TOTTA e DYLAN

Capire l'arte contemporanea

Interessante articolo di Roberta Scorranese, pubblicato su Focus / Scoprire e capire il mondo n. 184/08, che spiega in maniera semplice e intelligente come capire l’arte contemporanea e perché dobbiamo smetterla di dire “questo sarei stato capace di farlo anch’io” davanti ad un’opera non realizzata secondo i canoni consueti…

Perché rifiuti, scarabocchi e oggetti comuni sono diventati il nuovo modo di esprimere idee.

Diciamo la verità: spesso l’arte moderna è un rebus.
Che ci sarà mai da ammirare nell’orinatoio di Marcel Duchamp o nelle tele bianche di Robert Ryman?
Eppure, queste opere sono entrate nella storia dell’arte, perché hanno espresso emozioni e idee universali. Certo, è cambiato il linguaggio: l’armonia di Raffaello ha ceduto il posto a provocazioni, show, disarmonie… che sono poi lo specchio della nostra epoca. Meglio conoscere i nuovi linguaggi dell’arte, quindi, per apprezzare le intuizioni degli artisti di oggi. Del resto, anche il realismo senza fronzoli di Caravaggio fece scandolo nel 1600…

Talvolta viene da pensare: sono capace di farla anch’io! Sbagliato. Ecco perché.

All’ultima Biennale di Venezia c’erano tre toilette blu, bianche e rosse. Guai a usarle: erano l’opera Liberté del norvegese Lars Ramberg (1964).

Lars Ramberg - Libertè, 1964 - 52° Biennale di Venezia

A New York l’argentino Rirkrit Tiravanija (1961) dopo aver cucinato in galleria, regala stoviglie untela pubblico: non è uno chef, ma un quotato artista la cui creatività consiste nel… far da mangiare agli spettatori.

Rirkrit Tiravanija... in galleria

Ma che cosa succede all’arte?
Perché oggi apprezziamo ciò che in passato erano semplici rifiuti?
E com’è possibile distinguere la vera arte dai bidoni?
Un fatto è certo: i tempi dei ritratti di Raffaello sono finiti. Merito o colpa della fotografia, che nel 1800 si sostituì, con più efficacia, alla capacità di pittura di riprodurre la realtà. Così le arti visive assunsero un nuovo ruolo: cominciarono a rappresentare non solo immagini, ma anche concetti. Una vera rivoluzione.

“Oggi non basta più saper dipingere realisticamente una mela, ma occorre saper rendere quel che di invisibile ha dentro” commenta Francesco Bonami, critico d’arte.
Cioè saper usare la mela per esprimere emozioni.

Per esempio l’artista inglese Damien Hirst (1965) invece di dipingere una mosca come avrebbe fatto Giotto, espone una vera mosca, in ali e cartilagine, su una tela. Oggi non serve più disegnare fedelmente una mosca, lo fa già la fotografia; quello che l’artista deve fare è suscitare una sensazione di ribrezzo con la mosca spiaccicata sulla tela.
L’arte insomma, non è più solo tecnica realistica, ma è idea, provocazione.

Damien Hirst - Disgust, 2006 (Mosche e resina su tela)

Nell’arte contemporanea, inoltre, intervengono altri due fattori, al di là della bravura tecnica e dell’estro creativo: il mercato e lo spettatore, che non è più solo un passivo osservatore, ma concorre a dare senso all’opera.
Il primo passo verso l’arte moderna fu, secondo lo storico dell’arte Pierre Rosenberg, il quadro I saltimbanchi (1901) di Pablo Picasso (1881-1973), in cui la realtà è stravolta con figure quasi mostruose.

Pablo Picasso - Les Deux Saltimbanques, 1901 - Museo Puškin, Mosca

Ma la vera rottura fu compiuta dal francese Marcel Duchamp (1877-1968) che nel 1917 presentò un orinatoio in ceramica, a cui diede il nome Fontana, valutato oggi 3,5 milioni di euro.


Marcel Duchamp - Fountain, 1917/1964 Readymade [01] - Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma

(Originale perduto, replicato in multiplo di 12 esemplari nel 1964)

Con quest’opera Duchamp mostrò che, oggi, tutto può essere arte. Per fare un’opera non era più necessaria la conoscenza tecnica, bastava un’idea originale e sorretta da un buon marketing. L’orinatoio presentato come creazione artistica ha fatto scalpore e questo è bastato per convincere critici, mercanti e acquirenti che quella era vera arte. In più l’artista francese ha sancito un altro principio dell’arte contemporanea: almeno in teoria, tutti possono fare arte. Se riesci a vendere un orinatoio e a farlo pagare migliaia di euro, sei un genio!

Questo però non significa che l’arte oggi è tutta una bufala, che gli artisti sono solo geni del marketing o che tutti sono artisti” puntualizza Bonami. Ecco il punto. Quando vediamo le tele bianche del pittore americano Robert Ryman (1930) viene da pensare che sono trovate alla portata di tutti.

Bonami non è d’accordo: “Le tele bianche sembrano una sciocchezza alla portata di chiunque, ma ciò che conta è farle per primo. E il primo a osare l’inosabile è stato proprio Ryman nel 1955”.
Non solo: in quelle tele c’è un messaggio. Il pittore aveva intuito che oggi non spaventano tanto le guerre (messe in scena da Paolo Uccello nel XV secolo) quanto il vuoto e la noia. Se l’arte è espressione della società, questa è la società che abbiamo: vuota. E che cosa poteva meglio rappresentare la noia di una tela bianca? Ryman fa quindi arte: senza dare sfoggio di grandi capacità tecniche ma lanciando messaggi che ci fanno pensare.

Robert Ryman - Surface veil I, 1970 - Guggenheim Museum, New York

Ma chi lo dice che il messaggio è proprio quello e non si tratta di un artista incapace di dipingere? Spesso sono già gli autori stessi a svelare quali messaggi esprimono le loro opere. Come faceva, per esempio, l’italo-argentino Lucio Fontana.
Altri artisti, invece, sono scoperti e interpretati dai critici. Come Duchamp: si rifiutò sempre di spiegare il senso delle sue opere, limitandosi a dire che oggi l’arte è banalità. Il suo successo, quindi, è venuto dall’interpretazione dei critici. Il catalano Salvador Dalì faceva di più: presentava un’opera enigmatica e poi si divertiva a sconfessare le interpretazioni dei critici.

