TOTTA e DYLAN
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La UIL denuncia il “caro-casta”

La politica costa ogni anno oltre 23 miliardi di euro, pari a 757 euro per ogni cittadino.
Questa cifra enorme è causata in larga parte da un sistema sovrabbondante che "si può e si deve" ridurre per almeno 7 miliardi senza nuocere alle istituzioni democratiche, "ma nessun indicazione" va in questa direzione e, anzi, con la legge di stabilità in discussione in Parlamento, nel 2014 potrebbe anche aumentare ulteriormente.



A lanciare l’allarme è stato il sindacato della UIL che ha presentato un rapporto choc secondo cui in Italia ci sono più di 1,1 milioni di persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica, una cifra che percentualmente rappresenta il 5% degli occupati del paese.

E' un numero che non ci possiamo più permettere - ha commentato il segretario della UIL, Luigi Angeletti - abbiamo perso un milione di posti di lavoro ma nemmeno un assessore”.

Dentro il conto entrano:
144 mila tra parlamentari, ministri e amministratori locali,
24 mila consiglieri delle società pubbliche,
45 mila negli organi di controllo,
39 mila di supporto agli uffici politici,
324 mila di apparato politico, i cosiddetti “portaborse”,
545 mila che hanno contratti di consulenza o incarichi.

Analizzando nel dettaglio si vede che:
6,1 miliardi sono assorbiti dal funzionamento dello Stato e degli enti locali, in diminuzione di 293 milioni grazie soprattutto al dimezzamento dei rimborsi elettorali voluto dal governo Monti,
2,2 miliardi se ne vanno per le consulenze,
2,6 miliardi per gli organi delle società partecipate, quindi non conteggiando costi industriali e per i dipendenti,
5,2 miliardi per altre spese tra cui auto blu (2 miliardi in totale considerando anche grigie e taxi), personale di nomina politica e Asl,
7,1 miliardi dovuti al sistema sovrabbondante che potrebbero essere facilmente eliminati.

La UIL stima che:
3,2 miliardi di euro si risparmierebbero accorpando i Comuni sotto i 15 mila abitanti,
1,2 miliardi arriverebbero se la spesa delle Province fosse destinata esclusivamente ai compiti che la legge gli attribuisce, al di là della revisione circoscrizionale nel decreto spending review,
1,5 miliardi si otterrebbero dalle Regioni solo con una più “sobria” gestione degli uffici,
1,2 miliardi ulteriori arriverebbero razionalizzando il funzionamento dello Stato centrale.

UIL - III RAPPORTO / I COSTI DELLA POLITICA - DICEMBRE 2013

Monti megalomane


“Spero di cambiare il modo di vivere degli italiani”

... Tu vuò fa l’americano!
“mmericano! mmericano!”
Siente a me, chi t’ho fa fa?

Tu vuoi vivere alla moda
ma si bive “Wisky and soda”
po’ e sente ‘e disturbà.

Tu abballe ‘o “Rocco Roll”
tu giochi al “basebal”
ma ‘e solde pe’ Camel
chi te li fa?...
La borsetta di mammà!

Tu vuò fa l’americano
“mmericano! mmericano!”
ma si nato in Italy!
Siente a mme non ce stà niente a ffa
Okay, napolità!

Tu vuò fa l’american!
Tu vuò fa l’american!...

Revisione del catasto

"Chi è stato morso dal lupo ha paura pure delle pecore" dice il proverbio.
Sarà per questo che l’annuncio della riforma del catasto ha generato un’ondata di panico: siamo freschi di IMU - Imposta Municipale Unica, siamo ossessionati dalle aliquote che i comuni potranno applicare (quasi sempre all’insù), abbiamo subìto come una mazzata la rivalutazione degli estimi catastali del 60% ... e ora arriva anche la riforma del catasto? Che la gente si possa spaventare è del tutto comprensibile. Da qui - per l’appunto - le rassicurazioni che il governo fa trapelare: non ci saranno aggravi di imposta, perché il maggior valore che dovesse risultare dalla riclassificazione di un immobile dovrà (o potrà?) essere bilanciato da aliquote meno gravose. E allora a che servirà tutta l’operazione?


LA RIFORMA

La revisione del catasto era nell’aria da molti anni, perché l’antica classificazione delle abitazioni non rispondeva più non solo al loro valore effettivo, ma neppure alle loro funzioni. Il governo Prodi, per esempio, nel 2006 stava per portare a termine un simile progetto, ma la legislatura si interruppe e, con essa, la buona intenzione di dare un nuovo catasto all’Italia. Ora ci riprova Mario Monti con l’obiettivo di portare la cosa a compimento entro al fine della legislatura (quindi in poco più di un anno). Verrà riclassificato tutto il patrimonio edilizio - vera cassaforte degli italiani - adeguandolo il valore effettivo di mercato che oggi è 3,73 volte superiore a quello stimato dal catasto. In sostanza le nostre case, per il fisco, valgono un quarto di quello che il mercato le valuta.

LE INCOGRUENZE

Non ci saranno più i vecchi sistemi di classificazione degli immobili, articolati in 11 “classi” solo per le abitazioni (poi c’erano gli immobili ad uso non abitativo) che andavano dalla casa signorile (A1), fino a quella ultrapopolare (A6), alla villa (A8), al castello (A9) eccetera. Tutto questo verrà rivisto, perché la cosa dava adito a delle forti incongruenze, per cui - per esempio - una casa antica nel centro storico di una grande città valeva nulla rispetto ad una moderna in periferia, in quanto la prima poteva essere ancora classificata come “ultrapopolare” (dal momento che tale era all’inizio del Novecento) mentre la seconda risultava “di civile abitazione” (A2) se non addirittura signorile (A1).
Inoltre, ed è la novità di più forte impatto, le case verranno valutate in metri quadri e non più in vani.

I CINQUE CRITERI

Un documento, elaborato dal ministero dell’Economia, fissa in cinque criteri le modalità di revisione del catasto.
  • La costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita, il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione.
  • La rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari.
  • Il superamento del sistema vigente per categorie e classi, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione.
  • Il superamento, per abitazioni e uffici, del vano come unità di misura della consistenza a fini fiscali, sostituendolo con la superficie.
  • La riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli immobili speciali.
LE TASSE

La riforma del catasto, dunque, dovrebbe essere solo un’operazione verità, nel senso che dovrebbe limitarsi a fotografare le case degli italiani per quello che sono effettivamente e per quello che valgono oggi. Considerando che l’ultima rivalutazione è stata effettuata nel 1990 e faceva riferimento a valori del 1988. Però ... c’è un però. La revisione del catasto sarà la base su cui applicare tutte le imposte che gravano sul mattone. L’adeguamento degli estimi catastali - per dire - annunciata in misura del 60%, si applicherà alla nuova classificazione e non più alla vecchia (ovviamente). E su questo bene così rivalutato si pagherà l’IMU. Il governo si è premurato di far sapere che ci saranno delle azioni compensative, nel senso che dove crescerà la rivalutazione degli estimi si agirà con un prelievo fiscale affidato ad aliquote meno pesanti. Già: ma gli estimi li rivaluta lo Stato mentre le aliquote IMU le applicano i comuni. Vuoi che non ci sia un qualche cortocircuito tra questi due soggetti? Vedremo.

