua volta dalla Terra. Era proprio la Lovejoy e la sua osservazione, filmata anche dall’equipaggio della Stazione, è stata una delle migliori mai realizzate dallo spazio.

La coda della cometa è stata vista anche perché il Sole ha fatto evaporare dalla sua superficie minuscole particelle.

Ricordiamo che il fatto di essere sopravvissuta al massimo avvicinamento al sole (140 mila chilometri) rimane ancora un mistero e gli esperti erano convinti che il corpo celeste non sarebbe sopravvissuto al calore del Sole, ma così non è stato.

La cometa Lovejoy vivrà ancora altri 314 anni, ma allora, il nuovo avvicinamento al Sole potrebbe non lasciarle forse via di scampo.


Immagini tratte da: nasa.gov