Insomma, il senso dell’arte, oggi, è tutto da cercare. E spesso non c’è una risposta univoca perché una stessa opera può suscitare emozioni diverse. Torniamo a Damien Hirst (1965): mette in mostra uno squalo vero conservato in formalina. Accanto a chi ne apprezza la forza spiazzante, ci sarà anche chi ne è disgustato. Ma resta comunque colpito.

Daniel Hirst - The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living, 1991

(L'impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo - Squalo tigre)

In definitiva, oggi è arte ciò che, in varie forme, esprime quello che siamo.
Gli arazzi del senegalese Brahim El Anatsui (1944), fatti di tappi e oggetti metallici, sono l’equivalente delle stoffe preziose rinascimentali: la società di oggi vuole materiali fatti in serie e deperibili. Il messaggio è: oggi tutto dura poco.

Brahim El Anatsui - Dusasa I, 2007 - cm 762 x 609,6 - 52° Biennale di Venezia

(Alluminio, tappi di bottiglia e filo di rame)

Nel 1998 l’americano Joseph Kosuth (1945) presentava insegne luminose con scritte apparentemente senza senso, tipo “What does it mean?” (“Che cosa significa?”). Ovvero: molte cose che facciamo oggi (lo shopping compulsivo, il traffico…) non hanno senso.

Joseph Kosuth - Four Colors Four Words, 1966

In Mozzarella in carrozza (1968) Gino De Dominicis (1947-1998) ha esposto, letteralmente, una mozzarella in una carrozza nera di fine Ottocento. Arte o una fantozziana “boiata pazzesca”? Elevando un latticino a oggetto d’arte, il messaggio è: la nostra società si crea miti di carta, glorifica soubrette, paparazzi, finti opinionisti. Quindi, perché stupirsi se un artista mette una mozzarella in vetrina e non in un autentico capolavoro?
Lo faceva anche Caravaggio: con i suoi visi contorti dal dolore voleva dimostrare che la società non era fatta solo da re e nobili, ma anche da ubriaconi e prostitute. La mozzarella in carrozza di De Dominicis, mettendo in mostra la banalità, ci fa ridere ma al tempo stesso denuncia che tutti siamo schiavi della banalità, delle frasi fatte.

Gino De Dominicis - Calamita Cosmica, 1990 - cm 2400

(Milano, 2007, Mostra itinerante “Andata e ritorno” a cura di Italo Tomassoni e Vittorio Sgarbi )

Ma non è solo denuncia. Queste opere sono arte perché trattano gli stessi temi universali affrontati dai grandi del passato. La Merda di Artista di Piero Manzoni (1933-1963) fece scalpore nel 1961. Scopo? Mostrare la realtà cruda, come Caravaggio.

Nel XV secolo il pittore fiammingo Hieronymus Bosch dipingeva frati e suore in atteggiamenti ridicoli per denunciare il degrado della spiritualità. Ne 2003 lo scultore peruviano Jota Castro (1964) ha presentato Habemus Papam, una croce di alluminio cinta da una corona di dollari. Non è solo una provocazione, ma vera arte: c’è l’idea, l’impatto visivo, l’innovazione.
Altre volte, quello che sembra un errore è in realtà un messaggio profondo. O almeno così è venduto: Lucio Fontana (1899-1968) tagliava la tela con solchi profondi. Una stupidaggine? No. Un’altra rivoluzione: così la pittura acquisiva una terza dimensione andando a fare concorrenza alla scultura. Il taglio sulla tela è la conquista dello spazio: si va oltre la tela, mostrando una superficie che altrimenti sarebbe rimasta invisibile. E’ l’arte concettuale [02] perché esprime un’idea, Ed è arte perché nessuno l’aveva fatto prima.

Lucio Fontana - Concetto Spaziale, 1959

Oltre a essere diventata concettuale, l’arte è sempre più spettacolo. Christo (1935) & Jeanne-Claude (1935) [03], per esempio, sono diventati famosi per aver impacchettato, con teloni di plastica, edifici famosi (imballarono anche il monumento a Vittorio Emanuele, in Piazza Duomo a Milano, nel 1970): la loro arte consiste nel lasciare un segno sul territorio.

Christo & Jeanne Claude - Pont Neuf - Parigi, 1985

Richard Long (1945), altro esponente della Land art [04] (l’arte che agisce sul paesaggio), si esprime così: fa lunghe passeggiate in territori disabitati e lascia qualche traccia, per esempio una fila di pietre.

Richard Long - Tame Buzzard Line, 2001

Qui l’arte consiste in una denuncia sociale: la natura è spesso sopraffatta dall’arroganza dell’uomo.
Il californiano Walter De Maria (1935) era andato oltre, nel deserto del New Mexico, ha sfruttato i temporali per creare uno spettacolo di luce con i fulmini caduti su 400 pali metallici appuntiti. Scopo della Land art, scrive il critico Gillo Dorfles, non è tanto “imitare la natura, ma integrarsi ad essa”.

Walter De Maria - The Lightning Field, 1977

Un altro aspetto, in apparenza assurdo, dell’arte oggi è l’uso del corpo, iniziato dal gruppo dadaista [05], nato in Svizzera ai primi del ‘900. Artisti come il rumeno Tristan Tzara - pseudonimo di Sami Rosenstock (1896-1963) o il francese Hans Jean Arp (1887-1966) improvvisarono performance provocatorie facendo irruzioni nei teatri e recitando a braccio.
Con l’Action Painting [06], pittori come Paul Jackson Pollock (1912-1956) hanno compiuto un’evoluzione: l’artista dipingeva col proprio corpo, nel caso di Pollock ballando sulla tela e facendo sgocciolare il colore al ritmo di danze indiane.