LA VENDITA

Il governo, però, non vuole infierire sul bene casa - stando sempre a indiscrezioni di questi giorni - e per questo starebbe pensando ad un provvedimento per alleggerire le imposte sulla compravendita di immobili (sull’esempio di quanto deciso dal nuovo governo spagnolo) allo scopo di rilanciare il mercato del mattone. Altrimenti la rivalutazione degli estimi catastali più la riclassificazione degli immobili, potrebbe portare il valore delle case a livelli così alti che le attuali tasse di registro diventerebbe un deterrente per il mercato.

Notizie tratte da: lastampa.it

La Lira non più convertibile in Euro

L’art. 26  del Decreto Monti così detto “Salva Italia”, ha stabilito la messa fuori corso, ovvero la prescrizione anticipata delle Lire in circolazione, più correttamente diremo “detenute” dagli italiani perché la loro circolazione era già cessata in data 01.03.2002.
La prescrizione delle monete e banconote in Lire era stata stabilita per il 28.02.2012 ovvero dopo 10 anni esatti dall’introduzione dell’Euro.

Ora, con un provvedimento a sorpresa, il Governo ha deciso di non concedere questi ultimi 3 mesi per il cambio delle Lire ancora in mani dei cittadini, stimate in 15 miliardi: “le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata ed il relativo controvalore è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo ammortamento dei titoli di Stato".

Certamente buona parte di queste monete e banconote non sarebbero state convertite perché in mani di collezionisti e commercianti numismatici e dunque ormai da tempo oggetti da collezione. Ciò non toglie che molti cittadini, nonostante il lungo tempo trascorso, avessero ancora qualche biglietto in Lire.

Dunque si è fatta cassa anche su questo aspetto della vita dei cittadini e forse non era il caso. I patti vanno osservati e rispettati ed uno Stato che vuole avere la fiducia dei cittadini, deve mantenere quanto stabilito, specialmente in una materia totalmente fiduciaria come la circolazione del denaro.

Molto peggio è andata ad un commerciante alessandrino, ora agli arresti domiciliari, fermato a Genova mentre tentava di cambiare presso la Banca d'Italia 720 milioni di Lire.
L'uomo durante l'interrogatorio di convalida di fronte al GUP Ferdinando Baldini, ha ribadito quanto già detto ai carabinieri: "Quei soldi sono miei, sono il ricavato di una vita di lavoro, non ho mai aperto un conto in banca. I soldi li tenevo in casa, metà in un bruciatore, l'altra metà in una vecchia televisione". L'uomo infatti era stato arrestato per porto abusivo d’arma da fuoco. "Avevo con me una Beretta 7,65 che avevo comprato 50 anni fa a San Marino, dove era più facile acquistare armi senza documenti.  Avevo portato la pistola perché temevo di essere rapinato durante il viaggio".

Oltre il procedimento penale a suo carico, il malconsigliato rischia concretamente di perdere tutto. Infatti i soldi sono stati sequestrati e non vi è alcuna certezza di poterli eccezionalmente cambiare in seguito.

Notizie tratte da: italiainformazioni.it

L’Italia già in recessione

Natale sottotono, ma non certamente disastroso per i consumi.


Secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio, "il sentiment resta negativo ma non depresso e, comunque, non peggiore dello scorso anno. Per l'80,9% degli italiani sarà un Natale dimesso (86,3% nel 2010), e farà regali l'88,2% (il 2,4% in meno rispetto al 2010). Resta costante la quota di persone che gradisce il rito del regalo natalizio (poco meno del 50%)''.

“Quando le domande si fanno più precise - spiega Confcommercio - emergono però maggiori criticità: penalizzati editoria, abbigliamento ed elettrodomestici; qualche cedimento anche sulla tecnologia, una novità rispetto al passato".

"Relativamente bene alimentari, vini, profumi, cosmetici e giocattoli. Raddoppia, poi, la quota di consumatori che acquisterà il regalo su internet, oltre il 13%''.

Un Natale certo al risparmio ma non con le toppe…

I regali sotto l’albero ci saranno anche se le famiglie, tra cui il clima di fiducia tiene, apriranno il portafogli con più accortezza e sceglieranno bene dove indirizzare le spese.

Storia della lira

In questo difficile periodo di crisi europea, che da tanti punti di vista sta diventando una cosa seria, ci è sembrato opportuno ricordare questa “storia”: una conferenza tenuta da Pierantonio Braggio il 9 giugno 2011 presso il Circolo Ufficiali a Castel Vecchio, Verona.
Questo per un recupero della nostra memoria che, in fin dei conti, è la “nostra storia” ed ha rappresentato la nostra identità nazionale.


Una storia dettagliata della lira, nei suoi vari stadi (romano e carolingio - come peso, veneziano, lira di Emanuele Filiberto di Savoia, Regno di Sardegna, Regno d’Italia e Repubblica Italiana) richiederebbe moltissimo tempo e spazio. Due fattori, dei quali non disponiamo.
Ciò condiziona fortemente il contenuto di quanto ci accingiamo a descrivere, per cui, spesso, siamo costretti a tralasciare passaggi, anche importanti, che darebbero al tutto una patina di maggiore e doverosa completezza. Ci atteniamo, quindi, all’essenziale e segnaliamo che, per approfondimenti, molto materiale sull’argomento è disponibile presso pubbliche Biblioteche o presso le molte Associazioni collezionistiche, come l’Associazione Filatelica Numismatica Scaligera di Verona e il Circolo Filatelico Numismatico Mantovano, Mantova.

– La voce “lira”, deriva dal termine latino “libra”, denominazione dell’unità di peso romano (IV secolo a. C.), corrispondente, secondo studi recenti, a 272,87 (prima, 327,45) grammi e suddivisa in 12 once; “libra” significa, poi, al tempo della riforma monetaria di Carlo Magno (768-814), moneta del valore di 20 soldi, corrispondenti a 240 denari o, più tardi, dal XIII sec., grossi. Al tempo di Carlo Magno, con una “libra” d’argento, chiunque poteva vedersi coniare 240 monete da un denaro.

– È, tuttavia, nel 1472 che, a Venezia, il doge Niccolò Tron crea la prima “lira”, corrispondente a 20 soldi, realizzata in argento 94-8,10/1000, con peso di 25 grammi. Essa raffigura, sul dritto, il doge stesso, e, sul rovescio, il leone di San Marco. Il pezzo dà origine a critiche da parte del Consiglio dei Dieci veneziano, il quale ordina che tutte le future monete della Serenissima portino solo l’immagine caratteristica del doge, inginocchiato davanti a San Marco.

– Comunque, nel 1500, in terra veronese, governata da Venezia, circola una “lira veneta”. In merito, si legge - in L’infanteria veneta del 27 agosto 2010, Verona - che, nel 1797, un fante della Serenissima aveva una paga mensile di 4 ducati (pari a 306 lire venete e 12 soldi, ossia, quanto la paga annua di un operaio, che manteneva allora sé e la famiglia con 3-400 lire l’anno).
Fra il 1546 ed il 1547, per la costruzione di mura veneziane a Legnago, Verona, un mattone costa circa 0,027 soldi di lira veneta.

– Una prima lira sabauda appare nel 1562. La conia il duca Emanuele Filiberto di Savoia in argento 895,80/1000, in grammi 12,72.

– Una moneta “lira” cartacea, una specie di certificato del Tesoro, vede la luce nel 1746, quando, per necessità belliche, contro Francia e Spagna, Carlo Emanuele III, Regno di Sardegna, emette biglietti nei facciali di 100, 200, 500, 1000 e 3000 lire piemontesi. Un biglietto da 3000 lire corrisponde al valore di un chilo d’oro. Tali biglietti, per essere attraenti, danno un interesse annuo del 4%, per quattro anni. Nel 1756, esce anche il biglietto da 50 lire. Resta in circolazione il taglio da 100 lire, mentre sono rimborsati i tagli più grossi… Circola, comunque, cartamoneta, non più ad interesse.

– Occorrendo, tuttavia, per lo scambio di merci, tagli minori, nel 1816, sotto Vittorio Emanuele I, le Regie Finanze, introducono nel Regno di Sardegna i pezzi in argento 900/1000 da 5 lire e in oro 900/1000 da 20 lire… Segue un pezzo da 80 lire, pure in oro, nel 1821…

– Nel 1823, sotto Carlo Felice, Regno di Sardegna, appaiono, in rame, i pezzi da 1 centesimo, 3 centesimi, 5 centesimi; quindi, il 25 ed il 50 centesimi, la lira, il 2 lire, il 5 lire, in argento 900/1000; il 20 lire, il 40 lire e l’80 lire (1824), in oro 900/1000, coniati a Torino ed a Genova.

– 17 luglio 1861: con proprio regio decreto, Vittorio Emanuele II, dispone che la lira italiana ed i suoi multipli e summultipli hanno corso legale in tutte le Provincie del Regno d’Italia.

– Le prime monete del Regno d’Italia in lire, che hanno visto e vedono la loro continuazione in quelle dell’attuale periodo repubblicano, sino al 2002, escono a partire dal 1861, sotto Vittorio Emanuele II, emesse nei valori di 1, 2, 5, 10 centesimi in rame, di 20, 50 centesimi, 1 lira, 2 lire e 5 lire in argento 900/1000, e di 10, 20, 50 e 100 lire in oro 900/1000. Tutti i pezzi presentano l’effige del monarca. Sul bordo delle emissioni è inciso il motto o sigla FERT, ancora oggi non decifrabile e già presente, tuttavia, in monete di fine Milletrecento.

– Una lira del 1861 di Vittorio Emanuele II, Regno d’Italia, corrisponde, a 5 g di argento 900/1000 e a 0,29 g di oro fino. Il taglio minimo delle banconote è il 20 lire. I cittadini, al tempo, preferiscono, però, la moneta metallica, che, a loro parere, offre più garanzia.

– Nel 1865, il Regno d’Italia – Vittorio Emanuele II – partecipa all’Unione Monetaria Latina, di cui fanno parte Francia, Belgio e Svizzera, e successivamente, diversi altri Stati europei, ognuno con una propria moneta d’oro, dello stesso peso di fino – 5,805 g e del valore nominale di 20 unità monetarie nazionali. Noto, in merito, il pezzo da 20 lire del Regno d’Italia e, per la Svizzera, il suo 20 franchi “Helvetia”… Motivo della creazione dell’Unione è di fare in modo che, negli scambi fra le nazioni aderenti, le monete relative circolino liberamente, senza dovere, ogni volta, fare riferimento al corso del cambio, trattandosi di metallo prezioso coniato, il cui titolo, peso e valore sono noti ad ogni operatore, il quale, fra l’altro, è certo di non incorrere in perdite di cambio. La prima guerra mondiale fa cadere l’Unione Monetaria Latina, che cessa ufficialmente il 1° gennaio 1927. Restano in circolazione, comunque, e tuttora, centinaia di migliaia di monete d’oro del tempo.

– 1866: s’introduce, a causa delle spese per l’unificazione, amministrative e militari, il corso forzoso, che esclude la possibilità del cambio del biglietto in metallo pregiato, corso che dura sino al 1891, quando, a garanzia del valore della moneta, è accantonato metallo prezioso per un 50% del valore nominale dei biglietti, di cui è prevista l’emissione.
Fra il 1893 ed il 1920, e, quindi, successivamente, sono emessi, nel Regno d’Italia, biglietti, detti “Buoni di cassa”, da 1 e 2 lire…, onde limitare la necessità di moneta metallica…, della quale, v’è forte scarsità.

– 1866: con la cessione del Lombardo-Veneto da parte dell’Austria al Regno d’Italia, unica a circolare, con potere liberatorio nello stesso, è la lira al posto delle monete degli Stati in precedenza esistenti: Ducato di Modena, con tallero, scudo, bolognino, soldo (di Reggio) e denari; Ducato di Parma, con soldo e lira; Granducato di Toscana, con ruspone, zecchino, francesone, fiorino, Paolo, soldo, quattrino; Regno Lombardo-Veneto, con diversi valori e denominazioni anche in tedesco, ma, non ultima, la lira austriaca, e Regno delle Due Sicilie, con ducato, tarì, carlino, grano, piastra e tornese. La lira del Regno d’Italia circolerà dal 1870 anche nell’ex Stato Pontificio, che, peraltro, già disponeva di una lira, come propria moneta, ma introdotta dopo la doppia, lo scudo, il testone, il doppio Giulio, lo zecchino, il grosso, il baiocco ed il quattrino.

– Quanto alla circolazione monetaria – ricordiamo: metallica e cartacea (denominata, allora, “viglietti” o “biglietti”, o “cedole di Banca”, “moneta fiduciaria”), garantita da riserva aurea – nel nuovo Regno, la preoccupazione per un perfetto funzionamento del sistema appare evidente da uno stralcio, dal contenuto strettamente finanziario, economico e monetario molto ragionato, dal quotidiano L’ARENA GIORNALE DI VERONA dell’8 novembre 1866. L’estensore appare informatissimo e, al tempo, dotato di complesso di principi, che, in molti punti della considerazione, appaiono attuali. Non colpisce il fatto che sulle finanze del Regno pesino fortemente le spese di guerra…, mentre delle relative vittime – è vero, siamo in testo tecnico-finanziario – non v’è il minimo cenno… Si legge, comunque: Sappiamo che per venire all’unità nel sistema monetario, poste fuori di corso le vecchie monete dal 1859 al 1862, furono rifusi dalle nostre zecche all’incirca 600 milioni delle monete dei Governi caduti. Sappiamo che, mentre quelle correvano, e pressoché tutti entro quegli stati, nelle Provincie Italiane dominate dall’Austria, funzionava la moneta austriaca, e si diffondeva ancora nelle Provincie limitrofe. Sappiamo che, contemporaneamente, l’alto commercio in Italia, si faceva in buona parte con moneta francese, Napoleoni d’oro ed argento, senza tener conto delle altre coniazioni, mentre ben poca moneta italiana aveva uso all’estero. E non ci dilungaremo dal vero, supponendo, allora in Italia, una circolazione di oltre un miliardo, ad un miliardo e duecento milioni di moneta metallica, mentre poco correva di cedole bancarie. Ora, i nostri bisogni di moneta devono calcolarsi accresciuti. Il Professore Guala ci disse testé, ascendere la nostra coniazione col vigente sistema ad Oro L. 369,239,864 + Argento L. 676,746,180 + Rame L. 28,390,464, per un totale di L. 1.074.376,508. Egli calcola ancora correre in Italia, monete d’oro, altrettanta quantità di conio francese. Noi crediamo che tanto la moneta francese che la nostra abbia in Italia di molto scemato. Moltissima certamente ne è uscita, e specialmente negli ultimi tempi. Se i pubblici prestiti, ed i capitali stranieri venuti in Italia ne hanno condotto, lo squilibrio della importazione con l’esportazione, da quando ci colse la malattia dei bachi e delle Uve, ce ne tolse e ce ne toglie; gli interessi ed i profitti ai capitali stranieri, ce ne tolsero e ce ne tolgono ancora. Il ritiro da Francia di molti nostri titoli di Rendita, durante il suo basso corso, ci tolse pure testé molta moneta, svincolata allora dal corso forzoso dei viglietti di Banca; e, altresì molta ne tolsero le proviste fatte all’estero per la guerra. E non possiamo ricuperare che col vendere di nuovo all’estero, o mandare alla sovvenzione della nostra Rendita, od altri titoli – far debiti, cioè, a condizioni onerose; poiché, pel commercio, pegl’interessi ai capitali stranieri, che in quei casi si accrescerebbero, dobbiamo ancora far rifondere con moneta. In tale condizione, è evidente quanto ci occorra tenere una parte della circolazione in moneta fiduciaria, per rinforzo, e per economia. Il corso forzato, già, fortunatamente, ne indusse maggiore abitudine, e quando il corso normale sarà ristabilito potrà correre egualmente una buona quantità di cedole Bancarie. Ciò ne risparmierà uno sforzo troppo grande che ci bisognerebbe a ritornare con una parte soverchia di circolazione metallica, secondo stava nella relazione precedente. Fu, collo svincolo di una parte della moneta metallica, che l’Italia fece fronte contemporaneamente ad una parte delle spese di guerra, e poté riscattare, a buon patto, porzione del debito pubblico, che si trovava in Francia.
E come si può ritenere che per un facile movimento di scambi e d’affari, occorra, in Italia, una massa monetaria di 1500 milioni a 2000 milioni in questa, per buona economia, si devono introdurre 500 milioni, almeno, di moneta fiduciaria, facilitandole le vie, perché possa funzionare a parità della metallica. Ma, con quali mezzi, si potranno meglio far correre? Colla unicità, colla pluralità, o colla libertà delle Banche? Sono i tre sistemi che or si combattono nei campi delle teorie e della pratica…