Paul Jackson Pollock... al lavoro

Negli anni ’60, il tedesco Joseph Beuys (1921-1986) passò tre giorni in una gabbia con un coyote. Con I like America & America Likes Me (1974), messa in scena alla galleria di René Block, a New York, l’artista si ricoprì di feltro e trascorse ore insieme all’animale, per lui simbolo di un’America primitiva e non ancora contaminata dal consumismo.

Joseph Beuys - I like America & America Likes Me, 1974

Secondo Marina Pugliese, critico d’arte, a stabilire oggi quello che è arte è anche il giro di “mercanti, critici e galleristi che selezionano le opere, stabiliscono le tendenze e creano i casi”. Mesi fa a Milano, da Sotheby’s, un barattolo con 30 grammi di feci è stato venduto a 124.000 euro. Era uno dei celebri esemplari di Merda d’artista di Piero Manzoni (1933-1963), [07] che nel 1961 inscatolò le sue feci per lanciare un messaggio dissacrante: il vero artista, oggi, non è quello che sa disegnare perfettamente un albero, ma quello che riesce a vendere anche i suoi escrementi.

Piero Manzoni - Merda d'Artista, 1961

Se il valore di un’opera di Leonardo da Vinci si misura dalla sua perfezione tecnica e stilistica, per un’opera di oggi il valore (anche economico) dipende spesso da fattori esterni all’opera d’arte in quanto tale. Oggi, sottolinea Francesco Poli, docente di arte contemporanea all’Accademia di Brera, si cerca non tanto il talento quanto “il fenomeno”: ciò che riesce ad attirare l’attenzione del pubblico. Poi critici e mercanti d’arte gonfiano il caso, facendo lievitare le quotazioni dell’artista.

In questo sistema così fluido, quante volte rischiamo di trovarci di fronte a bufale?
“Tante” ride la gallerista milanese Claudia Gian Ferrari. “Per distinguere il Kitsch (termine usato per definire oggetti di cattivo gusto) sublime dal kitsch-e-basta c’è una regola: dobbiamo guardare un’opera con innocenza, come se fosse la prima volta. Ciò che conta è che non ci lasci indifferenti. Ma per formarci un gusto è essenziale guardare molte opere”.
Anche perché le tradizionali categorie bello/brutto non valgono più.
“Ci sono altri parametri” sottolinea Pugliese. “Un’opera deve far riflettere, sorprendere, stimolare, divertire. Un tempo il bello era l’armonia ideale, oggi questo sogno si è infranto perché nessuno crede più in una verità unica e universale. Oggi il bello è relativo, soggettivo e riflette le contraddizioni del mondo”.

E’ la nuova arte, che piaccia o no.


Roberta Scorronese è abruzzese di nascita ma vive e lavora a Milano.
Giornalista, scrive su numerose testate tra cui il Corriere della Sera.
Nel 2004 ha pubblicato, insieme a Pier Mario Fasanotti, Io non sono pazzo. Splendori e miserie di Salvador Dalì.
Un completo profilo di un grande artista, celebre per la sua attività “paranoico-critica”, sublime fonte d’ispirazione per i suoi quadri dalle visioni oniriche e barocche, in cui si fondono sacro e profano.

Francesco Bonami - Lo potevo fare anch’io - Perchè l’arte contemporanea è davvero arte
Mondadori Editore - Segrate (MI)
Collana Strade blu
Anno di pubblicazione: 2007
Formato: 15x21 - brossura
Pagine: 180

Francesco Poli
- Il sistema dell’arte contemporanea - Produzione artistica, mercato, musei
Laterza Editore - Bari/ Roma
Collana Universale Laterza
Anno di pubblicazione: 2007
Formato: brossura
Pagine: 214


NOTE

[01] Il termine "Readymade" risale al 1915, secondo la definizione che Duchamp stesso ne dà: "oggetto d'uso comune promosso alla dignità di oggetto d'arte dalla semplice scelta dell'artista".
Nel 1964 Marcel Duchamp autorizzò il suo gallerista Arturo Schwarz a produrre delle repliche di 13 Readymades ognuna tirata in 12 esemplari.

[02] Alla fine degli anni Settanta, in ambito internazionale, si evidenzia una nuova linea di tendenza che considera la produzione artistica come progetto astratto, teorico, solo formulato dal pensiero, completamente svincolato dalla realizzazione concreta e in aperta opposizione alla produzione artistica tradizionale. Tale tendenza, che afferma il valore primario della progettazione mentale, rispetto all'opera realizzata, prende il nome di Arte Concettuale. Essa rifiuta la realizzazione concreta perché ogni dipinto, ogni scultura rischiano, nella nostra società, di diventare una merce venduta a caro prezzo, considerata sul mercato un bene-rifugio che non si svaluta e succube dei meccanismi tipici della società dei consumi. L'arte è quindi intesa come idea, come conoscenza ed espressione attraverso il pensiero non come opera concreta.
(artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[03] Christo Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon.