– 1866: un operaio, attivo presso i cantieri austriaci – Lombardo-Veneto – di costruzione dei bastioni, circa l’anno 1833, può percepire sino a 2 lire al giorno. Un vaglia postale, novembre 1866, per 20 lire costa, nel Regno d’Italia, 20 centesimi; uno per 1000 lire costa lire 4,40. Una “Divina Commedia” con note ed illustrazioni, 3 vol., 302 pagine, costa lire 3,50; una carta geografica d’Italia costa 1 lira…, un vocabolario d’italiano, 1344 pagine, costa 3,50 lire…

– Nel 1890-1896, monete in lire-tallero (1 tallero = 5 lire, 2/10 di tallero = 1 lira) sono coniate, sotto Umberto I, in argento dalla Zecca di Roma per la Colonia Eritrea.

– 1896: sono emessi i primi biglietti con il titolo “Banca d’Italia”, competente per tale operazione, sino al 2001, per le banconote in lire, e dal 2002 per i biglietti in euro. Ne parliamo più oltre.

– Dal 1923, nuove monete portano anche il simbolo del fascismo (al potere dal 1922) – 2 lire, 5, 20 (argento) lire, 50,100 (oro) lire – e, dal 1936, dell’Impero – 5, 10, 20, 50 centesimi, 1 lira, 2 lire, 5, 10, 20 (argento) lire, 50 e 100 (oro) lire.

– Nel 1925 monete in argento 835% escono nei tagli da 5 e da 10 lire, per la Somalia. Raffigurano, sul dritto, Vittorio Emanuele III, con corona, volto a destra.

– A questo punto – ed interrompiamo, in parte, l’ordine cronologico degli eventi strettamente monetali – non si può parlare di moneta, né metallica, né cartacea, senza prendere in considerazione la voce “banca nazionale”, come istituto che emette moneta e ne regola la circolazione nello stato di competenza. In materia, va tenuto presente che, oggi, la moneta cartacea è stampata, per lo più, dalle banche nazionali, mentre quella metallica è prodotta ed emessa dagli Stati, non senza un certo utile. Fra parentesi: banconote e monete in euro sono prodotte, per conto della Banca Centrale Europea, dalle banche centrali (Sistema Europeo della Banche Centrali) dei Paesi, diciassette, aderenti all’Unione Monetaria.

– Già dal 1808, opera nel Sud il “Banco delle Due Sicilie”, dal quale più tardi hanno origine l’ex Banco di Napoli e l’ex Banco di Sicilia, i quali emettono proprie banconote fino al giugno 1926.

– Nel 1844, sorge la “Banca di Genova”, che emette banconote in “lire nuove”, e nel 1847, nasce la “Banca di Torino”. Nel 1849, la Banca di Torino è fusa nella Banca di Genova, creando così la “Banca Nazionale negli Stati Sardi”. Esiste, comunque, una ”Banca di Savoia”, che nel 1850 è ceduta alla Francia.

– In Toscana sono attive, in questo periodo, la “Banca Nazionale Toscana di Firenze e di Livorno” e la “Banca Toscana di Credito”, fondata nel 1860.

– Nel 1870, il Regno diventa proprietario della Banca Romana – appartenente allo Stato Pontificio, colà fondata dai francesi nel 1835. Essa è autorizzata ad emettere banconote in lire e viene chiusa nel 1893, per avere fatto stampare in Gran Bretagna, banconote italiane, al di fuori del rispetto delle norme.

– 1874: nel tentativo di creare una banca d’emissione unica, vengono emessi i “Biglietti consorziali”, ossia, banconote – dalle 1000 lire ai 50 centesimi – poste in circolazione dal consorzio formato dalla Banca Nazionale nel Regno d’Italia, Banco di Sicilia, Banco di Napoli, Banca Nazionale Toscana e Banca Toscana di Credito.

– Nel 1893, il 10 di agosto – si legge sulla Gazzetta Ufficiale di quel giorno – sorge la “Banca d’Italia”, frutto della fusione fra Banca Nazionale nel Regno, Banca Nazionale Toscana di Firenze e Livorno, Banca Toscana di Credito e Banca Romana. Essa, con capitale di 300 milioni (300.000 azioni da 1000 lire l’una) emette banconote nazionali e diviene “Banca delle banche”, com’è tuttora, anche per le sue funzioni di vigilanza e controllo su tutti gli istituti di credito Italiani. La Banca d’Italia, istituto di diritto pubblico, dispone di un proprio statuto, l’ultima edizione del quale risale al 12 dicembre 2006.

– La Banca d’Italia inizia a stampare biglietti (riserva del 40% sul controvalore della circolazione) già dal 1894, ma i primi, aventi il titolo “Banca d’Italia”, escono dal 1896, nei tagli da 50, 100, 500 e 1000 lire. Tagli che supereranno, in forme e vignette diverse, insieme a quelli da 25 (uscito a tutto 1929), da 10, da 5, da 2 e da 1 lira, la prima (1915-1918) e la seconda guerra mondiale (1940- 1945), tenendo presente che, più di quarant’anni dopo, a stampare biglietti dello stesso tipo sarà anche la Repubblica Sociale Italiana (1943-1945), prima, usando le Officine dell’Aquila, e poi stamperie private del Nord. I biglietti della RSI, tuttavia, portano firma del governatore e numerazione diverse da quelle dell’Italia non più in mano fascista.

– Nel 1903, costavano: una rivista, 10 centesimi; una crema da viso, lire 1,30; una confezione di cipria, lire 1,30; un pezzo di sapone, 80 centesimi; una lampada ad acetilene, lire 2,50; un fonografo (giradischi), 12 lire; una confezione di crema per il seno, 6,70 lire; una pipa, 3,50 lire; un ingrandimento di fotografia, 15 lire; una bicicletta, da 120 a 275 lire; una confezione di crema per emorroidi, 5 lire; un orologio da tasca svizzero, 20 lire; lo stesso orologio in oro puro, dalle 80 alle 150 lire; una macchinetta per gelati da casa, lire 2,75; una macchina per la preparazione in casa di spaghetti, 12 lire; un ventaglio automatico, lire 1,50, e una cravatta, forse di qualità, 17 lire…

– Fra il 1935 ed il 1944, il Regno d’Italia emette biglietti, riportanti anche il fascio, nei tagli da 1, 2, 5 e 10 lire. Dal 1926 al 1943, escono biglietti della Banca d’Italia, pure portanti il fascio, nei tagli da 50, 100, 500 e 1000 lire.

– Da notare che, Banca d’Italia operante, i biglietti da 1, 2, 5, 10 e 25 lire portano di massima le scritte, alternativamente, “Biglietto di Stato”, “Regno d’Italia”, “Buono di Cassa”, “Italia”, “Repubblica Italiana” – è, quest’ultimo, il caso del 500 lire 1979 –, mentre tagli più grossi, fino al 500.000 lire del 1997, portano la denominazione “Banca d’Italia”. I primi, infatti, come le monete, sono emessi dal Ministero del Tesoro, gli altri dalla Banca d’Italia stessa. Il 50 lire degli anni Quaranta, pezzo di un certo valore in quel tempo, era di competenza della Banca d’Italia; il 500 lire repubblicano, di cui sopra, è emissione del Tesoro, e, quindi, biglietto sì, ma, da equipararsi, data la svalutazione verificatasi nel corso degli eventi, ad una semplice moneta metallica, da 500 lire…
– Il 18 agosto 1926, entra in vigore la cosiddetta “quota 90”, per cui, con decisione governativa, per nulla in linea con la buona finanza e con la buona economia, la sterlina inglese è cambiata ufficialmente a 90 lire italiane e non più, quindi, a 125 lire, come da quotazione di mercato. Conseguenze negative e positive a parte, il motivo di tale operazione, una rivalutazione, è di dimostrare che l’Italia dispone, fra l’altro, onde imporsi nel novero delle potenze mondiali del tempo, anche di una moneta forte.

– Banconote in lire, sono emesse, fra il 1938 ed il 1939, con la denominazione “Banca d’Italia” e con la scritta in rosso, posta sul margine superiore del dritto, “Serie speciale Africa Orientale Italiana”, ossia, per la circolazione in Etiopia, Eritrea e Somalia, nei tagli da 50, 100, 500 e 1000 lire. Vengono, poi predisposte, nel 1944, banconote da 50 e 100 lire per il “Governo delle Isole Italiane dell’Egeo”, alla fine de secondo conflitto mondiale, restituite alla Grecia.

– 1943-1946: vengono emesse da inglesi, a fine 1943, banconote in sterline (British Military Authority), sostituite, successivamente, da banconote in lire, dette “AM-Lire” – Lire dell’Allied Military Currency - nei tagli da 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 e 1000 lire, laddove, le quattro ultime, hanno aspetto e formato delle banconote in dollari.

– Dal 1946 - oggi: varie sono le coniazioni repubblicane per la circolazione in lire, nei valori di 1, 2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 (bimetalliche) e 1000 lire (bimetallico). Importanti, straordinari i pezzi in argento da 500 lire, Caravelle (1957-2001) di Pietro Giampaoli e Guido Veroi; Unità d’Italia (1961); Dante (1965) e quello da 1000 lire, Roma capitale (1970), commemorativi destinati pure alla circolazione. Ogni anno, comunque, e sino al 2001, sono coniati pezzi celebrativi in argento ed in oro in lire, unicamente per il collezionismo.

– 1946-1947: l’Italia, con la sua lira, entra nel consesso di “Bretton Wood”, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale degli investimenti. I primi biglietti prettamente repubblicani escono, nei tagli da 500 e da 1000 lire, a partire dal 1947, seguiti, quindi, nell’arco di cinquantaquattro anni, dai biglietti da 2000, 5000, 10.000, 20.000, 50.000, 100.000, 200.000 e 500.000 lire, nelle loro diverse varianti.

– In fatto di banconote, e limitandoci ai tagli alti, nel 1947, sono posti in circolazione “titoli provvisori”, in formato un po’ più lungo e più grande d’un normale assegno, da 5000 e da 10.000 lire, seguiti dalle relative banconote da 5000 (1947-1961) e da 10.000 lire (1946-1950). Ma, a Repubblica ormai navigata, nel 1950, escono un biglietto da 500 lire ed uno da 1000 lire, con vignetta e formato in uso sotto la monarchia, pur con qualche variante.

– 1959: la lira è forte, diventa, purtroppo, solo provvisoriamente, moneta di riserva e si vede assegnato il premio internazionale “Oscar delle monete”. Diciamo “provvisoriamente”, perché, per errate politiche, nei decenni successivi, la lira perderà continuamente di valore…, rispetto al dollaro americano, al marco tedesco ed alle altre valute europee. Nel 1956, un marco tedesco, valeva 146 lire e, nel 1992, 2200 lire… Ripreso un po’ di fiato e facendo parte la lira del Serpente Monetario Europeo, un ECU corrispondeva, nel 1996, a 1950 lire…

– Le monete e le banconote sono semplici mezzi di scambio o di pagamento, ma, quantunque non siano spesso bene osservate e trattate da chi le tiene in tasca, pensando egli, ovviamente, esclusivamente ad utilizzarle, esse hanno pur sempre molto di artistico da mostrare: le loro vignette. Esaminando la nostra monetazione e la nostra cartamoneta, non si può fare a meno di rilevare che esse presentano raffigurazioni di ottima qualità, sia dal punto di vista artistico che estetico: due elementi molto evidenti, sia nelle emissioni del Regno che della Repubblica, della quale il biglietto più straordinario è certamente il pezzo da 500.000 lire, il valore più alto, emesso nella storia della lira, con il suo bel “Raffaello”… Una vera opera d’arte, che meriterebbe d’essere incorniciata, quale biglietto da visita delle nostrane ed importanti capacità artistiche. Peccato, che tale pezzo, 1997, non abbia goduto di un periodo di circolazione consono alla sua eccezionale bellezza, dalla quale emergono vigorosamente, oltre allo straordinario artista “Raffaello”, “Galatea” trainata dai delfini, e “la Scuola d’Atene”…


– Il 1° gennaio 2002, la lira cessa di esistere, dopo secoli di circolazione in forma di metallo e di carta e dopo avere attraversato situazioni economico-finanziarie di grande difficoltà, determinate da governi, guerre, congiunture economiche e svalutazioni. Ad essa subentra l’euro, ad un cambio fisso ed irrevocabile di 1936,27 lire per unità monetaria europea, che diventa nostra e quotidiana moneta. Con il che, facciamo parte del grande complesso di ben diciassette Paesi a moneta unica, mirante ad una stabilità, che dipende necessariamente da un’Europa “politica”, che non c’è e che va creata. Da essa ed in essa, devono essere fissate regole comuni ed obbligatorie, in fatto di amministrazione finanziaria in ogni Stato-membro. Il “Patto per l’euro” del marzo scorso è un buon passo avanti. Quanto al cambio fisso, applicato nel 2002 per il passaggio dalla lira all’euro – e questa è pure storia della lira – qualcuno ritiene che si sarebbe dovuto preferire un cambio di 1500 lire per euro. Tale rapporto, tuttavia, avrebbe frenato gli investimenti in Italia e le nostre esportazioni, sebbene, in verità, con esso, su ogni 100.000 lire cambiate, si sarebbero potuti ottenere 15,02 euro in più. Fatto, questo, che però non ci avrebbe assolutamente salvato da quella speculazione immediata e selvaggia, che ha fatto passare, d’un tratto, da 1000 lire ad 1 euro – quasi 2000 lire – il costo d’un determinato prodotto, diminuendo del 100%, quindi, il nostro già basso potere d’acquisto.