[04] L'impostazione di pensiero del Concettuale ha influenzato, anche se con esiti molto diversificati, larga parte della ricerca artistica seguente. Sono nate così:
- l'Arte povera, come totale rifiuto del "bel materiale", della composizione struttura secondo precise regole, chiaro atteggiamento di ribellione verso l'arte intesa in senso tradizionale. Non si presentano più opere, ma informazioni, progetti, operazioni sulla realtà, insomma proposte aperte, modi di essere nel mondo, piuttosto che risultati definitivi;
- la Body art: l'opera è costituita dal corpo umano esposto in carne ed ossa e l'intervento dell'artista è sul corpo stesso, anche con azioni violente; tali esibizioni vengono riprese in diretta da una televisione a circuito chiuso. L'artista si avvale abilmente del proprio corpo con azioni pubbliche, dove qualunque movimento assume particolare significato. Gli artisti della Body art talvolta vengono anche definiti "comportamentisti". Certe loro manifestazioni sconfinano in vere e proprie forme di teatro-performance;
- la Land art: propone interventi non sulla natura, come già avvenuto in passato, ma nella natura, non con scopi ornamentali, ma per prendere coscienza dell'ordine naturale degli elementi, che l'uomo moderno ha completamente sconvolto. La società tecnologica ha alterato il rapporto uomo-natura ed è l'artista, più di ogni altro, che ne vive il profondo disagio, che ne avverte lo sconfinato pericolo.
L'Arte povera, la Body art, la Land art, si pongono indubbiamente come provocazione al meccanismo di accaparramento da parte dei grandi collezionisti di opere d'arte che spesso, più per snobismo che per reale desiderio e conoscenza, acquistano opere, che considerano soprattutto come valida forma di investimento.
Il gruppo promotore dell'Arte Concettuale è quello inglese dell'Arte Language, e soprattutto l'artista Kosuth. Altri artisti di questa tendenza e delle sue derivazioni sono: Burgin, Prini, Kawara, Venet, Ramsden, Merz, Zorio, Pistoletto, Beuys, Isgrò, Christo, Dibbets, Oppenheim, Gina Pane, Smithson. (artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[05] Il movimento Dada nasce intorno agli anni Venti del Novecento, come forma di provocazione, piuttosto che come corrente artistica vera e propria. Già nella scelta, fatta a caso, della denominazione del movimento (la parola "dada" non significa nulla) si rileva l'atteggiamento assunto dai Dadaisti. Le conquiste tecnologiche che dovevano portare ad un mondo nuovo, hanno invece condotto alla guerra; i Dadaisti attaccano con feroce ironia le convenzioni e le regole della società, accettate in genere passivamente dalla massa. Il gruppo Dada pertanto vuole contestare e scandalizzare negando tutto del passato: l'opera d'arte deve esprimere ribellione. Le immagini non devono essere progettate, ma nascere anche per caso; i materiali che costituiscono un'opera d'arte possono anch'essi essere trovati per caso. Così le opere Dada sono caratterizzate dall'assemblaggio di materiali disparati, come ad esempio biglietti ferroviari, tappi di sughero, chiodi. Vengono proposti, come espressioni d'arte, oggetti qualsiasi: uno scola-bottiglie, una ruota di bicicletta o anche oggetti "assurdi" come una tazzina di caffè realizzata in pelliccia, o un ferro da stiro chiodato. Tutto può essere opera d'arte - dicono i Dadaisti - se è firmato ed esposto in una mostra. Le loro opere vengono perciò definite "non-arte" oppure "anti-arte". Tuttavia esse stanno a testimoniare un nuovo modo di esprimersi, non privo di una ricerca estetica con i richiami a forme del linguaggio cubista e futurista.
I principali esponenti del movimento Dada sono: Duchamp, Picabia, Man Ray, Arp, Schwitters. (artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[06] Nella linea di ricerca dell'Informale si manifesta negli Stati Uniti, intorno agli anni Cinquanta del secolo passato, una tendenza definita Action Painting (pittura d'azione). E' una tendenza particolare della scuola di New York, che attribuiscono al gesto del dipingere, all'azione in quanto tale, il ruolo determinante nell'esperienza dell'artista. Anche gli artisti dell'Action Painting, come già quelli dell'Informale, si esprimono attraverso modi differenziati:
Jackson Pollock predilige la tecnica del dripping (sgocciolamento del colore);
Willem De Kooning accosta colori violenti alla maniera espressionista: la sua pittura è chiamata proprio “espressionismo astratto”;
Franz Kline utilizza grandi segni neri su fondo unicamente ed ossessivamente bianco.
Le successive manifestazioni artistiche americane New Dada e Pop-art hanno le loro radici nell'Action Painting.
I principali esponenti dell'Action Painting sono:
Pollock, De Kooning, Kline, Tobey. (artemotore.com/storiadellarte/artenovecento)

[07] Nel maggio 1961 Piero Manzoni sigillò le proprie feci (o comunque lo fece credere) in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un'etichetta con la scritta Merda d'Artista in inglese, francese, tedesco e italiano. Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell'artista. Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all'equivalente in oro del loro peso.
A Milano, il 23 maggio 2007 nelle sale della casa d'aste Sotheby's, un collezionista privato europeo si è aggiudicato l'esemplare numero 18 a 124.000 euro: record d'asta mondiale per una delle 90 opere.
Il Corriere della Sera dell’11.06.2007 riporta un articolo di Agostino Bonalumi, amico di strada di Piero Manzoni, il quale ha dichiarato che in realtà all'interno delle famose scatole non era contenuto altro che gesso.

Rotating Towers


Saranno realizzati negli stabilimenti di Altamura, in provincia di Bari, i componenti prefabbricati delle Rotating Towers, incredibili grattacieli che si muovono, cambiando profilo continuamente.

La prima Torre sarà costruita a Dubai, negli Emirati Arabi, avente 80 piani ed un'altezza di 420 metri, opera finanziata da uno sceicco, già con un alto target di vendite.
La seconda Torre sarà costruita a Mosca, avente 70 piani ed un'altezza di 400 metri, opera finanziata dalla MIRAX, colosso immobiliare russo.
La terza Torre sarà costruita a New York e come da varie richieste da parte di investitori, autorità pubbliche e governi per far costruire le Rotating Towers nei loro paesi c'è anche l'Italia e precisamente Milano per Expo 2015.

In un'impresa ingegneristica e costruttiva di proporzioni internazionali, Altamura entra per la presenza nel progetto del gruppo GE.DI. - amministrato dal geometra Graziantonio Pallotta - su invito del progettista e creatore delle Torri Rotanti, l'architetto David Fisher, israeliano di nascita, fiorentino di adozione, collaborato dagli architetti Fabio Bettazzi e Marco Sala.

L'edificio a torre sarà costituito da un nucleo centrale avente il diametro di 24 metri, che verrà realizzato in loco. Al nucleo sono agganciati i moduli abitativi, che sono realizzati non sul posto bensì in fabbrica, in acciaio, di dimensioni variabili a seconda delle esigenze richieste. Ciascun modulo corrisponde ad un appartamento e più moduli costituiscono un piano dell'edificio.

In 24 ore ciascun piano potrà fare massimo due giri di 360° grazie ad una gigantesca turbina che metterà in movimento i piani. Naturalmente regolamenti condominiali già programmati stabiliranno il ritmo e l'orientamento di rotazione. Concetto altamente tecnologico e avveniristico dove un team di ingegneri sta lavorando guidati da Leslie Robertson, progettista della struttura del World Trade Center di New York, distrutto nel 2001.
Novità assoluta delle Rotating Towers è l'autosufficienza energetica totale grazie a turbine eoliche posizionate tra i piani.

L'architettura dinamica è la nuova era dell'architettura.

Lohas Park

La Cina si sta impegnando per l'ambiente su più fronti, infatti tra il 2009 e il 2015 sarà ultimato il LOHAS PARK nel distretto di Tseung Kwan O, Hong Kong.
Nel territorio sarà il più grande sviluppo residenziale di massa, ad opera della MTR Corporation, su una superficie di di 32,68 ettari e comprenderà 50 torri, dai 46 ai 57 piani con un totale di 21.500 appartamenti per ospitare 58.000 residenti.



LOHAS è l'acronimo di Lifestyle Of Health And Sustainability.



Dato interessante è che il 40% della superficie sarà destinato a spazi comuni a verde con percorsi semplificati e collegati da passaggi pedonali coperti, realizzati in modo tale che i pedoni non incrocino strade ed autovetture.



Un appello per salvare la "Ninfa Tarantina", in disfacimento

Ricevo e pubblico volentieri l'appello di Massimo Perrini, amico di sempre.
Adoperiamoci affinchè non sia cancellata alcuna traccia artistica, pur se piccola, dalla nostra città. Sarebbe una vera e pura negligenza...

Una statua scolpita in loco da Francesco Trani e che rischia oggi di scomparire definitivamente.


E’ bella, austera, la incontri venendo dal Borgo dopo aver attraversato il ponte girevole, sulla sinistra al limite dei giardini. E’ una statua molto particolare “La ninfa Tarantina”, intitolata così perché scolpita da Francesco Trani in loco nel tronco di un vecchio albero morto, una ninfa boschiva così come ha voluto rappresentarla l’artista che sorge proprio dal ceppo e che presto purtroppo sarà definitivamente un bellissimo ricordo. Il suo stato di conservazione peggiora ogni giorno che passa a causa degli agenti atmosferici, gli insetti voraci, il materiale usato, la scarsa manutenzione, l’incuria.

Negli ultimi anni quest’opera originalissima, è stata abbandonata e nessuno se n’è più preoccupato, tranne l’artista naturalmente, che è già intervenuto a suo tempo e a sue spese a fare manutenzione.


I visitatori della nostra città, specialmente del borgo antico, passano meravigliati davanti, qualcuno si fa anche fotografare, molti si interrogano sul motivo per cui un’opera così particolare sia in quelle condizioni. Ora purtroppo non le è rimasto più molto tempo, per salvarla occorrerebbe fare un intervento più specifico, determinato e naturalmente costoso. Ma ci chiediamo, in una città così martoriata dal dissesto, con i problemi di disoccupazione, con la gente che stenta ad arrivare a fine mese, con le strade in pessime condizioni, con i seri aspetti ambientali e con le casse comunali in rosso da tempo è giusto farlo?

La risposta a questo interrogativo presuppone una seria riflessione sul ruolo dell’arte e sul ruolo che la nostra città ha rivestito nel corso dei secoli. Taranto ha avuto nella sua storia millenaria alterne vicende, dallo splendore della Magna Grecia al buio del Medioevo, dall’industrializzazione del secolo scorso e al suo ridimensionamento, dal suo accresciuto ruolo militare strategico al dissesto economico ed amministrativo.
Però l’arte è cultura degli uomini, è espressione di vita, è luce nelle tenebre, quando gli uomini cadono nell’oblio e trascurano l’arte, per la cultura è la fine.


Salvare una “piccola” grande opera come quella di Francesco Trani, autore tra l’altro delle sirene adagiate sugli scogli del Lungomare, può rappresentare un segnale di speranza che andrebbe colto prima che sia troppo tardi.

Massimo Perrini

50 anni di missioni spaziali 1957-2007














Prefazione di Michele Ferrara


In occasione del 50° anniversario del lancio del primo Sputnik, il mensile di Scienza e Cultura l’astronomia ha pubblicato un volume di circa 200 pagine interamente dedicato alle missioni spaziali che si sono susseguite in quest'ultimo mezzo secolo.


Nella storia dell’umanità - scrive Michele Ferrara - non c’è un periodo più importante dell’ultimo cinquantennio. Al di là di singoli eventi positivi o negativi, mai un pari periodo è stato altrettanto prodigo di conquiste scientifiche e tecnologiche quanto quello trascorso dall’inizio dell’era spaziale.

Solo poco più di un secolo fa eravamo a malapena in grado di compiere brevissimo voli a pochi metri da terra, ma già mezzo secolo dopo l’uomo sapeva come andare in orbita e, quasi incredibilmente, solo otto anni dopo esserci riuscito ecco che lo troviamo andare e venire dalla Luna con una facilità che ancora oggi, a quasi quarant’anni di distanza, lascia attoniti, soprattutto se consideriamo le difficoltà che tuttora caratterizzano le missioni spaziali (difficoltà spesso più politico-economiche che non tecniche).

Questo prezioso lavoro di Paolo Laquale ripercorre i primi 50 anni dell’era astronautica , soffermandosi su tutte le missioni degne di nota, e offrendo così al lettore la possibilità di rivivere passo passo l’intero periodo, percependo facilmente come dall’era pionieristica dei primi anni si sia passati all’epopea lunare, fino a giungere a quella sorta di routine spaziale tipioca dei giorni nostri, molto meno epica e, se vogliamo, sicuramente meno poetica, ma indispensabile alla continuità della presenza umana nello spazio.