Uscendo dai limiti storici, strettamente relativi al percorso della “lira”, conviene segnalare che:
– una moneta “lira” circola fra il 1812 ed il 1813, nel Regno delle Due Sicilie, essendo re Gioacchino Napoleone Murat (1808-1815);
– l’Austria, nell’ambito del Regno Lombardo-Veneto (1815-1866) e, nel 1918, dopo Caporetto, nel Veneto occupato sino alla linea Piave - Grappa, usa la voce “lira”, per la sua locale e provvisoria moneta;
– l’attuale unità monetaria di Turchia è, dal 1933, la “lira turca”;
– la Gran Bretagna – la cui moneta denominiamo in italiano “lira sterlina”, perché derivante dalla “libra” del sistema carolingio, pone in circolazione, nel 1943, banconote in “lire”, in lingua inglese, nella Tripolitania, parte settentrionale della Libia, conquistata all’Italia;
– lo stesso fanno gli Stati Uniti d’America con proprie banconote in “lire”, con scritta “Italy”, in occasione della loro occupazione dell’Italia, fra il 1943 ed il 1945;
– biglietti in “lire”, parte dei quali, con scritte in slavo, e, parte, con scritte in tedesco, vengono emessi, nel 1944, in Slovenia e nella costa di Dalmazia, occupate da italiani e da nazisti;
– anche Josip Broz Tito, presa la Jugoslavia, emette nel 1945 nei territori italiani d’Istria, di Fiume e del Litorale, banconote in “lire”;
– usano la lira, sino al 2002, anche la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano.

La “lira”, dunque, ha una sua lunga storia, durata come accennato sino a tutto il 2001. Storia che, oltre ad essere documentata da leggi, lo è anche dalle belle monete e dalle straordinarie banconote, attraverso le quali essa ha circolato. La “lira” ha contribuito alla crescita, sia pure difficile e lenta, del Paese ed è, quindi, parte integrante della nostra cultura. Un’azione politica, negli ultimi quattro decenni ante 2002, meno condizionata dalla demagogia, avrebbe conferito alla “lira” una vita migliore e maggiore dignità, annullate da un costantemente crescente debito pubblico, che, dal 35% dei primi anni Settanta, è oggi al 120% del PIL, raggiungendo esso, oggi, i 1870 mld di euro.

Notizie tratte dalla rivista del Circolo Filatelico Numismatico Mantovano:
noi con la lente - n. 4 luglio/agosto 2011

Dieci anni di euro

Un compleanno sofferto per l'Euro, soprattutto a causa delle recenti turbolenze finanziarie. Ma vediamo cosa è cambiato, in un decennio di moneta unica, nelle tasche degli italiani.
Mentre scriviamo, sulla graticola è Atene, alle prese con un’operazione di rientro dal debito pubblico che, se non dovesse andare in porto, potrebbe causare la sua uscita dall’eurozona. Crisi a parte, molte parole sono state spese sul reale impatto che l’introduzione della moneta unica ha avuto dal 2002 a oggi sulle tasche dei consumatori italiani. Abbiamo cercato di capire quanto, in realtà, ogni cittadino debba spendere oggi per accedere a una serie di servizi, dal trasporto pubblico all’energia, dalle telecomunicazioni ai ristoranti. Una fotografia che poi abbiamo confrontato con l’istantanea da noi scattata dieci anni fa. Ecco il risultato.


Il cammino (lento ma costante) dell’inflazione

Sulla base dei dati forniti dall’Istat, l’inflazione, cioè l’indicatore che misura il costo della vita in base all’aumento dei prezzi al consumo, è cresciuta in media del 2,3% annuo (nell’articolo consideriamo il periodo tra maggio 2001 e maggio 2011). Ciò significa che, in dieci anni, il prezzo di beni e servizi è lievitato di quasi un quarto rispetto al 2002. Un trend abbastanza costante, se si esclude il biennio 2007- 2008 (quello che ci ha preparato alla crisi mondiale, per intenderci), quando l’impennata del prezzo dei cereali, seguita da quella del petrolio, scatenò tensioni inflazionistiche a catena sui generi alimentari e sulle fonti energetiche.

Cereali: fra inflazione e speculazione

Emblematico, da questo punto di vista, il comportamento dei prodotti derivati dai cereali, pane in testa. Il loro indice, mantenutosi al di sotto dell’aumento generale del costo della vita fino al 2007, è in realtà salito nei dieci anni di euro del 33% (dieci punti in più dell’inflazione) proprio a causa dell’esplodere della bolla dei cereali. Una volta rientrata l’emergenza, tuttavia, il prezzo del pane non è ridisceso, come ci sarebbe potuto aspettare. Una tipica dinamica speculativa insomma, che è ricaduta sulle tasche dei cittadini, andando invece a gonfiare le borse dei produttori e, soprattutto, degli intermediatori finanziari.

Il ballo dei prezzi

Nonostante la crisi del 2007-2008 abbia fatto schizzare il prezzo dei cereali, l’aumento dei prezzi degli altri prodotti alimentari è stato invece sostanzialmente in linea con l’inflazione (+25,3% a fronte di un indice generale del 23%). Certo, alcune categorie merceologiche fanno eccezione. A cominciare dalle bevande alcoliche e dai tabacchi, il cui prezzo è cresciuto del 53%, dalle bollette dell’acqua e del gas (rispettivamente +52 e +34%), dai combustibili (+35%) e dai trasporti (+35%). Fra i settori meno colpiti dai rincari, invece, spicca quello delle comunicazioni: con segno negativo, -27,9% le tariffe, anche se in realtà i consumi sono cresciuti di molto, incidendo non indifferentemente sui bilanci familiari; hanno registrato incrementi sotto la media anche il settore sanitario (+2,8%), quello ricreativo e culturale (+10,9%), l’abbigliamento e le calzature (+17,9%) e l’arredamento (+20,5%). Leggermente sopra la media, invece, il trend fatto registrare dalle spese per l’istruzione (+26,5%) e per i servizi ricettivi e di ristorazione (+28,9%).

Non un salasso, inefficienze a parte

Non possiamo dire che il passaggio all’euro, dopo dieci anni di moneta unica, abbia rappresentato un salasso per i consumatori. Fatta eccezione per il biennio 2007-2008, l’inflazione, in fondo, è cresciuta in modo fisiologico. Tuttavia, a guardar bene, dietro questa crescita media si sono nascosti picchi che hanno fortemente penalizzato i consumatori, a cominciare proprio da quei beni di prima necessità, come l’acqua, la luce, il canone Rai e i trasporti che hanno registrato aumenti generalizzati - e molto spesso non giustificati - per le tasche dei cittadini.

In calo il potere d’acquisto

Nel corso degli ultimi dieci anni gli italiani si sono impoveriti. Se infatti i prezzi in media sono saliti del 21% (confrontando la media del 2001 con la media del 2010, periodo per cui sono disponibili i dati del reddito pro capite), non altrettanto - come confermato dalla contabilità nazionale dell’Istat - ha fatto il loro reddito pro capite (+14%).

Il risultato è che il nostro potere d’acquisto si è ridotto (-7%) influenzando alcuni comportamenti di spesa.

Per quanto riguarda i consumi alimentari, a fronte di un aumento dei prezzi del 25%, la spesa è aumentata solo del 13%, il che significa che i consumatori sono diventati più selettivi nelle loro scelte d’acquisto.

Inversa la dinamica delle telecomunicazioni. Navigare e telefonare è diventato meno costoso (-28%), ma la spesa è invece salita (+30%), poiché la quantità di ore passate al cellulare o su internet è cresciuta.

Colazioni sempre più salate. Andiamo a mangiare fuori. E poi passiamo la notte in un albergo. L’Istat segnala che il prezzo delle camere di alberghi e motel dal 2001 a oggi ha subìto incrementi piuttosto contenuti, nell’ordine del 17 per cento. Decisamente diversa la dinamica di bar e ristoranti, dove l’Istituto di statistica ha registrato aumenti medi di 33 punti percentuali. Dinamiche, certo, differenti da città a città. Il caffè, ad esempio, è cresciuto più a Roma (+35,5%) e a Napoli (+31,2%), mentre la pizza a Bari (45,2%) e a Milano (+44%).
 
Notizie tratte da: altroconsumo.it

Impresecheresistono


Domenica 3 ottobre 2010 su RAI 3 è andato in onda il programma PRESADIRETTA di Riccardo Iacona dal titolo “Senza fabbriche”.L’argomento trattato è stato quello relativo alla crisi.

Ma siamo veramente usciti dalla crisi, come ha dichiarato di recente il Presidente del Consiglio, o siamo in leggera ripresa?

PRESADIRETTA, mandando in giro i suoi inviati, ha scoperto che soltanto nella provincia di Reggio Emilia il 25% della manodopera è in difficoltà sul posto di lavoro, 60 mila persone vivono con la metà dello stipendio perché sono in cassa integrazione o nelle liste di disoccupazione.


Ma tra i vari servizi in argomento quello che ha suscitato interesse è stato quello riguardante l’intervista di Domenico Jannacone a Laura Costato, imprenditrice, insieme al fratello, di una società produttrice di viteria a Cinisiello Balsamo. Una piccola azienda eccellente che sta lottando per non scomparire sul mercato italiano, si pensi che la loro produzione è passata da 20 milioni di pezzi a 5 milioni in un anno, con una riduzione di produttività del 75%. Non solo, per evitare i licenziamenti dei dipendenti si sono assunti l’onere di non percepire da due anni alcun compenso, attingendo pertanto ai loro risparmi per poter vivere.
L’ho definita azienda eccellente perché soltanto 3 o 4 aziende producono viteria standard e speciale in Italia e la Costato Srl sin dal 1957 è stata protagonista nel settore specifico brevettando anche invenzioni industriali.

Vista la situazione Laura Costato ha deciso di delocalizzare la produzione in Svizzera dopo essere stata contattata dall’Ente economico per lo sviluppo svizzero, nella figura di un italiano Lorenzo Bessone della GGBa - Greater Geneva Berne area, che promuove presso le imprese italiane gli incentivi fiscali e finanziari offerti dai Cantoni della Svizzera Occidentale nel trasferimento in loco di PMI - Piccole Medie Imprese, con l’obiettivo unico di costituire attività e posti di lavoro.
Le condizioni sono eccezionali. Alcuni esempi tra le tante convenienze per una impresa che si trasferisce.

Tutte le autorizzazioni sono gratuite ed è garantita la piena collaborazione dell’Ente economico per lo sviluppo svizzero: la varia documentazione per il trasferimento dell’azienda e delle persone è a cura degli svizzeri, infatti in ogni distretto produttivo saranno aperti uffici cantonali per seguire le aziende emigrate.

Esenzione fiscale per 5 anni per le imprese con meno di 10 lavoratori dipendenti, per 8 anni con 10/20 lavoratori dipendenti, per 10 anni con più di 20 lavoratori dipendenti (soltanto da retribuire alla Confederazione Svizzera un’aliquota inferiore all’8%).

I contributi sociali sono circa il 18% dello stipendio lordo.

I terreni su cui edificare i relativi capannoni, vengono venduti o dati in comodato d’uso per 60 o 90 anni e in quest’ultimo caso alla modica cifra annuale di
2 Franchi/mq.
Esempio: un lotto di 4.000 mq = 6.000,00 Euro l’anno / 500 Euro mensile, considerando 1 Franco Svizzero = 0.7504 Euro. Incredibile ma vero, molto più conveniente rispetto all’Italia.

IMPRESECHERESISTONO, un gruppo spontaneo nazionale di PMI, di cui proprio Laura Costato è la delegata della Lombardia, si sta prodigando in maniera intelligente e compatta per incentivare l’iniziativa affinché si valichi il confine.
Il loro sito è seguito da numerosissimi imprenditori da tutta Italia per chiedere varie informazioni, manifestando anche solidarietà, oggi più di ieri dopo aver seguito la trasmissione televisiva PRESADIRETTA, questo significa che la crisi persiste ancora… e intanto ci sono le magliette.

Evasione fiscale




La notizia è di oggi, 19 maggio 2010.
Sono arrivati alle ore 15 circa presso l'aeroporto romano di Ciampino i militari della Guardia di finanza che portano con loro da Oltralpe la famosa lista Falciani, contenente i nominativi dei 7.000 e più correntisti italiani del gruppo bancario HSBC Holdings plc di Londra, uno dei più grandi del mondo, un elenco dove si potrebbero nascondere molti evasori fiscali.




La lista era stata sottratta dall'ex dipendente Hervé Falciani alla divisione svizzera di HSBC, che ora starebbe collaborando con le autorità francesi per decifrare i dati, da quando il documento è finito nelle mani del procuratore di Nizza, Eric de Montgolfier.

A breve, quindi, l'elenco potrebbe arrivare nelle mani del procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, che per primo aveva chiesto alla Procura di Nizza di acquisire il documento per rogatoria nei primi giorni di aprile, anche se sull'argomento da parte della magistratura torinese c'è sempre stato il massimo riserbo.

La lista comprenderebbe i nomi di circa 80.000 persone sparse in tutto il mondo, tra cui 7.000 e più italiani.
Vedremo come andrà a finire e intanto facciamoci due risate con Mauro Biani

Gli aumenti che scattano dal 1° gennaio 2010





Con il nuovo anno arriva una raffica di aumenti che secondo le associazioni dei consumatori FEDERCONSUMATORI e ADUSBEF (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari E Finanziari) peserà sulle famiglie italiane per oltre 590 euro su base annua.

Unica voce in controtendenza quella dell'elettricità che registra un calo.





AUTOSTRADE
Dal primo gennaio il pedaggio sulle tratte di Autostrade per l'Italia, che gestisce il 53% della viabilita' nazionale, aumentera' del 2,4%, esattamente come lo scorso anno.
Quello di Ativa (Autostrada Torino Ivrea Valle d'Aosta) crescera' del 6,23%, quello di Autostrada del Brennero dell'1,6%, della Brescia-Padova adel 6,56%, quello del Centropadane dello 0,74%; quello della Cisa dell'1,76%; della Fiori dell'1,15%; della Milano Serravalle Milano Tangenziali dell'1,41%; della Tangenziale di Napoli del 2,17%; della Rav dello 0,94%; della Salt dell'1,50%; quello della Sat del 2,11%; quello di Autostrade Meridionali (Sam) dell'1,43%; quello della Satap Tronco A4 per la Novara Est-Milano del 15,83% e per la Torino-Novara Est del 15,29%; quello della Satap Tronco A21 del 9,7%; quello della Sav per l'Autostrada dell'1,36% e per il raccordo Gran S. Bernardo dell'1,04%. Dalla mezzanotte di domani il pedaggio della Sitaf aumentera' del 2,35%; quello della Torino-Savona dell'1,47%; quello della Strada dei Parchi del 4,78%. Per il consorzio per le Autostrade Siciliane (Messina-Catania e Messina-Palermo), per Autovie Venete Spa e per Asti-Cuneo, invece, non sono stati riconosciuti incrementi tariffari. Infine le tariffe di pedaggio della societa' Cav Spa sono state ridotte, rispettivamente, del 1% per l'A4 Ve-Pd, Tangenziale Ovest di Mestre e raccordo con aeroporto Marco Polo e del 1,18% per il Passante di Mestre.