Centinaia di missioni che hanno visto impegnati centinaia di astronauti. Decine di sonde in giro per il sistema solare. Decine di potenti ottiche ed elettroniche che oltre l’atmosfera scrutano l’universo. Ma tutto sommato, parentesi lunare a parte, siamo ancora sulla linea di partenza, a qualche centinaio di chilometri sopra casa nostra.
Dove arriveremo nei prossimi 50 anni?
Ancora sulla Luna?
Finalmente su Marte?

Dalla lettura di questo volume, un’idea su come è attualmente impostato il futuro prossimo delle missioni spaziali la si ricava: i tempi degli intrepidi astronauti, delle grandi imprese ai limiti delle possibilità tecniche e umane, della competizione accesa ma leale potrebbero essere già finiti.
Oggi chiunque può andare nelle Americhe, l’impresa era farlo 500 anni fa.
Fra 500 anni chiunque potrà andare su Marte, l’impresa sarà farlo nei prossimi 50.

L'autore Paolo Laquale è nato nel 1971 ad Altamura (BA), ha iniziato ad interessarsi all’astronautica all’età di 10 anni vedendo in TV il primo lancio dello Shuttle.
Astrofilo interessato alla fotografia astronomica chimica e digitale, si è poi laureato in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Bari, con una tesi svolta presso il Centro di Geodesia Spaziale dell’ASI a Matera.
Ha frequentato il Master in Astronautica e Scienze da Satellite presso il CISAS dell’Università di Padova con una tesi sull’analisi di immagini di Mercurio riprese dalla Mariner-10, studio svolto alla definizione delle elaborazioni delle immagini della Camera Stereoscopica della sonda ESA-BepiColombo.
Ha, successivamente frequentato il Master in Tecnologie per il Telerilevamento Spaziale presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bari e durante il periodo di stage aziendale si è occupato del progetto "Italian Vision for Moon Exploration" dell’ASI.
Attualmente svolge attività di collaborazione per la Galileo Avionica S.p.A. sul progetto dello strumento "Lightning Imager" per il satellite MTG - Meteosat Third Generation.

Numero 294 - aprile 2008 - supplemento
l’astronomia
Mensile di Scienza e Cultura
SPECIALE ASTRONAUTICA

Astrofilatelia nella Storia - CINQUANT'ANNI D'ASTRONAUTICA 1957-2007















Prefazione di Mario Petretti



Chiara informazione descrittiva dell’evoluzione tecnologica terrestre, applicata allo spazio, in questi primi 50 anni di esperienze cosmiche.


L’autore, sottufficiale dell’Aeronautica in pensione, ha voluto riassumere in un resoconto formato diario, gli avvenimenti astronautici più rilevanti che si sono succeduti nel tempo, nell’interesse di rendere semplice la lettura a chiunque, con l’augurio che possa servire come un caro ricordo a chi quelle esperienze le ha in qualche modo vissute, con gli anni trascorsi e allo stesso tempo rendere edotti i più giovani, di quanti sacrifici e di investimenti è costato all’Umanità il Progresso Scientifico conseguente alla Storia Spaziale.

Sono state trattate tutte le 261 missioni con uomini a bordo che si sono effettuate fino al 7 novembre 2007 ed i lanci di circa 230 satelliti e sonde interplanetarie, con lo sviluppo della ricerca attuata nelle più importanti esperienze ed ulteriori informazioni storiche inerenti alla ricerca spaziale.

Inoltre, l’autore come appassionato di Astrofilatelia ha inserito nel suo lavoro, che lo ha coinvolto per circa due anni, una originale documentazione storico-postale consistente in 72 oggetti, se pur parziale riesce a dar l’idea dell’importanza della filatelia applicata alle missioni spaziali.

Un buon lavoro.

Lo si può acquistare (Codice 2110E) presso:

VACCARI srl
Via M. Buonarroti, 46
41058 Vignola (MO) – Italy
Telefoni
(+39) 059.771251
(+39) 059.764106
Fax
(+39) 059.760157

Anno di pubblicazione: 2007
Formato: 21x29,5 - brossura
Pagine: 216
Illustrazioni: n. 72 a colori

2008 - Anno Internazionale del Pianeta Terra

L’ONU, nella Sessione Plenaria del 22 Dicembre 2005, ha proclamato il 2008

Anno Internazionale del Pianeta Terra - AIPT
International Year of Planet Earth - IYPE





questa iniziativa, promossa, sostenuta e patrocinata dalla IUGS e dall’UNESCO, ha raccolto il sostegno di 191 stati membri dell’ONU.
L’Anno, pur centrato sul 2008, opererà nell’intero triennio 2007-2009 durante il quale ogni Stato cercherà di fornire risposte scientificamente valide e strumenti adatti a ridurre la vulnerabilità del nostro Pianeta, impegnandosi a sollecitare i singoli governi perché adottino le soluzioni proposte.

RISORSE NATURALI
ENERGIA
SALUTE
SUOLI
OCEANI
CAMBIAMENTI CLIMATICI
RISCHI NATURALI


sono questi i temi su cui gli scienziati di tutto il mondo si confronteranno, per tutto il 2008, con l'obiettivo comune di cercare e definire soluzioni miranti ad un uso sempre più sostenibile delle risorse.

Ad inaugurare i lavori dell’IYPE a livello globale il 12-13 febbraio scorso è stato il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, alla presenza di diverse autorità provenienti da tutto il mondo tra cui:
Peter Msolla - Ministro dell’Università, le scienze e la tecnologia della Tanzania;
Tora Aasland - Ministro della Ricerca e dell’Università della Norvegia;
Hany Helal - Ministro dell’Università e della ricerca scientifica dell’Egitto;
Mohammed Sheya - Ministro plenipotenziario della Tanzania;
Ruud Lubbers - ex Primo Ministro dell’Olanda;
Shouxiang Wang - Vice-ministro del Territorio e le risorse della Repubblica Popolare Cinese.