GAS
Dopo un anno di ribassi, che hanno rappresentato per la spesa media della famiglia tipo riduzioni di 185 euro nel 2009, tornano a salire le tariffe del gas. Da gennaio i prezzi di riferimento saliranno del 2,8%, ovvero circa 26 euro in piu' su base annua.

ELETTRICITA’
Si continuerà, invece, a risparmiare per la bolletta della luce. Da gennaio scatta infatti una riduzione delle tariffe del 2,2%: la spesa media della famiglia tipo per l'elettricita' si ridurra' cosi' di circa 10 euro su base annua, in aggiunta ai 39 euro di riduzioni del 2009.

CANONE RAIAdeguamento anche per il canone Rai. Per il 2010 è stato fissato in 109 euro con un aumento rispetto al 2009 di 1,50 euro.

AEROPORTI
Da marzo gli scali aeroportuali potranno applicare rincari tra 1 e 3 euro, in base al volume degli investimenti e al numero di passeggeri di ogni scalo. Un aumento che le compagnie aeree metteranno a carico dei passeggeri attraverso i biglietti aerei. L'aumento sarà di 65 euro con un aumento di 3 euro a biglietto.

RC AUTO
Ogni famiglia, secondo le due associazioni dei consumatori, spenderà 130 euro in piu' (aumento medio del 15%) per l'assicurazione Rc Auto. Multe: il ricorso al giudice di pace per contestare le multe costera' 55 euro in piu' per ogni ricorso.

ACQUA
L'aumento per il consumo di acqua sara' di 18 euro a famiglia.

TRENIViaggiare in treno costerà 65 euro in più.

TARSU
Aumento stimato di 35 euro per la tariffa sui rifiuti solidi urbani.

BANCHEAumento di 30 euro per i servizi bancari.

MUTUI
per le rate dei mutui aumento di 80 euro.

CARBURANTII
rincari registrati nell'ultima parte del 2009 avranno un effetto sul 2010 di circa 90 euro in più per i carburanti.

Notizie tratte da: ADNKRONOS.COM

Pacchetto anticrisi del Governo


Ecco, nel dettaglio, le misure adottate.

ROTTAMAZIONE AUTO
Si prevede un bonus di 1.500 euro, ma non è prevista alcuna esenzione dal pagamento del bollo. Il beneficio spetta a chi rottama auto Euro 0, Euro 1 o Euro 2 immatricolate fino al 31 dicembre 1999 e acquista una vettura Euro 4 o Euro 5 (con emissioni massime 140 grammi CO2/Km per i veicoli benzina e massimo 130 grammi CO2/Km per i diesel).

AUTO ECOLOGICHE
Incentivi, senza rottamazione, per l'acquisto di auto ecologiche di 1.500 euro per auto a metano, elettriche e a idrogeno con emissioni non superiori a 120 g/km di Co2. Questi incentivi sono cumulabili a quello per la rottamazione.

IMPIANTI A GPL E A METANOContributo statale di 500 euro per il GPL e di 650 euro per il metano per chi vuole trasformare la propria auto da motori a benzine verso alimentazioni a basso impatto ambientale.

VEICOLI COMMERCIALI LEGGERIBonus è di 2.500 euro per l'acquisto di veicoli nuovi in seguito alla rottamazione di veicoli Euro 0, 1 e 2 immatricolati entro il 31 dicembre 1999. Gli incentivi salgono a 4.000 euro per l'acquisto, senza rottamazione, di veicoli nuovi innovativi a metano, GPL o idrogeno. L'incentivo è cumulabile a quello per la rottamazione.

AUTOCARRI E CARAVAN
Per autoveicoli per trasporto promiscuo, autocarri leggeri entro le 3,5 tonnellte, autoveicoli per trasporti specifici, autoveicoli per uso speciale e autocaravan contributo di 2.500 euro per l'acquisto di veicoli nuovi Euro 4 ed Euro 5 a fronte della contestuale rottamazione di veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 immatricolati prima del 31 dicembre 1999.

MEZZI PUBBLICI
Per l'installazione di dispositivi Anti Particolato [1] sui mezzi del trasporto pubblico (categoria N3 e M3 di classe Euro 0, Euro 1 o Euro 2 di aziende che svolgono servizi di pubblica utilità) è previsto un finanziamento straordinario di 11 milioni di euro, ai quali, ha spiegato il ministero per lo Sviluppo economico, se ne aggiungeranno 44 recuperati dal maggior gettito Iva. Spetta il 25% delle spese sostenute per l'acquisto e, comunque, in misura non superiore a mille euro a dispositivo. I contributi non sono cumulabili con altri di natura nazionale, regionale o locale.
[1] Il Filtro attivo Anti Particolato (in francese filtre à particules - FAP) è un dispositivo adottato dal gruppo PSA Peugeot Citroën per abbattere le emissioni inquinanti da polveri sottili dei motori diesel. Altre case automobilistiche hanno scelto tecnologie differenti.

DUE RUOTE
Incentivo di 500 euro per la rottamazione di motocicli o ciclomotori Euro 0 oppure Euro 1 per acquistarne un motociclo nuovo Euro 3, fino a 400 di cilindrata.

MOBILI ED ELETTRODOMESTICI
L'incentivo alle ristrutturazioni si estende anche all'acquisto di mobili ed elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, cucine, lavastoviglie, tv e così via) ad alta efficienza energetica, ma con un paletto. Se ne ha diritto solo se l'acquisto è legato a interventi di recupero del patrimonio edilizio. Prevista la detrazione Irpef del 20% da ripartire in 10 anni, calcolata su un importo massimo complessivo di 10mila euro per acquisti da sostenere entro il 31 dicembre 2009.

CREDITO AL CONSUMO
Affidate al Dm Economia previsto dal decreto anti-crisi (Dl 185/2008, convertito dalla legge 2/2009) le modalità per favorire l'intervento di Sace spa nella prestazione di garanzie per agevolare la concessione di finanziamenti per l'acquisto di autoveicoli, motoveicoli e veicoli commerciali agevolati dai bonus del decreto per rimettere in moto i consumi.

Ed inoltre:

SOSTEGNO ALLE IMPRESE

Distretti industriali
Nei distretti industriali viene introdotta la fiscalità di distretto che consentirà alle imprese di optare per la tassazione di distretto ai fini dell'Ires. Il carico tributario, spiega il ministero per lo sviluppo economico, sarà determinato dal distretto in base a criteri di trasparenza. Parità di trattamento delle imprese sulla base di principi di mutualità.

Rivalutazione degli immobiliRiduzione della misura dell'imposta sostitutiva prevista per ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio sugli immobili (riduzione dal 7 al 3% per gli immobili ammortizzabili e dal 4 all'1,5% per gli immobili non ammortizzabili).

ilsole24ore.com - Nicoletta Cottone - febbraio 2009