A guidare la delegazione italiana, composta dal Comitato tecnico-scientifico della Commissione IYPE nazionale, per l'occasione rappresentato da ENEA, CNR, INGV, IGCP, Commissione Nazionale Italiana UNESCO e Comitato Stato-Regioni, è stato il Presidente dell’Agenzia per la Protezione dell’ambiente Giancarlo Viglione, internuto alla giornata di apertura.

Le bollatrici FLIER e BNG

L’A.N.C.A.I. con la rivista bimestrale L’ANNULLO n. 165 - marzo 2008 - continua sempre ad informare in maniera oculata trattando argomenti marcofili eterogenei.

Interessante è il “ripassino” di Alcide Sortino sulle macchine bollatrici FLIER e BNG che ha reso facile, in maniera concisa e sintetica, la loro identificazione tramite l’analisi delle impronte. Molto utile anche per chi si occupa di Storia postale perché è importante la ricerca e lo studio dei bolli postali, sia manuali sia meccanici, per una diligente catalogazione degli oggetti postali.


Da apprezzare, inoltre, l’iniziativa editoriale di allegare al bimestrale un compact disc contenente l’indice de L’ANNULLO dal n. 0/1973 al n. 159/2006.

Infine, colgo l’occasione per invitare i visitatori marcofili a fornire informazioni circa la e-mail del consocio Alcide Sortino che ho ricevuto e che riporto di seguito:

“Premesso che da qualche tempo mi sono imbarcato nell’impresa di ricostruire i numeri frazionari delle varie province, ho recentemente messo a punto il 31 (Lecce) e il 79 (Taranto), che ne è una derivazione. Ovviamente c’è qualche buco, che magari qualche specialista locale potrebbe colmare”.

Pertanto chi è specializzato nel campo specifico ed ha notizie certe riguardanti l’argomento, si metta in contatto con l’interessato: alcide.sortino@fastwebnet.it
Ringraziamo.


SOMMARIO n. 165 - marzo 2008
Coordinatore/Redattore capo: Alcide Sortino

Verifichiamo i tempi di consegna de “L’ANNULLO” - Silvano Di Vita
Aggiornamenti all’annuario Soci - Michele De Lorenzo
Dalla sede - Domenico Santona
- Pubblicazioni ricevute
- La posta
L’ufficio postale di Torino: il secolo XVIII - Italo Robetti - Achille Vanara
Quinto aggiornamento al Catalogo 1871-1920 - Paolo Guglielminetti
Verso il Catalogo 1921-1943: scambi marcofili di 80 anni - Paolo Guglielminetti
XIX, XX, XXI… Tre secoli di marcofilia - Alcide Sortino
- Il 2007 marcofilo
- Pick-up: un servizio postale accessorio poco conosciuto - Luigi Ruggero Cataldi
- Un insolito ambulante
- Piroscafo Capo Sandalo - il Postalino di Carloforte
- Anni trenta: l’Ufficio Telegrafo ha il frazionario
- Ancora su “Villaggio turistico Borca di Cadore”
- Ritorniamo sulla lettera distintiva
- Il blocco di Milano Roserio
- Scorrerie marcofile mancate
- Ripassino su FLIER e BNG
- Una KRAG sconosciuta
- Una SECAP sconosciuta
- Datario amministrativo usato come postale
- Trieste C.P.O. “P.L.”
- Carellata sugli external (11) - in collaborazione con Lorenzo Olivieri
- Lampedusa Telegrafo
Gli uffici postali oggi: L’ufficio di Ticengo
La mia pagina - Mario Pozzati
- Genova
- C.U.A.S.
- Nuovi C.A.P.
- Un timbro molto particolare
Offertasta n. 165 (riservata ai soci) - Italo Robetti
Pubblicazioni riservate a i soci
- Italia / San Marino / Vaticano
- Collana di studi sui bolli postali
- Altre pubblicazioni
Catalogo 2005 degli annulli speciali meccanici e a mano d’Italia (2^ puntata) - Alcide Sortino

Il periodico L’ANNULLO non è in vendita ed è riservato ai soci dell’A.N.C.A.I.
La quota associativa per il 2008 è di € 30,00
c/c postale n. 34338103 - A.N.C.A.I. - Via Petrarca, 12 - 10126 Torino (TO)

SOLTANTO PUBBLICITA'? Affiche - visual design - pop art


Un punto di amaro e mezzo di dolce.
Sintetica ed essenziale rappresentazione grafica del grande disegnatore Armando Testa (1917-1992) che nel 1960, con questo affiche, riuscì ad interpretare la massima efficacia comunicativa con una nitidezza formale che risentiva delle contemporanee ricerche astratte di matrice concettuale.
E noi, storicamente, non dimentichiamo gli spazi per strada tappezzati di quelle figure geometriche che s’imponevano con forza alla nostra osservazione grazie al tono di rosso intenso, che richiamava il colore del liquore PUNT E MES, e alla tridimensionalità che assumevano attraverso il gioco dell’ombreggiatura.

Questo manifesto è inserito nella III sezione della mostra che si tiene a Milano, presso il Castello Sforzesco:

SOLTANTO PUBBLICITÀ? Affiche - visual design - pop art

fino al 20 aprile 2008 - Cortile della Rocchetta, terzo piano - Sale Panoramiche
a cura di Giovanna Ginex, Giovanna Mori, Anna Steiner e Francesco Tedeschi.

Mostra proposta da InBertarelli.com - Comunicazione pubblicitaria, grafica e arte.
La raccolta Bertarelli 1927-2007

Si ripercorre la storia della Civica Raccolta delle Stampe , istituita nel 1927 ad opera del collezionista e mecenate Achille Bertarelli (1863-1938). Arricchitasi nel corso dei suoi 80 anni di storia grazie ad acquisizioni, lasciti e donazioni, la Bertarelli comprende oggi circa un milione di opere che spaziano dai fogli di maestri incisori, alle stampe documentarie, alla grafica pubblicitaria.

Altra mostra collaterale che si tiene sempre a Milano, presso il Castello Sforzesco:

AFFISSIONI evoluzione degli spazi
anche questa fino al 20 aprile 2008 - Scalone d'onore del Cortile della Rocchetta.
Un percorso scenografico che si snoda lungo lo scalone, testimonianza di luoghi e modi dell’affissione pubblicitaria urbana, dalla fine dell’Ottocento ai giorni nistri.

InBertarelli.com propone dal 14 dicembre 2007 una ricca serie di attività, 4 mostre (di cui 2 attualmente in corso) di diverso impegno progettuale, conferenze, laboratori didattici, visite guidate, un concerto, oltre all’installazione di un corner multimediale che consentirà di ripercorrere la storia degli 80 anni della Raccolta Bertarelli.

Le Mostre già proposte:

IL PUGNO NELL' OCCHIO tecniche e forme della comunicazione pubblicitaria
dal 14 dicembre 2007 al 2 marzo 2008 - Cortile della Rocchetta, Sala del Tesoro
a cura di Alessia Alberti

MANIFESTARSI auto rèclame d'artista
dal 14 dicembre 2007 al 2 marzo 2008 - Cortile della Rocchetta, Sala Castellana
a cura di Claudio Salsi

Link utile: www.inbertarelli.com

Emissioni 2008 / Stampa in calcografia


Commemorativo: Giuseppe Piermarini, nel II centenario della morte
Data di emissione: 18 febbraio 2008
Valore: € 1,40
Tiratura: 3.500.000 esemplari
Vignetta: Villa Reale di Monza (1777/1780) - Opera dell’arch. Giuseppe Piermarini (1734-1808)
Completano il francobollo le scritte: GIUSEPPE PIERMARINI 1734-1808 / VILLA REALE-MONZA / ITALIA / € 1,40
Bozzettista e incisore: Antonio Ciaburro
Stampa: Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dell0 Stato S.p.A. - ROMA
Colori: due
Carta: fluorescente, non filigranata
Formato carta: mm 40 x 30
Formato stampa: mm 36 x 26
Dentellatura: 13 x 13¼
Foglio: 50 esemplari, valore € 70,00


Commemorativo: Andrea Palladio, nel IV centenario della nascita
Data di emissione: 10 maggio 2008
Valore: € 0,60 - € 0,65
Tiratura: 3.500.000 esemplari per ciascun francobollo
Vignetta € 0,60: Progetto del Ponte di Bassano detto “degli Alpini” - Opera dell’arch. Andrea Palladio (1569)
Completano il francobollo le scritte: ANDREA DI PIETRO DELLA GONDOLA / IL PALLADIO 1508-1580 / PROGETTO DEL PONTE DI BASSANO / DETTO “DEGLI ALPINI” / ITALIA / € 0,60
Vignetta € 0,65: Basilica Palladiana di Vicenza - Opera dell’arch. Andrea Palladio (1546-1549)
Completano il francobollo le scritte: ANDREA DI PIETRO DELLA GONDOLA / IL PALLADIO 1508-1580 / BASILICA PALLADIANA - VICENZA / ITALIA / € 0,65
Bozzettista e incisore: Antonio Ciaburro
Stampa: Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dell0 Stato S.p.A. - ROMA
Colori: due
Carta: fluorescente, non filigranata
Formato carta: mm 40 x 30
Formato stampa: mm 36 x 26
Dentellatura: 13 x 13¼
Foglio: 50 esemplari, valore € 30,00 per il francobollo di € 0,60 - valore € 32,50 per il francobollo di € 0.65


Serie tematica: Il patrimonio artistico e culturale italiano
Data di emissione: 30 agosto 2008
Valore: € 0,60
Tiratura: 3.500.000 esemplari
Vignetta: Campanile di Treviglio - In stile gotico lombardo costruito nel 1008
Completano il francobollo le scritte: CAMPANILE DI TREVIGLIO / ITALIA / € 0,60
Bozzettista e incisore: Antonio Saliola
Stampa: Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dell0 Stato S.p.A. - ROMA
Colori: monocromia
Carta: fluorescente, non filigranata
Formato carta: mm 40 x 48
Formato stampa: mm 36 x 44
Dentellatura: 13 x 13¼
Foglio: 25 esemplari, valore € 15,00


Serie tematica: Il patrimonio artistico e culturale italiano
Data di emissione: 19 settembre 2008
Valore: € 0,60
Tiratura: 3.500.000 esemplari
Vignetta € 0,60: Biblioteca Malatestiana, Cesena - Opera dell’Arch. Matteo Nuti da Fano (1452)
Completano il francobollo le scritte: BIBLIOTECA MALATESTIANA / CESENA / ITALIA / € 0,60
Bozzettista e incisore: Rita Morena
Stampa: Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dell0 Stato S.p.A. - ROMA
Colori: monocromia
Carta: fluorescente, non filigranata
Formato carta: mm 40 x 48
Formato stampa: mm 44 x 36
Dentellatura: 13¼ x 13
Foglio: 25 esemplari, valore € 15,00


Serie tematica: Il patrimonio artistico e culturale italiano - Dedicati ai siti Unesco
Data di emissione: 31 ottobre 2008
Valore: € 0,60 - € 2,80
Tiratura: 3.500.000 esemplari per ciascun francobollo
Vignetta € 0,60: Paesaggio della Val d’Orcia e Duomo di Pienza
Completano il francobollo le scritte: PATRIMONIO MONDIALE / VAL D’ORCIA / ITALIA / € 0,60
Bozzettista e incisore: Rita Morena
Vignetta € 02,80: Palazzo Ducale e la cupola del Duomo di Urbino
Completano il francobollo le scritte: PATRIMONIO MONDIALE / CENTRO STORICO DI URBINO / ITALIA / € 2,80
Bozzettista e incisore: Antonio Saliola
Stampa: Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dell0 Stato S.p.A. - ROMA
Colori: due per il francobollo di € 0,60 - uno per il francobollo di € 2,80
Carta: fluorescente, non filigranata
Formato carta: mm 48 x 40
Formato stampa: mm 44 x 36
Dentellatura: 13¼ x 13
Foglio: 25 esemplari, valore € 15,00 per il francobollo di € 0,60 - valore € 70,00 per il francobollo di € 2,80